MONTE MALETTO

Monte Maletto è il progetto di Gian Marco Viano, nato nel 2015 dal desiderio di riportare al centro una delle espressioni più rare e affascinanti della viticoltura piemontese: quella di Carema, minuscolo territorio al confine con la Valle d’Aosta dove il Nebbiolo cresce letteralmente aggrappato alla montagna. La storia di questa cantina è prima di tutto una scelta di territorio. Gian Marco decide infatti di dedicarsi a vigneti difficili, frammentati e spesso abbandonati, recuperando piccoli appezzamenti e contribuendo alla conservazione di un paesaggio viticolo costruito nei secoli attraverso un lavoro umano straordinario. A Carema non esistono grandi superfici continue: la vite occupa piccoli terrazzamenti ricavati sui ripidi versanti alpini, sostenuti da muri in pietra e collegati da sentieri e scalinate. Ogni metro coltivabile è il risultato di generazioni che hanno modellato la montagna per renderla adatta alla viticoltura e continuare a lavorare queste parcelle significa inevitabilmente confrontarsi con una quantità di lavoro manuale molto superiore rispetto a quella richiesta da un vigneto convenzionale. Il Nebbiolo, conosciuto localmente anche attraverso i suoi biotipi storici, viene tradizionalmente allevato sulla pergola di Carema, una struttura sostenuta dai caratteristici “pilun” in pietra. Questi grandi pilastri costituiscono uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio, ma possiedono anche una funzione concreta: assorbono il calore durante il giorno e lo restituiscono lentamente nelle ore notturne, contribuendo a creare intorno ai grappoli condizioni favorevoli alla maturazione in un ambiente fortemente condizionato dalla vicinanza delle Alpi. Altitudine, ventilazione e importanti escursioni termiche completano un microclima nel quale il Nebbiolo matura lentamente, sviluppando caratteristiche profondamente differenti rispetto alle interpretazioni più meridionali del Piemonte. I terreni sono poveri, pietrosi e legati alla complessa storia geologica dell’arco alpino, condizioni che limitano naturalmente la vigoria delle piante e contribuiscono a vini nei quali la personalità non nasce dalla concentrazione, ma soprattutto da tensione, freschezza e finezza. È proprio questa dimensione che Gian Marco cerca di preservare. Il lavoro in vigneto viene svolto con un approccio artigianale e rispettoso dell’ambiente, intervenendo manualmente e adattando ogni scelta alle condizioni della singola parcella. Recuperare una vecchia vigna a Carema significa spesso ricostruire muri, sistemare pergole e riportare alla luce terrazzamenti progressivamente riconquistati dal bosco: la produzione del vino diventa quindi anche un'attività di tutela del paesaggio. Monte Maletto aderisce al Presidio Slow Food del Carema, progetto nato per proteggere questa forma di viticoltura e favorire la conservazione delle pratiche tradizionali che ne definiscono l’identità. Il vino simbolo della cantina è il Carema “Sole e Roccia”, un nome che sintetizza perfettamente il carattere del luogo: da una parte la luce necessaria per portare il Nebbiolo a maturazione in un territorio alpino, dall’altra la pietra che domina vigneti, muri e suoli. È un vino costruito più sulla verticalità che sulla potenza, capace di esprimere il Nebbiolo attraverso profumi floreali e speziati, una trama tannica sottile e una freschezza che ne sostiene naturalmente l’evoluzione. In cantina Gian Marco mantiene la stessa impostazione adottata tra i filari. Le vinificazioni sono poco interventiste e vengono pensate per accompagnare le uve senza uniformarle, mentre gli affinamenti hanno il compito di permettere al vino di raggiungere equilibrio senza sovrapporre alla provenienza un'impronta aromatica dominante. Il tempo assume così un ruolo fondamentale: il Nebbiolo di montagna può apparire inizialmente sottile e austero, ma possiede una struttura capace di trasformarsi lentamente e sviluppare con l’evoluzione sfumature sempre più complesse. Accanto a Carema, Monte Maletto ha rivolto la propria attenzione anche all’Erbaluce, altra varietà profondamente radicata nel Canavese. Le vigne si trovano nell’area dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, paesaggio modellato dall’enorme ghiacciaio che occupava anticamente la valle della Dora Baltea e che ha lasciato terreni composti da sabbie, ciottoli e differenti materiali di origine alpina. L’Erbaluce possiede una naturale acidità particolarmente marcata e permette a Gian Marco di esplorare un volto completamente diverso del territorio rispetto al Nebbiolo di Carema, mantenendo però lo stesso filo conduttore fatto di freschezza, tensione e riconoscibilità della provenienza. Monte Maletto nasce quindi dall’incontro tra due elementi apparentemente semplici: una varietà e un paesaggio. Dietro ogni bottiglia si trova però un lavoro estremamente complesso, perché mantenere viva la viticoltura di Carema significa continuare a coltivare luoghi nei quali qualsiasi scorciatoia agricola diventa praticamente impossibile. Gian Marco Viano ha scelto proprio questa difficoltà come punto di partenza del proprio progetto, recuperando piccoli vigneti e trasformando una produzione necessariamente limitata in uno strumento per preservare un patrimonio molto più grande della cantina stessa. Monte Maletto racconta così il Canavese attraverso Nebbiolo ed Erbaluce, ma soprattutto attraverso una viticoltura nella quale il paesaggio continua a dipendere dalla presenza dell’uomo: pergole, pilun, muri a secco e terrazzamenti esistono soltanto finché qualcuno decide di continuare a lavorarli. “Sole e Roccia” diventa allora qualcosa di più del nome di un Carema: è la sintesi di un territorio estremo nel quale luce, pietra, montagna e lavoro manuale costruiscono insieme una delle espressioni più sottili, verticali e identitarie del Nebbiolo piemontese.