MATTEO CORREGGIA
Matteo Correggia è una delle cantine che hanno contribuito in maniera decisiva alla valorizzazione moderna del Roero, trasformando queste colline da territorio spesso considerato secondario rispetto alle vicine Langhe in una zona vitivinicola dotata di una propria identità precisa. La cantina ha sede a Canale e porta ancora oggi il nome di Matteo Correggia, vignaiolo capace di intuire con grande anticipo le potenzialità del Nebbiolo e degli altri vitigni coltivati sui terreni sabbiosi del Roero. La storia moderna dell'azienda comincia nel 1985, quando Matteo, poco più che ventenne, prende in mano i terreni della famiglia. Il Roero dell'epoca è molto diverso da quello attuale: la viticoltura convive con frutteti e altre colture e il valore delle vigne è ancora lontano dai livelli raggiunti successivamente. Matteo decide invece di concentrare il proprio futuro sul vino e sulla qualità delle singole parcelle. La sua intuizione più importante consiste nel comprendere che il Roero non deve cercare di imitare le Langhe. Sebbene Nebbiolo, Barbera e altri vitigni siano comuni ai due territori, la geologia cambia profondamente e determina vini con caratteristiche differenti. Matteo sceglie quindi di trasformare questa diversità nel punto di forza della propria produzione. Le colline del Roero hanno infatti un'antichissima origine marina. Sabbie, marne, fossili e sedimenti testimoniano un paesaggio formatosi milioni di anni fa e ancora oggi non è raro trovare conchiglie fossilizzate all'interno dei terreni. La componente sabbiosa è particolarmente importante e contribuisce alla finezza aromatica e alla trama tannica che caratterizzano molte espressioni del Nebbiolo della zona. Matteo appartiene a una generazione di giovani vignaioli piemontesi desiderosa di cambiare profondamente il modo di produrre vino. Il confronto con figure come Elio Altare e Roberto Voerzio alimenta questa ricerca, ma il suo percorso rimane fortemente personale: innovare non significa applicare automaticamente tecniche nate altrove, bensì trovare quelle più adatte alle caratteristiche delle proprie vigne. Già alla fine degli anni Ottanta Matteo comincia a valorizzare separatamente alcune parcelle, anticipando una sensibilità verso i cru che nel Roero sarebbe diventata molto più importante negli anni successivi. La Val dei Preti, Marun e successivamente Ròche d'Ampsèj diventano così luoghi fondamentali nella costruzione dell'identità aziendale. La Val dei Preti è strettamente legata al Nebbiolo e rappresenta una delle interpretazioni storiche del Roero firmate Correggia. Il vitigno conserva struttura e capacità di evoluzione, ma sui terreni della zona sviluppa un'espressione nella quale profumo, eleganza e finezza tannica assumono un ruolo particolarmente importante. Marun nasce invece dalla volontà di attribuire alla Barbera la stessa dignità riservata ai vini più prestigiosi. Matteo comprende che, lavorando una vigna specifica con rese contenute e grande attenzione alla maturazione, anche questa varietà può diventare un'espressione profonda e longeva del territorio. Particolarmente significativa è la storia di Ròche d'Ampsèj, legata al recupero di una vigna che Matteo aveva immaginato nuovamente produttiva quando si trovava in condizioni difficili. Il vino diventa nel tempo una delle etichette simbolo della cantina e rappresenta perfettamente la sua capacità di vedere possibilità dove altri vedevano soltanto terreni marginali. Il Nebbiolo rimane il centro della ricerca, ma l'azienda interpreta il Roero attraverso diverse varietà. Barbera e Arneis permettono di raccontare altri aspetti della viticoltura locale, costruendo una produzione che riflette la complessità agricola di queste colline. Il paesaggio stesso costituisce una parte fondamentale dell'identità aziendale. A differenza di altre aree piemontesi dominate quasi interamente dalla vite, nel Roero vigneti, boschi, frutteti e le spettacolari Rocche si alternano continuamente. Questa biodiversità crea un ambiente frammentato e complesso, nel quale ogni appezzamento possiede condizioni specifiche. La storia della cantina cambia drammaticamente nel 2001, quando Matteo scompare prematuramente a seguito di un incidente mentre lavora nei vigneti. Il progetto che aveva costruito in poco più di quindici anni perde improvvisamente il proprio fondatore, ma la famiglia decide di non interrompere il percorso. Ornella Correggia assume un ruolo fondamentale nel dare continuità all'azienda, affiancata da collaboratori che avevano condiviso direttamente il lavoro e la visione di Matteo. La cantina continua così a crescere senza trasformare l'eredità del fondatore in qualcosa di immobile: conservare la sua filosofia significa soprattutto continuare a sperimentare e interrogarsi sul territorio. Negli anni entra progressivamente nel progetto anche il figlio Giovanni, formatosi in ambito enologico e attraverso esperienze fuori dall'azienda. Il suo ingresso rappresenta una nuova fase della storia familiare e permette di unire la memoria di Matteo con una generazione chiamata ad affrontare condizioni climatiche e viticole profondamente cambiate. In vigneto il percorso si è orientato verso una gestione biologica e una crescente attenzione alla vitalità dei terreni. Anche in cantina vengono sperimentati contenitori, tecniche e soluzioni differenti, sempre con l'obiettivo di preservare la precisione aromatica e la personalità delle singole uve. Questa curiosità ha portato la famiglia anche a sperimentare soluzioni considerate poco convenzionali per il vino piemontese, come l'utilizzo del tappo a vite su diverse etichette. Non si tratta di una scelta estetica, ma della volontà di studiare sistemi capaci di proteggere il vino dall'ossidazione e conservarne nel tempo freschezza e integrità. Matteo Correggia racconta così uno dei capitoli più importanti della rinascita del Roero. La Val dei Preti, Marun e Ròche d'Ampsèj sono il risultato di un'intuizione nata quando queste colline non godevano ancora della reputazione attuale: comprendere che sabbia, vecchie vigne e biodiversità potevano generare vini con un'identità irripetibile. Ancora oggi la famiglia continua quel percorso senza cercare di trasformare il Roero in qualcosa che non è, ma lavorando perché siano proprio le sue differenze a diventare il carattere più autentico dei vini.