DOMAINE DE VERNUS

Domaine de Vernus è una realtà relativamente giovane del Beaujolais, nata con l’ambizione di interpretare il Gamay attraverso una sensibilità che unisce la lettura parcellare dei cru alla precisione tipica della grande Borgogna. Il progetto prende forma tra il 2017 e il 2019 per iniziativa di Frédéric Jametton, nato a Digione e vissuto a lungo in Borgogna, che dopo circa trent’anni nel settore del brokeraggio assicurativo decide di trasformare la propria passione per il vino in una nuova attività. La scelta cade sulle colline di Régnié-Durette, dove viene recuperata una proprietà storica nel lieu-dit Vernus, in posizione panoramica di fronte al Mont Brouilly. Il vigneto non nasce dall’acquisizione di un unico domaine preesistente: Jametton costruisce progressivamente il patrimonio selezionando parcella dopo parcella da quattordici differenti viticoltori, valutandone posizione, qualità dei terreni e stato sanitario delle vecchie piante. Da un nucleo iniziale di circa sette ettari, Domaine de Vernus arriva così a superare i dodici, distribuiti tra Beaujolais-Villages e cinque cru fondamentali della regione: Régnié, Morgon, Chiroubles, Fleurie e Moulin-à-Vent. Il Gamay è l'unico vitigno coltivato e molte parcelle conservano vigne mature, generalmente comprese tra circa 35 e 70 anni. L’elemento decisivo nell’identità del progetto è però l’incontro tra Frédéric Jametton e Guillaume Rouget, responsabile della viticoltura e della vinificazione. Guillaume proviene da una delle genealogie più importanti della Côte de Nuits: è figlio di Emmanuel Rouget e pronipote di Henri Jayer, figura leggendaria della Borgogna del Novecento. Dopo la formazione viticola a Beaune entra nel domaine familiare nel 2011 e porta successivamente nel Beaujolais un patrimonio tecnico costruito sul Pinot Noir, applicandolo però al Gamay senza cercare di trasformarlo in una copia di un vino borgognone. L’obiettivo condiviso con Jametton è piuttosto utilizzare la stessa precisione nella selezione delle parcelle, nelle vinificazioni e negli élevage per mettere in evidenza le differenze tra i terroir del Beaujolais. È proprio questa impostazione a rendere Domaine de Vernus particolare: non un semplice progetto négociant e neppure una cantina costruita attorno a un’unica proprietà storica, ma un mosaico di vecchie vigne accuratamente selezionate nei differenti cru. Régnié rappresenta naturalmente il centro geografico del domaine e comprende alcune delle selezioni più importanti, come Les Vergers e La Cadole/Vernus. A Morgon la cuvée parcellare Grands Cras approfondisce uno dei terroir più strutturati della denominazione; a Fleurie La Dîme mostra il volto più fine e floreale del Gamay; Moulin-à-Vent Les Vérillats proviene invece da uno dei cru tradizionalmente più profondi e longevi del Beaujolais. Chiroubles completa il percorso attraverso vigneti posti a quote maggiori, capaci di dare vini generalmente più slanciati e freschi. Il lavoro parcellare permette quindi di mettere a confronto espressioni molto differenti dello stesso vitigno, dai terreni granitici e sabbiosi alle differenti alterazioni della roccia madre che caratterizzano le colline della regione. In vigneto l’approccio è orientato verso una viticoltura sostenibile e poco invasiva, con grande attenzione alla salute delle piante e alla conservazione dei suoli. La raccolta viene effettuata manualmente e accompagnata da una selezione rigorosa delle uve. In cantina emerge chiaramente l’impronta di Guillaume Rouget: i grappoli vengono generalmente diraspati e le fermentazioni si affidano ai lieviti indigeni, con vinificazioni prevalentemente in vasche d’acciaio. È una scelta significativa in una regione storicamente associata alla macerazione carbonica e alla vinificazione in grappolo intero, perché Vernus cerca invece una lettura del Gamay fondata su precisione del frutto, tessitura tannica e capacità di evoluzione. L’affinamento costituisce un altro elemento distintivo e avviene in larga parte in pièces borgognone, utilizzando il legno nuovo con misura e modulandolo secondo provenienza e struttura del vino. Per diverse cuvée l’élevage si sviluppa per circa dieci mesi o più, periodo decisamente importante per un Beaujolais e coerente con l’obiettivo di produrre vini destinati non soltanto alla bevibilità immediata ma anche all’evoluzione in bottiglia. La gamma è organizzata secondo due anime complementari. I vini di “caractère” comprendono Beaujolais-Villages, Régnié, Morgon, Chiroubles e Fleurie e vogliono offrire una lettura precisa dei rispettivi cru; le cuvée parcellari – Régnié Les Vergers, Régnié La Cadole/Vernus, Morgon Grands Cras, Fleurie La Dîme e Moulin-à-Vent Les Vérillats – provengono invece dalle parcelle considerate più significative e rappresentano il vertice della ricerca aziendale. È qui che diventa più evidente il progetto costruito da Jametton e Rouget: dimostrare quanto il Gamay possa cambiare voce passando da un lieu-dit all’altro e quanto i grandi terroir del Beaujolais possano produrre vini complessi e longevi quando vengono trattati con la stessa attenzione normalmente riservata alle denominazioni più prestigiose della vicina Borgogna. Domaine de Vernus rappresenta quindi un caso piuttosto particolare nel Beaujolais contemporaneo. Non possiede secoli di storia familiare alle spalle: nasce dall’intuizione di Frédéric Jametton, che ha costruito il vigneto quasi come una collezione ragionata di terroir, e dall’esperienza di Guillaume Rouget, cresciuto accanto a Emmanuel Rouget e all’interno dell’eredità tecnica di Henri Jayer. In poco più di un decennio il progetto ha riunito oltre dodici ettari di Gamay tra alcuni dei cru più importanti della regione, privilegiando vecchie vigne, vendemmia manuale, fermentazioni spontanee, diraspatura e lunghi élevage in botti borgognone. Il risultato è una visione del Beaujolais che conserva il frutto e l’energia del Gamay ma ne ricerca anche profondità, precisione e capacità di invecchiamento. Più che applicare semplicemente un metodo borgognone al Beaujolais, Vernus cerca così di utilizzare quella cultura della parcella per restituire una voce distinta a Régnié, Morgon, Fleurie, Chiroubles e Moulin-à-Vent, facendo del terroir, e non della tecnica, il vero filo conduttore della propria identità.