ÉTIENNE CALSAC

Étienne Calsac è uno dei nomi più interessanti della nuova generazione di vigneron della Champagne e la sua storia è particolare perché, pur provenendo da una famiglia che possedeva vigne, non eredita una maison già strutturata. Il domaine nasce praticamente da zero nel 2010, quando Étienne ha appena 26 anni e decide di riprendere circa tre ettari appartenenti ai nonni, fino ad allora affittati o destinati alla vendita delle uve. Si stabilisce ad Avize, Grand Cru della Côte des Blancs, e costruisce progressivamente la propria cantina con un'idea molto precisa: produrre Champagne capaci di raccontare innanzitutto il luogo di provenienza. Prima di intraprendere il progetto personale aveva seguito una formazione viticola ed enologica e maturato esperienze anche fuori dalla Francia, tra California, Canada e Nuova Zelanda, oltre a lavorare in Champagne. Questo percorso gli permette di partire senza il peso di uno stile familiare già codificato e di impostare fin dall'inizio il domaine secondo una sensibilità fortemente contemporanea. Le vigne sono distribuite in territori molto differenti: Avize e Grauves nella Côte des Blancs, Bisseuil nella Grande Vallée de la Marne, Montgenost nella Côte de Sézanne e alcune parcelle nella Côte des Bar. Lo Chardonnay rappresenta nettamente il cuore della produzione, ma Étienne ha scelto fin dagli inizi di recuperare anche alcune delle varietà storiche quasi scomparse dalla Champagne. Il lavoro agricolo è orientato alla viticoltura biologica, oggi certificata, con inerbimento, lavorazione dei terreni, grande attenzione alla biodiversità e, nelle parcelle più adatte, utilizzo del cavallo. L'obiettivo è favorire l'approfondimento radicale e ottenere uve mature senza perdere la tensione naturale che caratterizza soprattutto i terroir calcarei della Côte des Blancs. In cantina ogni parcella viene vinificata separatamente e le fermentazioni spontanee sono ricercate attraverso i lieviti indigeni. Acciaio e legno vengono utilizzati in proporzioni differenti secondo origine e carattere del vino, senza chiarifica né filtrazione per le cuvée più identitarie; la fermentazione malolattica viene generalmente svolta e i dosaggi rimangono contenuti, prevalentemente nelle categorie Extra Brut e Brut Nature. Una réserve perpétuelle, avviata nei primi anni del domaine, permette inoltre di dare profondità agli assemblaggi mantenendo continuità tra le vendemmie. L’Échappée Belle rappresenta l'ingresso più immediato nel suo stile ed è un Blanc de Blancs costruito principalmente sullo Chardonnay, mentre Les Rocheforts porta la ricerca territoriale a un livello superiore. Quest'ultimo nasce da Chardonnay Premier Cru di Bisseuil, nella Grande Vallée de la Marne, su un terroir caratterizzato dall'affioramento della craie e da esposizione orientale; fermentazione spontanea, élevage tra legno e acciaio e assenza di filtrazione permettono di ottenere uno Champagne più concentrato sulla singola origine. Ancora più emblematico è Clos des Maladries, una minuscola parcella murata situata ad Avize e considerata uno dei rarissimi clos della Champagne. Il vigneto, esposto a sud e caratterizzato da terreno fortemente gessoso, viene lavorato anche con il cavallo e produce esclusivamente Chardonnay. La vinificazione avviene tra legno e acciaio, senza chiarifica né filtrazione, e lo Champagne viene proposto come Brut Nature. È una produzione estremamente limitata che rappresenta probabilmente la lettura più pura del rapporto tra Étienne e Avize. Ma una delle bottiglie che racconta meglio la sua personalità è Les Revenants. Il nome, “i ritornanti”, allude al ritorno di varietà quasi scomparse dal paesaggio champenois: Pinot Blanc, Petit Meslier e Arbane. Étienne decide infatti già all'inizio della propria avventura di reimpiantare questi antichi vitigni in una parcella di Montgenost, nella Côte de Sézanne. Qui i terreni argillo-sabbiosi poggiano sulla craie e l'esposizione meridionale favorisce la maturazione; l'attuale assemblaggio è composto indicativamente da 50% Pinot Blanc, 43% Petit Meslier e 7% Arbane. Il vino fermenta spontaneamente e viene vinificato in demi-muids da 600 litri, senza chiarifica né filtrazione, per poi maturare sotto tappo di sughero ed essere commercializzato come Extra Brut. Les Revenants non è quindi soltanto una curiosità ampelografica, ma una riflessione sulla biodiversità storica della Champagne e su varietà che potrebbero assumere nuova importanza anche di fronte al cambiamento climatico. Rose de Craie esplora invece il mondo del rosé attraverso una netta prevalenza di Chardonnay – circa il 92% – completato da Pinot Noir, con uve provenienti dalla Côte des Blancs e dalla Grande Vallée de la Marne e affinamento tra acciaio e una quota di legno. Accanto agli Champagne, Étienne produce inoltre piccolissime quantità di Coteaux Champenois, ulteriore strumento per leggere le singole parcelle senza l'intermediazione della seconda fermentazione. In poco più di quindici anni Étienne Calsac ha quindi costruito una delle identità più riconoscibili della Champagne artigianale contemporanea. Il suo progetto non nasce da una grande maison ricevuta in eredità, ma dalla decisione presa nel 2010 di recuperare le vigne dei nonni e smettere di destinarne le uve ad altri produttori. Avize rimane il centro della sua attività e lo Chardonnay il principale interprete, ma Bisseuil, Grauves, Montgenost e la Côte des Bar ampliano il mosaico territoriale. Agricoltura biologica, vinificazioni parcellari, fermentazioni spontanee, legno utilizzato con misura, dosaggi bassi e recupero delle varietà dimenticate costituiscono gli strumenti di una filosofia che mette il terroir prima dello stile. Clos des Maladries e Les Rocheforts raccontano la craie attraverso lo Chardonnay; Les Revenants guarda invece al passato della Champagne recuperando Pinot Blanc, Petit Meslier e Arbane. Due direzioni apparentemente differenti che sintetizzano perfettamente il pensiero di Étienne Calsac: conoscere sempre più precisamente i grandi terroir della Champagne e, allo stesso tempo, recuperare quella diversità che la regione aveva progressivamente perduto.