VIÑA CASALIBRE
Viña Casalibre è un progetto indipendente nato in Cile con l’ambizione di raccontare il lato più autentico, libero e meno convenzionale della viticoltura del Paese. Fondato da Fred Skwara, Casalibre nasce da una convinzione precisa: il Cile non è soltanto terra di grandi produzioni e varietà internazionali, ma possiede un patrimonio straordinario di vecchie vigne, piccoli viticoltori, varietà storiche e territori profondamente differenti che meritano di essere valorizzati. Il nome stesso, Casalibre – “casa libera”, racchiude perfettamente lo spirito del progetto. La libertà è infatti il principio attorno al quale viene costruita l’intera filosofia aziendale: libertà di cercare vigneti in zone differenti, di collaborare con piccoli coltivatori, di sperimentare in cantina e soprattutto di non essere vincolati a uno stile produttivo prestabilito. Casalibre non nasce quindi come una tenuta tradizionale concentrata attorno a un unico corpo di vigneti. Fred Skwara sceglie invece di viaggiare attraverso il Cile alla ricerca di parcelle particolari, costruendo rapporti diretti con viticoltori che spesso lavorano le proprie terre da generazioni. È un approccio che permette al progetto di sfruttare una delle caratteristiche più affascinanti del Paese: la sua incredibile diversità geografica. Il Cile vitivinicolo si sviluppa infatti attraverso una successione di vallate, montagne, aree costiere e territori interni profondamente differenti. Casalibre esplora questa complessità muovendosi tra zone come Maipo, Colchagua, Curicó e Itata, scegliendo ogni vigneto per la sua capacità di possedere una personalità riconoscibile. Particolare attenzione viene riservata alle vecchie vigne e al patrimonio viticolo storico cileno. Accanto a varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Malbec, Syrah e Garnacha, il progetto guarda con grande interesse a uve profondamente radicate nella storia del Paese, tra cui País e Moscatel de Alejandría. È proprio attraverso queste varietà e i vigneti più antichi che emerge uno dei volti meno conosciuti e più affascinanti del Cile. La filosofia agricola privilegia pratiche biologiche e rispettose della biodiversità, cercando di mantenere terreni vitali e piante naturalmente equilibrate. L'obiettivo non è forzare il vigneto verso produzioni standardizzate, ma accompagnarlo affinché possa esprimere le caratteristiche del luogo in cui cresce. La stessa sensibilità prosegue in cantina. Casalibre adotta un approccio orientato alla minima manipolazione, utilizzando la tecnica soltanto quando realmente necessaria. Le fermentazioni possono avvenire spontaneamente attraverso lieviti indigeni, le estrazioni vengono mantenute delicate e gli affinamenti sono scelti in funzione delle caratteristiche della materia prima. Accanto all'acciaio trovano spazio anche le tradizionali tinajas di argilla, contenitori profondamente legati alla storia rurale cilena. Il legno viene utilizzato con attenzione, evitando che diventi dominante, mentre alcune vinificazioni vengono realizzate con interventi estremamente ridotti e, in determinati casi, senza aggiunta di solforosa. Alla parte enologica contribuisce Luca Hodgkinson, professionista con esperienze maturate tra Europa e Sud America e una particolare sensibilità verso la viticoltura biologica. La sua visione si integra con quella di Fred Skwara: possedere una solida conoscenza tecnica per poter intervenire il meno possibile, lasciando che siano uva, vigneto e annata a determinare il carattere finale. Viña Casalibre rappresenta così una nuova generazione della viticoltura cilena, lontana dall'idea di vini costruiti secondo uno stile internazionale uniforme. Il progetto preferisce cercare piccole parcelle, vecchie vigne, agricoltori indipendenti e varietà dimenticate, trasformando la grande diversità geografica del Cile nel proprio principale patrimonio. È una cantina senza confini rigidi, nata dall'esplorazione e dalla curiosità. Casalibre significa libertà di interpretare il Cile senza preconcetti, recuperando le sue radici agricole e contemporaneamente sperimentando nuovi percorsi. Un progetto nel quale viticoltura biologica, fermentazioni spontanee, antichi contenitori e vecchie vigne diventano strumenti per raggiungere un obiettivo molto semplice: lasciare che sia il territorio a parlare.