FERDINANDO PRINCIPIANO

ALTA LANGA DOCG EXTRA BRUT "LEONARDO" 2021 - FERDINANDO PRINCIPIANO

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Abbinamenti, La tensione acida, la sapidità e il carattere vinoso del Leonardo 2021 ne fanno un Metodo Classico particolarmente gastronomico. È splendido con ostriche, crostacei, crudi di mare, sushi e tartare di pesce, ma la presenza del Pinot Nero permette di spingersi anche verso piatti più strutturati come fritti, risotti, pollame e selvaggina da piuma. Molto interessante con piccione, faraona o con preparazioni a base di funghi e tartufo, dove la componente terrosa del piatto dialoga bene con le sfumature evolutive del vino. Ottimo anche con formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12,5%
Annata, 2021
Denominazione, Alta Langa DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 6/8 °C
Vitigni, Pinot Nero 60%, Chardonnay 40%

NOTE SENSORIALI:

L’Alta Langa DOCG Extra Brut “Leonardo” 2021 di Ferdinando Principiano si presenta con un giallo paglierino luminoso, percorso da un perlage finissimo e continuo. Il naso è teso e nitido, con mela gialla, scorza di limone e cedro che si intrecciano a fiori di campo e leggere sfumature di piccoli frutti rossi. La permanenza sui lieviti aggiunge progressivamente richiami di crosta di pane, fieno e delicate note di pasticceria, mentre sullo sfondo emerge una componente minerale quasi gessosa. Al palato è energico, asciutto e verticale, sostenuto da un’acidità vibrante e da una sapidità molto marcata. La bollicina è cremosa ma non addolcisce il sorso, che rimane affilato e gastronomico, con una piacevole sensazione vinosa derivata anche dalla presenza importante del Pinot Nero. Il finale è lungo, agrumato e salino, con ritorni di mela, erbe secche e pietra. Un’Alta Langa essenziale e profondo, giocato più sulla tensione che sulla morbidezza.

CURIOSITÁ:

Leonardo nasce da 60% Pinot Nero e 40% Chardonnay coltivati a Serravalle Langhe, in una zona particolarmente alta dell’Alta Langa, intorno ai 750 metri sul livello del mare. L’altitudine e il clima più fresco permettono a Ferdinando Principiano di raccogliere uve mature conservando un’acidità naturalmente elevata, fondamentale per la produzione di Metodo Classico. La lavorazione segue il particolare approccio “SoloUva”: dopo la pressatura soffice, i mosti fermentano con lieviti indigeni e, per la seconda fermentazione in bottiglia, al posto dello zucchero di canna viene utilizzata una quota di mosto della stessa vendemmia conservata appositamente. È quindi l’uva stessa a fornire gli zuccheri necessari alla presa di spuma. Il 2021 rimane circa 30 mesi sui lieviti prima della sboccatura. È una bollicina coerente con la svolta intrapresa da Principiano nei primi anni Duemila, quando ha progressivamente eliminato diserbanti, concimi chimici e interventi invasivi, orientando tutta la produzione verso vini più trasparenti e rispettosi del territorio.

Ferdinando Principiano

Ferdinando Principiano è una delle figure più personali della Langa contemporanea, un vignaiolo che ha costruito la propria identità attraverso un percorso di profonda trasformazione, passando dalla ricerca della concentrazione tipica degli anni Novanta a una viticoltura essenziale, rispettosa della natura e fortemente orientata all’espressione del territorio. La famiglia coltiva la vite nelle Langhe da generazioni, ma è nel 1993 che Ferdinando prende in mano l’azienda di Monforte d’Alba, partendo da circa 7 ettari ricevuti dal padre e dal nonno, le cui uve fino ad allora venivano in buona parte vendute ad altri produttori. Nei primi anni segue la corrente dominante dell’epoca: rese basse, estrazioni importanti, barrique e vini costruiti per ottenere struttura, concentrazione e riconoscimenti. Con il tempo, però, matura la convinzione che quella strada stia progressivamente allontanando i vini dalla loro origine. La vera svolta arriva tra il 2003 e il 2004, quando abbandona erbicidi e prodotti chimici di sintesi, elimina il legno nuovo e modifica radicalmente il proprio modo di lavorare sia in vigna sia in cantina. Da quel momento l’obiettivo diventa accompagnare la vite anziché forzarla, preservando non soltanto i vigneti ma l’intero ecosistema che li circonda. Oggi Principiano lavora un patrimonio viticolo concentrato principalmente tra Monforte d’Alba e Serralunga d’Alba, con parcelle anche in Alta Langa, e ha dedicato una parte importante del proprio lavoro alla salvaguardia della biodiversità: mantiene boschi e prati accanto alle vigne, evita di trasformare ogni superficie disponibile in monocoltura e nella zona di Boscareto ha persino realizzato un piccolo laghetto capace di offrire rifugio ad anfibi, insetti e uccelli migratori. Il Nebbiolo è naturalmente il centro del progetto e trova le sue interpretazioni più importanti nelle MGA Ravera di Monforte e Boscareto. Ravera si trova nella parte meridionale di Monforte, verso il confine con l’Alta Langa, in una zona più fresca e isolata rispetto a molti dei grandi anfiteatri centrali della denominazione. Qui Ferdinando conserva anche vecchi ceppi di Nebbiolo e lavora da tempo attraverso selezioni massali per preservare il patrimonio genetico delle vigne. Il Barolo Ravera di Monforte nasce in un ambiente circondato da boschi e caratterizzato da notevoli escursioni termiche, condizioni che contribuiscono a costruire un Nebbiolo particolarmente fine, floreale, speziato e attraversato da una tensione naturale molto evidente. Boscareto si trova invece a Serralunga d’Alba, in prossimità di alcuni dei terroir storicamente più importanti del comune, e rappresenta il volto più profondo e strutturato della produzione. Dalle vigne più giovani di questa zona, insieme ad altre parcelle di Serralunga, nasce il Barolo del Comune di Serralunga d’Alba, mentre le selezioni più importanti vengono destinate al Barolo Boscareto, vino prodotto in quantità limitate e capace di combinare la potenza tipica del territorio con l’eleganza ricercata da Ferdinando. In vigneto il lavoro è ormai completamente orientato verso un'agricoltura biologica e rigenerativa: nessun diserbo chimico, lavorazioni manuali, sovescio, utilizzo estremamente limitato di rame e zolfo quando necessario e grande attenzione alla vegetazione spontanea e agli equilibri naturali. La stessa impostazione continua in cantina, dove le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti presenti sulle uve, senza ricorrere a correzioni destinate a uniformare le differenti vendemmie. Le macerazioni del Nebbiolo sono lunghe e delicate e per alcune selezioni possono prevedere anche la tradizionale tecnica del cappello sommerso. Le barrique nuove degli esordi sono state sostituite da grandi botti di rovere, generalmente comprese tra 20 e 40 ettolitri e talvolta ancora più grandi, nelle quali il vino può maturare lentamente senza acquisire una marcata impronta aromatica del legno. La solforosa viene utilizzata in quantità minime, prevalentemente in prossimità dell’imbottigliamento, e i vini non vengono filtrati quando le condizioni lo permettono. La gamma racconta però un progetto molto più ampio del solo Barolo. Barbera, Dolcetto, Freisa e Langhe Nebbiolo mantengono vivo quel patrimonio varietale che storicamente permetteva alle famiglie contadine delle Langhe di produrre vini differenti per occasioni differenti, mentre Ferdinando ha progressivamente recuperato anche varietà meno diffuse. In Alta Langa coltiva Timorasso e Slarina, antico vitigno piemontese quasi scomparso, dimostrando come la sua attenzione alla biodiversità non riguardi soltanto boschi e fauna ma anche il patrimonio ampelografico. Anche la produzione di Metodo Classico rientra in questa volontà di sperimentare senza perdere il legame con il territorio. Tutto il lavoro di Principiano ruota quindi attorno a un concetto apparentemente semplice: togliere invece di aggiungere. Meno chimica, meno estrazione, meno legno, meno manipolazioni e maggiore spazio alla vite, all’annata e alle differenze tra i singoli luoghi. È una filosofia maturata attraverso oltre trent’anni di esperienza e, soprattutto, attraverso la capacità di mettere in discussione il proprio passato. Ferdinando non nasce infatti come vignaiolo “naturale”: ha conosciuto direttamente la stagione modernista del Barolo e soltanto dopo averne sperimentato tecniche e risultati ha scelto consapevolmente una direzione opposta. È proprio questo percorso a rendere il progetto particolarmente significativo. Ravera e Boscareto non vengono utilizzati per produrre versioni differenti dello stesso stile aziendale, ma per mostrare due anime diverse del Nebbiolo: più slanciata, fresca e raffinata la prima, più profonda e strutturata la seconda. Intorno a queste vigne, boschi, prati, vecchi ceppi, varietà dimenticate e persino il piccolo stagno di Boscareto diventano parte dello stesso ecosistema. Ferdinando Principiano rappresenta così una Langa nella quale il grande vino non nasce dalla ricerca della massima concentrazione, ma dall’equilibrio: una visione profondamente agricola del Barolo, capace di coniugare tradizione, biodiversità e sensibilità contemporanea e di restituire Nebbiolo sempre più trasparenti, energici ed espressivi del luogo da cui provengono.