AZIENDA AGRICOLA BUGANZA RENATO

Radici e Filari è un progetto vitivinicolo piemontese nato all’interno dell’esperienza della famiglia Buganza e oggi portato avanti da Emanuele Buganza, che ha raccolto un patrimonio di conoscenze costruito nel tempo dal padre Renato trasformandolo in una ricerca personale dedicata ai vini artigianali e alle fermentazioni spontanee. Alla base c’è una visione agricola precisa: considerare il vino come il risultato di un ecosistema vivo, nel quale la qualità dipende innanzitutto dalla salute del terreno, dall’equilibrio delle piante e dalla capacità del vignaiolo di accompagnare ciò che accade naturalmente senza cercare di uniformarlo. La famiglia possiede una lunga esperienza nella conduzione biologica dei vigneti e proprio questo rapporto con la terra costituisce il punto di partenza di Radici e Filari. Il nome scelto sintetizza bene la filosofia del progetto: le “radici” rappresentano contemporaneamente quelle delle viti e quelle culturali della famiglia, mentre i “filari” sono il luogo nel quale questa eredità continua a evolversi vendemmia dopo vendemmia. Emanuele interpreta infatti la tradizione non come la ripetizione immutabile delle pratiche del passato, ma come un patrimonio da comprendere e trasformare attraverso una sensibilità contemporanea. Il progetto si sviluppa attraverso differenti territori piemontesi e lavora soprattutto varietà profondamente legate alla storia regionale. Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa e Arneis costituiscono il cuore della produzione e permettono di attraversare idealmente Langhe, Roero e Monferrato attraverso vini differenti ma accomunati dalla stessa impostazione produttiva. Una particolare attenzione viene riservata alle vecchie vigne e alla conservazione della diversità varietale, considerate elementi fondamentali per mantenere vivo il patrimonio agricolo piemontese. In vigneto il lavoro segue i principi dell’agricoltura biologica e integra pratiche ispirate alla biodinamica, privilegiando lavorazioni manuali e interventi orientati a preservare fertilità e vitalità del suolo. Non si ricerca una produzione esasperata e ogni appezzamento viene osservato secondo le proprie caratteristiche, accettando che andamento climatico e condizioni della vendemmia possano modificare naturalmente il risultato finale. Questa stessa libertà continua in cantina, dove le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni presenti sulle uve e gli interventi sono mantenuti al minimo. Chiarificazioni e filtrazioni invasive vengono evitate, mentre la solforosa viene utilizzata con grande moderazione o, quando le condizioni lo consentono, completamente esclusa. L’obiettivo non è ottenere vini volutamente estremi, ma ridurre progressivamente la distanza tra il grappolo raccolto e ciò che arriverà nel bicchiere. Anche macerazioni e tempi di affinamento vengono decisi seguendo la materia prima piuttosto che un protocollo fisso, permettendo a ogni varietà di mantenere una propria voce. Il Nebbiolo viene interpretato cercandone soprattutto energia, finezza e trasparenza, mentre la Barbera conserva quella naturale combinazione di frutto e acidità che ne costituisce uno dei tratti più riconoscibili. Freisa e Dolcetto assumono un significato particolarmente importante perché rappresentano varietà profondamente radicate nella cultura contadina piemontese, ma spesso rimaste in secondo piano rispetto al successo internazionale del Nebbiolo. Recuperarle significa preservare una parte della biodiversità e soprattutto raccontare il Piemonte attraverso un patrimonio più ampio rispetto ai suoi vitigni più celebri. L’Arneis permette invece di esplorare il volto bianco del progetto e viene interpretato anche attraverso macerazioni sulle bucce, mostrando una dimensione più materica e strutturata rispetto allo stile generalmente associato alla varietà. La sperimentazione comprende inoltre vini rifermentati in bottiglia, nei quali la presa di spuma diventa un altro strumento per esprimere freschezza e immediatezza senza allontanarsi dalla filosofia artigianale della cantina. Anche i nomi e l’identità grafica delle bottiglie raccontano questo approccio libero, spesso attraverso espressioni dialettali e riferimenti alla cultura piemontese che restituiscono alla gamma una dimensione ironica e contemporanea. Dietro questa apparente leggerezza rimane però un lavoro agricolo estremamente concreto, costruito sulla conoscenza delle vigne e sulla convinzione che il vino debba conservare le differenze tra varietà, territori e annate. Radici e Filari rappresenta così il punto d’incontro tra l’esperienza della famiglia Buganza e la sensibilità di una nuova generazione. Emanuele ha scelto di partire dal patrimonio ricevuto senza limitarvisi, trasformando Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa e Arneis in differenti interpretazioni di una stessa idea: coltivare in maniera rispettosa, affidare la trasformazione dell’uva alle fermentazioni spontanee e intervenire soltanto quando realmente necessario. Un progetto nel quale il termine “naturale” non vuole essere un’etichetta stilistica, ma la conseguenza di un modo di lavorare che parte dalla terra e considera ogni bottiglia come il risultato irripetibile di una vigna e di una vendemmia.