ANTONIOTTI

Antoniotti è una delle realtà storiche dell’Alto Piemonte, profondamente legata a Casa del Bosco, frazione di Sostegno, sulle colline che segnano il confine tra le province di Biella e Vercelli. La famiglia coltiva la vite in questo territorio da generazioni e la documentazione aziendale fa risalire l’attività viticola almeno al 1860, costruendo nel tempo una produzione rimasta volutamente artigianale e concentrata sulle varietà tradizionali della zona. Oggi il progetto è portato avanti da Odilio Antoniotti insieme al figlio Mattia, custodi di una viticoltura profondamente diversa da quella delle Langhe e capace di raccontare uno dei volti più autentici del Piemonte settentrionale. Il cuore della produzione è la denominazione Bramaterra, piccolo territorio viticolo dell’Alto Piemonte caratterizzato da vigneti frammentati, boschi e pendii sui quali la vite occupa spesso appezzamenti di dimensioni ridotte. Qui il Nebbiolo, tradizionalmente chiamato Spanna, non viene interpretato necessariamente in purezza ma incontra altre varietà storiche come Croatina, Vespolina e Uva Rara, secondo una cultura dell’assemblaggio che appartiene da secoli alla tradizione locale. La geologia costituisce uno degli elementi fondamentali per comprendere questi vini. Bramaterra si trova nell’area influenzata dall’antichissimo Supervulcano della Valsesia, la cui attività geologica ha lasciato una straordinaria varietà di rocce di origine vulcanica. I terreni sono generalmente acidi, poveri di calcare e ricchi di componenti minerali, condizioni profondamente differenti dalle marne che caratterizzano molte delle più celebri zone viticole piemontesi. È proprio da questi suoli che derivano parte della tensione, della componente sapida e dell’impronta austera che contraddistinguono i vini della famiglia. I vigneti Antoniotti si trovano prevalentemente sulle colline intorno a Casa del Bosco e vengono lavorati direttamente dalla famiglia, con una forte presenza di operazioni manuali resa necessaria anche dalla conformazione dei versanti. Il Nebbiolo rappresenta naturalmente la varietà principale e trova qui condizioni particolari: altitudine, ventilazione ed escursioni termiche permettono una maturazione lenta, favorendo vini nei quali la struttura non deriva tanto dalla concentrazione quanto dall’incontro tra acidità, tannino e complessità aromatica. La Vespolina aggiunge generalmente componente speziata e fragranza, la Croatina contribuisce con colore e struttura, mentre l’Uva Rara completa il tradizionale mosaico varietale dell’Alto Piemonte. Il Bramaterra è la bottiglia che meglio sintetizza la filosofia della cantina. Nasce dall’assemblaggio delle varietà storicamente previste dal territorio e viene vinificato seguendo un’impostazione classica, senza cercare estrazioni esasperate o una presenza evidente del legno. Dopo la fermentazione, il vino affronta un lungo periodo di maturazione che gli permette di integrare la trama tannica mantenendo quella freschezza che rappresenta uno dei caratteri più riconoscibili della denominazione. Accanto al Bramaterra, Antoniotti produce Coste della Sesia attraverso differenti interpretazioni delle varietà aziendali, offrendo una lettura più immediata ma altrettanto territoriale della viticoltura locale. Particolarmente significativo è il rapporto con il Nebbiolo, che permette di osservare quanto la Spanna dell’Alto Piemonte possa essere differente dalle interpretazioni langarole: generalmente più sottile nel colore, verticale nella struttura e caratterizzata da profumi floreali, speziati e terrosi che acquistano complessità con l’evoluzione. Anche la Vespolina trova spazio autonomo e rappresenta una delle varietà più affascinanti della zona, capace di produrre vini fragranti e speziati e di contribuire in maniera determinante alla personalità degli assemblaggi tradizionali. La filosofia di cantina rimane volutamente poco invasiva. Antoniotti non ricerca vini costruiti sulla potenza o sulla maturazione esasperata del frutto, ma cerca di conservare l’identità di un territorio naturalmente predisposto a espressioni tese, fresche e longeve. I recipienti di affinamento vengono utilizzati per accompagnare l’evoluzione e non per imprimere aromi dominanti, mantenendo al centro le varietà e soprattutto la particolare natura dei terreni. Questa impostazione assume ancora più valore considerando la storia dell’Alto Piemonte, una regione che tra Ottocento e primo Novecento possedeva una superficie vitata enormemente superiore a quella attuale e che successivamente ha vissuto un lungo periodo di abbandono. Industrializzazione, spopolamento delle campagne e difficoltà nella coltivazione dei vigneti collinari hanno portato alla scomparsa di migliaia di ettari, lasciando spesso al bosco gli antichi terrazzamenti. Famiglie come Antoniotti hanno avuto un ruolo fondamentale nel mantenere viva questa cultura viticola durante i decenni in cui Bramaterra e le altre piccole denominazioni settentrionali erano conosciute quasi esclusivamente dagli appassionati locali. La continuità tra Odilio e Mattia rappresenta quindi qualcosa di più di un semplice passaggio generazionale: significa conservare vigne, varietà e conoscenze che appartengono alla storia di queste colline. Antoniotti è oggi una cantina capace di raccontare l’Alto Piemonte senza trasformarlo in una versione settentrionale delle Langhe. Spanna, Vespolina, Croatina e Uva Rara, i terreni acidi di origine vulcanica, i boschi di Sostegno e la lunga tradizione di Casa del Bosco costituiscono un’identità precisa e irripetibile. Il Bramaterra ne rappresenta la sintesi più completa: un vino che non ricerca immediatamente potenza o opulenza, ma costruisce il proprio carattere attraverso tensione, finezza e tempo, custodendo in ogni bottiglia la memoria di una famiglia che coltiva queste colline da oltre un secolo e mezzo.