CAVIT

Cavit, acronimo di Cantina Viticoltori del Trentino, è una delle realtà cooperative più rappresentative del panorama vitivinicolo italiano e nasce nel 1950 dall’unione di alcune cantine sociali trentine con l’obiettivo di valorizzare in maniera condivisa il lavoro dei viticoltori e la straordinaria diversità del territorio provinciale. Nel corso dei decenni il progetto cresce fino a diventare un vero sistema vitivinicolo territoriale, capace di mettere in relazione migliaia di famiglie, vigneti distribuiti dalle vallate più basse alle zone di montagna e competenze tecniche sviluppate attraverso ricerca e assistenza agronomica. Oggi Cavit riunisce 11 cantine sociali e oltre 5.000 viticoltori, rappresentando una parte particolarmente significativa dell’intera superficie vitata del Trentino. Il centro operativo si trova a Ravina, alle porte di Trento, ma l’identità della realtà cooperativa è inevitabilmente molto più ampia e attraversa numerosi territori: Valle di Cembra, Vallagarina, Valle dei Laghi, colline di Trento e differenti aree pedemontane e d’altitudine. È proprio questa frammentazione geografica a costituire uno dei patrimoni più importanti di Cavit. Il Trentino cambia infatti rapidamente nel giro di pochi chilometri: altitudine, esposizione, composizione dei terreni e influenza delle montagne determinano microclimi profondamente differenti, permettendo di individuare per ogni varietà gli ambienti considerati maggiormente vocati. Chardonnay e Pinot Nero assumono un ruolo fondamentale soprattutto nelle zone più fresche e nelle basi destinate alla spumantizzazione, mentre Müller Thurgau trova nelle vigne d’altitudine condizioni ideali per preservare aromaticità e acidità. Pinot Grigio, Sauvignon e Gewürztraminer completano il panorama dei principali bianchi, mentre Teroldego, Marzemino, Lagrein e Schiava mantengono vivo il legame con il patrimonio varietale tradizionale del territorio. Una delle caratteristiche più interessanti del modello Cavit è proprio la possibilità di osservare il vigneto trentino su una scala estremamente ampia senza rinunciare alla conoscenza delle singole zone. L’azienda ha sviluppato negli anni un sistema capillare di assistenza ai viticoltori, affiancando l’esperienza agricola delle famiglie a strumenti di ricerca e viticoltura di precisione. Da questa filosofia nasce anche PICA, piattaforma utilizzata per raccogliere ed elaborare dati provenienti dai vigneti e supportare le decisioni agronomiche, permettendo di conoscere meglio le esigenze delle piante, razionalizzare gli interventi e utilizzare in maniera più efficiente le risorse. La tecnologia diventa quindi uno strumento attraverso il quale gestire la complessità di migliaia di parcelle e accompagnare il lavoro quotidiano dei soci, senza sostituire la conoscenza diretta del vigneto. All’interno della produzione Cavit convivono interpretazioni differenti del Trentino. Bottega Vinai nasce da una selezione più mirata delle zone considerate particolarmente adatte alle singole varietà, mentre Mastri Vernacoli approfondisce soprattutto il patrimonio delle denominazioni e dei vitigni tradizionali. Una dimensione ancora più territoriale emerge attraverso i vini provenienti dai masi e dalle proprietà selezionate, dove il rapporto tra bottiglia e singolo luogo diventa particolarmente stretto. Maso Toresella, affacciato sul Lago di Toblino, rappresenta uno degli esempi più significativi: una tenuta storica circondata dai propri vigneti, inserita nel particolare microclima della Valle dei Laghi e utilizzata per produzioni nelle quali la provenienza assume un ruolo centrale. Un capitolo fondamentale della storia di Cavit è però rappresentato dal Metodo Classico e dal Trentodoc. A questo universo è dedicata Altemasi, progetto nato per valorizzare Chardonnay e Pinot Nero provenienti dai vigneti trentini maggiormente vocati alla spumantizzazione. Il nome richiama idealmente i “masi alti” e sintetizza la relazione tra bollicine e montagna: molte delle uve vengono infatti selezionate in vigneti d’altitudine, dove giornate luminose, notti fresche e importanti escursioni termiche permettono di raggiungere maturità aromatica conservando quella naturale acidità indispensabile per affrontare la seconda fermentazione e lunghi affinamenti in bottiglia. Le zone coinvolte comprendono le colline intorno a Trento, la Valle di Cembra e altri territori montani particolarmente adatti a Chardonnay e Pinot Nero. La raccolta delle uve destinate al Trentodoc avviene manualmente e la rifermentazione viene effettuata direttamente in bottiglia secondo il Metodo Classico. È però il successivo riposo sui lieviti a costruire progressivamente la personalità delle differenti cuvée: maggiore è la permanenza, maggiore diventa la possibilità di sviluppare complessità, cremosità e profondità mantenendo l’energia originaria delle basi di montagna. La gamma Altemasi esplora differenti interpretazioni attraverso Millesimato, Pas Dosé, Rosé, Blanc de Noirs, Gran Cuvée e Riserva Graal, passando dalla centralità dello Chardonnay a espressioni nelle quali il Pinot Nero assume un peso maggiore. Al vertice si collocano le selezioni destinate agli affinamenti più lunghi, pensate per mostrare non soltanto la finezza della bollicina ma soprattutto la capacità del Trentodoc di evolvere nel tempo. Il rapporto di Cavit con la spumantistica trentina si amplia ulteriormente attraverso Cesarini Sforza, storica casa fondata a Trento nel 1974 ed entrata successivamente nell’universo del gruppo, permettendo di affiancare due identità differenti all’interno dello stesso grande territorio del Metodo Classico di montagna. La dimensione cooperativa assume particolare importanza anche sul fronte della sostenibilità. Intervenire attraverso una rete composta da migliaia di viticoltori significa infatti poter trasformare ricerca e assistenza tecnica in pratiche applicate su una porzione considerevole del vigneto provinciale. Gestione dell’acqua, monitoraggio delle condizioni agronomiche, biodiversità e razionalizzazione degli interventi diventano quindi questioni che superano la singola cantina e assumono una vera dimensione territoriale. È proprio questo aspetto a distinguere maggiormente Cavit: dietro il marchio non esiste una singola famiglia proprietaria di un grande vigneto, ma una comunità di viticoltori che continua a lavorare individualmente le proprie parcelle condividendo strutture, competenze e ricerca. Dalla fondazione nel 1950 alla moderna realtà di Ravina, dai vitigni storici come Teroldego e Marzemino alle vigne d’altitudine destinate ad Altemasi, Cavit racconta quindi molte anime differenti del Trentino. La sua forza nasce dalla capacità di trasformare una struttura cooperativa di grandi dimensioni in uno strumento di conoscenza del territorio, selezionando varietà e vigneti secondo altitudine, esposizione e vocazione. Un progetto nel quale la tradizione agricola di migliaia di famiglie incontra ricerca, tecnologia e una crescente attenzione alla sostenibilità, mantenendo come elemento comune quella montagna trentina che, dalle vigne alle grandi bollicine Metodo Classico, continua a rappresentare la vera identità di Cavit.