ROAGNA
Roagna è una delle famiglie storiche più rappresentative delle Langhe, profondamente legata al Nebbiolo e a due dei suoi territori più importanti: Barbaresco e Barolo. Le sue origini risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, quando Vincenzo e Rosa Roagna producevano già vino nel borgo di Barbaresco. Da allora il lavoro è stato tramandato di generazione in generazione, costruendo lentamente un patrimonio di vigne che oggi comprende alcune delle parcelle più prestigiose della regione. La storia di Roagna è infatti soprattutto una storia di vigneti acquisiti e custoditi nel tempo. Nel 1929 entra nel patrimonio familiare Montefico, mentre nel 1953 Giovanni Roagna e Maria Candida acquistano la cascina Pajé, destinata a diventare uno dei luoghi simbolo dell’azienda. Nel 1961 si aggiunge una piccola parcella di Asili, rafforzando ulteriormente la presenza della famiglia nei grandi terroir di Barbaresco. Pajé occupa un ruolo particolare nell'identità di Roagna. È un anfiteatro naturale caratterizzato da terreni ricchi di marne e calcare, nel quale sono custodite vigne molto vecchie. Proprio all'interno di questa collina nasce Crichet Pajé, una minuscola selezione individuata da Giovanni Roagna e diventata nel tempo una delle espressioni più rare e rappresentative della filosofia familiare. Un nuovo capitolo si apre nel 1990, quando Alfredo e Luigina Roagna acquistano Cascina Pira a Castiglione Falletto. La famiglia entra così direttamente nel territorio del Barolo, costruendo un secondo grande centro della propria attività. Pira comprende vigneti e boschi riuniti in un unico corpo, con vecchi impianti e una notevole complessità geologica che ne fanno uno dei patrimoni più importanti dell'azienda. Nel corso degli anni la proprietà si arricchisce ulteriormente e oggi Roagna lavora un mosaico di terre tra Barbaresco, Castiglione Falletto e altri territori piemontesi, mantenendo però una dimensione volutamente artigianale. Pajé, Montefico, Asili, Pira e Rocche di Castiglione sono alcuni dei nomi che raccontano meglio la profonda conoscenza maturata dalla famiglia sulle singole colline. Alla base di tutto esiste una vera e propria cultura delle vecchie vigne. Per Roagna l'età delle piante rappresenta un patrimonio fondamentale: radici profonde, equilibrio naturale e diversità genetica permettono alla vite di instaurare un rapporto sempre più complesso con il terreno. Per questo molte delle parcelle storiche vengono custodite con particolare attenzione e utilizzate come memoria vivente della viticoltura delle Langhe. La stessa filosofia spiega l'importanza attribuita alla selezione massale. La famiglia conserva e riproduce il materiale vegetale proveniente direttamente dalle proprie vecchie vigne, cercando di mantenere quella biodiversità genetica che rischierebbe altrimenti di andare progressivamente perduta. È un lavoro che guarda al futuro partendo dalle piante ereditate dalle generazioni precedenti. In vigna l'approccio è estremamente rispettoso. Roagna ricerca la vitalità naturale dei terreni, favorisce l'inerbimento e limita gli interventi, evitando irrigazione e concimazioni che possano alterare l'equilibrio costruito nel tempo. Vigneti e boschi vengono considerati parti dello stesso ecosistema, nel quale biodiversità e salute del suolo assumono un ruolo centrale. Anche in cantina il principio fondamentale è lasciare spazio al tempo. Le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni e le vinificazioni seguono metodi tradizionali, con macerazioni molto lunghe e affinamenti prolungati in grandi botti di rovere. L'obiettivo non è costruire uno stile attraverso la tecnica, ma accompagnare lentamente ciò che arriva dalle singole parcelle. Questa filosofia richiede inevitabilmente pazienza. Roagna non cerca di accelerare l'evoluzione dei propri vini e considera i lunghi affinamenti parte integrante della loro identità. La cantina diventa quindi un luogo di attesa, nel quale il Nebbiolo può svilupparsi senza perdere il legame con il vigneto dal quale proviene. Dal 2001 un ruolo centrale è ricoperto da Luca Roagna, entrato in azienda dopo gli studi enologici e oggi protagonista della nuova generazione insieme al padre Alfredo. Con Luca la ricerca sulle vecchie vigne, sulla biodiversità e sulle singole parcelle è diventata ancora più profonda, mantenendo però intatta l'impostazione artigianale costruita dalla famiglia. Uno degli aspetti più particolari di Roagna è proprio questa indipendenza. La famiglia segue direttamente il lavoro agricolo e la cantina, preferendo affidarsi alla conoscenza accumulata attraverso generazioni di esperienza sulle stesse vigne. È una dimensione quasi controcorrente rispetto alla crescente specializzazione del mondo del vino, ma perfettamente coerente con la filosofia della proprietà. Oggi Roagna rappresenta una delle interpretazioni più rigorose e identitarie delle Langhe. Barbaresco e Barolo convivono nella stessa storia, ma ogni vigna mantiene la propria voce: non esiste la volontà di uniformare Pajé, Montefico, Asili o Pira, perché proprio le loro differenze costituiscono il patrimonio più prezioso della famiglia. Dall'Ottocento fino ad Alfredo e Luca Roagna, generazioni della stessa famiglia hanno costruito la propria storia attraverso vecchie vigne, selezione massale, biodiversità e lunghissimi tempi di affinamento. Roagna è soprattutto questo: lasciare che siano il Nebbiolo, la singola vigna e il tempo a raccontare, senza scorciatoie, l'identità più profonda di Barbaresco e Barolo.