AGRICOLA QUERCIABELLA
Agricola Querciabella nasce nel 1974 a Ruffoli, sulle colline sopra Greve in Chianti, dalla passione di Giuseppe “Pepito” Castiglioni, imprenditore, collezionista e grande appassionato di vino che acquista una piccola proprietà con l’ambizione di produrre vini capaci di esprimere il carattere più profondo della Toscana. Il nome significa letteralmente “bella quercia” e richiama Poggio della Querciabella, la collina coperta di querce che sovrasta la cantina. Fin dalle prime vendemmie il progetto si distingue per uno spirito fortemente innovativo: tra gli anni Ottanta e Novanta Pepito amplia il patrimonio viticolo, introduce accanto al Sangiovese alcune varietà francesi e dà vita a vini destinati a diventare simboli della tenuta, come Camartina e Batàr. A metà degli anni Novanta la guida passa al figlio Sebastiano Cossia Castiglioni, che imprime una svolta ancora più radicale orientando Querciabella verso una viticoltura fondata sulla tutela del suolo, della biodiversità e dell’intero ecosistema. L’azienda aveva già intrapreso la conduzione biologica nel 1988 e dal 2000 adotta principi biodinamici completamente vegetali, escludendo l’impiego di prodotti e derivati animali sia in vigneto sia durante la produzione dei vini. È una scelta pionieristica, maturata molto prima che sostenibilità, agricoltura biologica e vini vegan diventassero temi centrali nel settore. Oggi l'eredità della famiglia prosegue con Mita Castiglioni, figlia maggiore di Pepito, insieme ai figli Andrea e Selene, mentre il Sangiovese è tornato sempre più chiaramente al centro della ricerca aziendale. Il cuore storico rimane il Chianti Classico, dove i vigneti si distribuiscono principalmente tra Ruffoli e altre aree di Greve, Lamole e Radda, raggiungendo altitudini che vanno da circa 350 fino a quasi 700 metri. Questa ampia escursione altimetrica, unita alla complessità geologica del territorio, permette di ottenere espressioni profondamente differenti della stessa varietà. A Ruffoli le vigne più elevate incontrano terreni più magri e scheletrici, ricchi di galestro e arenaria, mentre scendendo di quota aumenta la componente argillosa; a Lamole, vicino ai 700 metri, prevalgono terreni sabbiosi con argilla e scisti, capaci di dare Sangiovese particolarmente fini e fragranti; Radda presenta invece condizioni più fresche, rocciose e ventilate, favorevoli a vini dalla spiccata acidità, dalla trama tannica precisa e dalla notevole capacità evolutiva. Questa diversità ha progressivamente portato Querciabella a superare l’idea di un unico Chianti Classico costruito attraverso l’assemblaggio indistinto delle proprie vigne. Dopo anni di studio, microvinificazioni e degustazioni parcellari, l’azienda ha sviluppato una lettura sempre più precisa dei singoli territori, culminata nelle Gran Selezione dedicate a Greve, Radda e Lamole. Il Sangiovese diventa così uno strumento attraverso il quale rendere leggibili altitudine, esposizione e composizione del terreno. Accanto a questa ricerca territoriale rimangono alcuni vini che hanno segnato profondamente la storia di Querciabella. Camartina, nato negli anni Ottanta, rappresenta l’anima più internazionale della tenuta ed è costruito sull’incontro tra Cabernet Sauvignon e Sangiovese, interpretati con l’ambizione e la longevità dei grandi rossi toscani. Batàr, la cui prima annata risale al 1988, è invece uno dei bianchi più iconici dell’azienda: nasce sulle colline di Ruffoli dall’unione di Chardonnay e Pinot Bianco coltivati tra circa 350 e 600 metri, su terreni che passano dalle componenti argillose e arenacee delle quote inferiori ai marnoscisti e agli argilloscisti delle zone più elevate. La fermentazione e il lungo affinamento sulle fecce in legno costruiscono un bianco di grande struttura e capacità evolutiva, concepito fin dall’origine non come semplice alternativa ai rossi toscani, ma come un vino da lungo invecchiamento. Palafreno rappresenta un’altra delle selezioni più rare della proprietà ed è dedicato al Merlot, mentre la produzione del Chianti Classico comprende, oltre alle Gran Selezione, il Chianti Classico DOCG e la Riserva, entrambi oggi interamente basati sul Sangiovese. Il progetto si estende anche alla Maremma, ad Alberese, nei pressi di Grosseto, dove il paesaggio cambia completamente. Qui i vigneti si trovano a quote molto più basse, generalmente tra 20 e 50 metri, su terreni composti da limo e sabbie alluvionali con ghiaie e ciottoli superficiali. Da questa seconda anima della proprietà nasce Mongrana, progetto avviato con la vendemmia 2005 e costruito sull’incontro tra Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. Anche in Maremma la conduzione segue fin dall’origine i principi biologici e biodinamici vegetali, ma la vinificazione privilegia cemento e acciaio, preservando una lettura più immediata e mediterranea del territorio. Querciabella rappresenta quindi un caso particolare nella storia recente del vino toscano: una tenuta che negli anni Settanta nasce con uno spirito innovatore, attraversa la stagione dei grandi vini toscani costruiti anche attraverso varietà internazionali e successivamente approfondisce sempre di più il rapporto tra viticoltura, biodiversità e singola provenienza. L’evoluzione non ha cancellato le icone che ne hanno costruito la reputazione, come Batàr e Camartina, ma ha progressivamente riportato il Sangiovese e la geografia del Chianti Classico al centro della scena. Dopo cinquant’anni di storia, Querciabella continua così a muoversi tra due anime complementari: quella pionieristica, capace di mettere continuamente in discussione le convenzioni, e quella profondamente territoriale, che oggi cerca nelle differenze tra Ruffoli, Lamole e Radda la forma più autentica della propria identità. Una filosofia nella quale agricoltura biologica, biodinamica vegetale e vinificazioni sempre più attente alle singole parcelle non rappresentano semplicemente scelte tecniche, ma strumenti attraverso i quali preservare il luogo e permettere al vino di raccontarlo con la maggiore precisione possibile.