BARBARESCO DOCG ALBESANI "VIGNA SANTO STEFANO®" 2022 - CASTELLO DI NEIVE
Abbinamenti, È un Barbaresco che a tavola vuole piatti con una certa struttura, ma la maggiore generosità del 2022 permette anche abbinamenti molto piacevoli già da giovane. Tajarin al ragù, agnolotti del plin, arrosti e brasati sono praticamente perfetti, così come anatra, piccione e selvaggina da piuma. Bellissimo con porcini e tartufo bianco d’Alba, dove la parte terrosa del piatto incontra naturalmente i profumi floreali, speziati e balsamici del Nebbiolo. Con il tempo potrà accompagnare molto bene anche formaggi piemontesi di lunga stagionatura.
Alcol, 14,5%
Annata, 2022
Denominazione, Barbaresco DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%
NOTE SENSORIALI:
Il Santo Stefano 2022 è un Barbaresco che mostra subito il carattere caldo dell’annata, ma senza perdere quella finezza che rende questo vigneto così riconoscibile. Al naso troviamo ciliegia matura, lampone e piccoli frutti rossi, accompagnati da rosa, violetta, spezie e liquirizia. Con qualche minuto nel bicchiere arrivano anche note di erbe aromatiche, tabacco e quella parte balsamica che ritorna spesso nei Nebbiolo di Santo Stefano. In bocca è pieno e succoso, con un frutto più generoso rispetto alla 2021 e un tannino fitto ma molto fine. La struttura c’è, ma freschezza e sapidità riescono a mantenere il sorso dinamico e soprattutto molto elegante. Nel finale tornano ciliegia, fiori, spezie e liquirizia, accompagnati da una bella sensazione minerale e balsamica. È un Santo Stefano che probabilmente si concederà un po’ prima rispetto alla 2021, ma ha comunque materia, tannino e profondità per evolvere molto bene negli anni.
CURIOSITÁ:
Santo Stefano è una vera e propria vigna storica di Neive, oggi indicata come Vigna Santo Stefano all’interno della MGA Albesani. La sua storia è documentata almeno dal 1742 e già nel 1767 il Nebbiolo prodotto qui veniva registrato separatamente dal resto delle uve della proprietà, segno di quanto questa collina fosse considerata speciale già secoli fa. La famiglia Stupino acquistò il Castello e Santo Stefano nel 1963-64 e tra il 1967 e il 1970 reimpiantò oltre sei ettari di Nebbiolo, vigne che oggi hanno superato i cinquant’anni. Da questi stessi filari arrivavano anche le uve acquistate per decenni da Bruno Giacosa per il suo celebre Barbaresco Santo Stefano, collaborazione iniziata nel 1964 e terminata con l’annata 2011; dal 2012 il nome Santo Stefano rimane esclusivamente sulle bottiglie di Castello di Neive. Il vino è Nebbiolo in purezza, con una resa intorno ai 72 quintali per ettaro e una produzione di circa 15.000 bottiglie. Dopo fermentazione e malolattica, affina per almeno due anni in legno nelle cantine storiche del Castello. La 2022 nasce da un’annata particolarmente calda e asciutta, che ha portato a una maturazione anticipata e a uve concentrate: proprio per questo il lavoro in vigna e la capacità delle vecchie piante di gestire la siccità sono stati fondamentali per mantenere equilibrio e freschezza.
Castello Di Neive +
Castello di Neive è una delle realtà storiche più rappresentative del Barbaresco, profondamente legata al borgo di Neive e a un patrimonio viticolo nel quale storia familiare, ricerca e valorizzazione delle singole vigne procedono insieme. Il centro dell’azienda è l’imponente castello settecentesco che domina il paese, acquistato nel 1964 da Italo Stupino insieme ai fratelli Anna, Giulio e Piera. La famiglia era già proprietaria di vigneti nella zona e quell’acquisizione permette di riunire progressivamente sotto un unico progetto diverse parcelle storiche, dando forma all’attuale Castello di Neive. Il legame della famiglia Stupino con queste colline è però precedente: il padre Giacomo aveva iniziato ad acquistare vigneti e terreni a Neive e proprio da questo patrimonio prende forma una delle storie più interessanti della denominazione. Tra le vigne più importanti emerge Santo Stefano, magnifico versante esposto a sud e sud-ovest immediatamente sotto il castello, destinato a diventare il simbolo dell’azienda e una delle espressioni più riconoscibili del Nebbiolo di Neive. È da questa vigna che nasce il Barbaresco Santo Stefano, vino capace di combinare profondità, eleganza e longevità e diventato nel tempo il riferimento assoluto della produzione. La storia di Castello di Neive è strettamente intrecciata anche con quella dell’Arneis. Negli anni Sessanta Italo Stupino avvia una collaborazione con l’enologo e docente torinese Italo Eynard, con il quale inizia un lavoro di ricerca su questa antica varietà piemontese, all’epoca quasi dimenticata e presente soprattutto in poche vigne del Roero e delle Langhe. Nel 1970 viene realizzata una delle prime vinificazioni moderne di Arneis in purezza e il vino prende il nome di Montebertotto, contribuendo concretamente alla riscoperta di un vitigno che nei decenni successivi sarebbe diventato uno dei bianchi più rappresentativi del Piemonte. Questa attenzione verso la ricerca non ha mai allontanato l’azienda dal Nebbiolo, che rimane il centro della produzione e trova nei terreni di Neive condizioni particolarmente favorevoli. Le colline sono caratterizzate principalmente da marne calcaree e componenti sabbiose, mentre esposizione e altitudine cambiano tra le differenti parcelle creando espressioni diverse anche all’interno dello stesso comune. La famiglia ha progressivamente approfondito queste differenze, scegliendo di valorizzare separatamente le vigne considerate maggiormente rappresentative. Santo Stefano occupa un ruolo centrale proprio per la combinazione tra posizione, esposizione e storia. Le uve vengono raccolte manualmente e vinificate cercando di accompagnare il Nebbiolo attraverso estrazioni progressive e affinamenti sufficientemente lunghi da permettere alla trama tannica di raggiungere equilibrio senza perdere tensione. Il legno viene utilizzato come strumento di maturazione e non per costruire un profilo aromatico estraneo alla vigna, mantenendo riconoscibili le caratteristiche floreali, speziate e progressivamente balsamiche tipiche del Nebbiolo. Accanto al Barbaresco Santo Stefano, la produzione comprende differenti interpretazioni della denominazione e delle varietà tradizionali piemontesi, offrendo una lettura più ampia del territorio di Neive. Barbera e Dolcetto completano naturalmente il patrimonio a bacca rossa, mentre l’Arneis conserva un significato storico particolare proprio per il ruolo avuto dall’azienda nella sua riscoperta. Anche il Pinot Nero occupa uno spazio interessante nella storia della proprietà: la presenza di questa varietà testimonia la curiosità viticola che ha sempre accompagnato il lavoro della famiglia Stupino e la volontà di osservare il comportamento di uve differenti sulle colline di Neive. Il castello non rappresenta soltanto il nome della cantina, ma il vero centro della vita aziendale. Costruito nel XVIII secolo sulle fondamenta di strutture precedenti, conserva ambienti storici e cantine sotterranee nelle quali il vino può maturare naturalmente in condizioni favorevoli di temperatura e umidità. La presenza della famiglia all’interno della proprietà rafforza ulteriormente quella dimensione agricola e familiare che, nonostante il prestigio raggiunto, continua a caratterizzare l’azienda. Castello di Neive rappresenta così un punto d’incontro tra alcuni dei capitoli più importanti della storia enologica piemontese contemporanea: da una parte il Nebbiolo e il Barbaresco, con Santo Stefano come vigneto simbolo; dall’altra la riscoperta dell’Arneis, alla quale la famiglia Stupino ha contribuito attraverso ricerca e sperimentazione quando questa varietà rischiava di essere dimenticata. Una storia costruita attorno a un castello, alle vigne che lo circondano e a una famiglia che ha scelto di interpretare Neive senza uniformarne le differenze, lasciando che ogni parcella e ogni vitigno possano conservare nel vino la propria identità.