DOMAINE LÉON
Champagne Léon è la piccola realtà di Clément Robert a Landreville, nella Côte des Bar, nata dalla volontà di riportare in vita una storia familiare che affonda le proprie radici viticole nell’Ottocento. La famiglia Robert coltiva infatti la vite nella zona almeno dagli anni 1820, ma è Léon Robert, bisnonno di Clément, a compiere negli anni Cinquanta il passaggio decisivo dalla semplice viticoltura alla vinificazione e alla produzione dei propri Champagne. Dopo di lui il figlio Georges continua l’attività fino al 1990, mentre la generazione successiva, rappresentata da Olivier, torna a concentrarsi prevalentemente sulla coltivazione e sulla vendita delle uve. È con l’arrivo di Clément Robert nel 2019 che il cerchio si chiude: dopo diverse esperienze professionali maturate in vigneti francesi e internazionali, Clément rientra nell’azienda familiare deciso a riprendere la vinificazione diretta e sceglie di chiamare il nuovo progetto Domaine Léon proprio in omaggio al bisnonno che per primo aveva trasformato le uve di famiglia in Champagne. La proprietà comprende 7,69 ettari, normalmente indicati come circa 8 ettari, concentrati intorno a Landreville, uno dei villaggi più interessanti della Côte des Bar. Il territorio dell’Aube possiede una geologia profondamente diversa da quella della Côte des Blancs e della Montagne de Reims: qui dominano terreni argillo-calcarei e marne di origine giurassica, con componenti silicee che cambiano sensibilmente da una parcella all’altra e che trovano nel Pinot Noir uno dei loro interpreti più naturali. Clément coltiva Pinot Noir, Chardonnay, Meunier e Pinot Blanc, quest’ultimo particolarmente significativo perché rappresenta una delle varietà storiche della Champagne e conserva proprio nella Côte des Bar, e nell’area di Landreville, una delle sue presenze più interessanti. Il ritorno alla vinificazione è coinciso con una trasformazione radicale del lavoro agricolo: nel maggio 2019 Clément ha avviato ufficialmente la conversione biologica dell’intera superficie e il 2022 è stata la prima vendemmia certificata, portando oggi il 100% dei 7,69 ettari sotto certificazione biologica. La produzione certificata rimane minuscola, nell’ordine delle 10.000 bottiglie annue, e questa dimensione permette un approccio estremamente preciso alle singole parcelle. Clément affianca alla conduzione biologica pratiche ispirate alla biodinamica e ricerca soprattutto vitalità del terreno, biodiversità e maturità naturale delle uve, nella convinzione che l’identità dello Champagne debba essere costruita prima di tutto in vigneto. La stessa filosofia prosegue in cantina attraverso interventi ridotti al minimo: le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni, i vini maturano sulle proprie fecce e il legno assume un ruolo importante sia nella fermentazione sia nell’élevage, non per imprimere aromi di rovere ma per permettere una lenta evoluzione e accompagnare la struttura naturalmente vinosa delle uve della Côte des Bar. Una delle caratteristiche fondamentali del progetto è la scelta di lavorare esclusivamente su singole vendemmie: gli Champagne di Domaine Léon sono millesimati e non vengono costruiti attraverso assemblaggi di numerose annate, così che ogni bottiglia possa conservare chiaramente il carattere climatico della vendemmia da cui proviene. Altrettanto significativa è la scelta del dosage: le cuvée vengono proposte come Brut Nature, senza aggiunta di zucchero dopo il dégorgement, lasciando che siano maturità dell’uva, terroir e affinamento a determinare l’equilibrio finale. Enchevêtrer rappresenta una delle interpretazioni centrali del progetto ed è costruito sul Pinot Noir, il vitigno che più immediatamente racconta Landreville e la Côte des Bar; Derrière l’Église approfondisce ulteriormente questa ricerca attraverso un Pinot Noir proveniente da una specifica origine, vinificato e affinato in legno e commercializzato senza dosage, mentre La Grande Côte cambia completamente prospettiva mettendo al centro lo Chardonnay, mostrando come lo stesso territorio argillo-calcareo possa generare un vino più verticale, teso e luminoso. Le produzioni delle singole cuvée sono estremamente limitate e rappresentano soltanto una piccola parte delle uve coltivate dalla proprietà, perché il progetto di Clément è ancora volutamente selettivo e in progressiva evoluzione. Domaine Léon è quindi una realtà giovane soltanto nella sua forma attuale: dietro le prime bottiglie di Clément Robert esistono quasi due secoli di presenza familiare nella viticoltura di Landreville e soprattutto la figura di Léon Robert, che già negli anni Cinquanta aveva scelto di produrre personalmente Champagne. Clément ha recuperato quella storia senza cercare semplicemente di riprodurla, trasformandola attraverso agricoltura biologica, principi biodinamici, fermentazioni spontanee, élevage in legno, singole annate e dosage zero. Pinot Noir e Chardonnay costituiscono oggi le espressioni più visibili del domaine, mentre la presenza di Meunier e soprattutto del raro Pinot Blanc racconta un patrimonio ampelografico più ampio e profondamente legato alla storia dell’Aube. È proprio questa combinazione tra memoria familiare e nuova sensibilità a rendere Domaine Léon particolarmente interessante: meno di otto ettari intorno a Landreville, circa 10.000 bottiglie biologiche e una produzione costruita senza ricette prestabilite, con l’obiettivo di lasciare emergere il carattere delle singole parcelle e delle singole vendemmie. Champagne Léon non nasce quindi come un nuovo marchio costruito a tavolino, ma come il ritorno di un nome familiare: quello del bisnonno Léon, ripreso da Clément Robert per ricominciare, dopo una generazione dedicata principalmente alla viticoltura, a trasformare direttamente le proprie vigne della Côte des Bar in Champagne.