DOMAINE KOJI ET JAE HWA

BOURGOGNE PINOT NOIR VIEILLES VIGNES BIO 2023 - DOMAINE KOJI ET JAE HWA

Precio normal €145,00 Precio rebajado€160,00ahorra €15,00

Abbinamenti, La finezza tannica e la profondità aromatica del Bourgogne Pinot Noir Vieilles Vignes 2023 permettono abbinamenti raffinati, capaci di accompagnarne l'eleganza senza sovrastarla. È magnifico con anatra arrosto, piccione, faraona, vitello e carni bianche saporite, mentre la componente floreale e le delicate sfumature terrose trovano una sintonia naturale con funghi porcini e preparazioni a base di tartufo. Ottimo anche con filetto di manzo, agnello e selvaggina da piuma, purché cucinati senza salse eccessivamente intense. Per rimanere nella tradizione borgognona, è particolarmente interessante con un coq au vin, un boeuf bourguignon preparato con equilibrio oppure con formaggi come Comté e Époisses, quest'ultimo preferibilmente non troppo maturo.
Alcol, 12,5%
Annata, 2023
Denominazione, Bourgogne AOP
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Pinot Nero 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Bourgogne Pinot Noir Vieilles Vignes 2023 di Domaine Koji et Jae Hwa è una delle interpretazioni più affascinanti e ricercate del Pinot Noir regionale, un vino che supera ampiamente le aspettative normalmente associate alla denominazione Bourgogne grazie alla profondità delle vecchie vigne e alla sensibilità di uno dei vignaioli più interessanti della Borgogna contemporanea. Nel calice si presenta con un rosso rubino luminoso e trasparente, espressione di uno stile che privilegia eleganza e precisione rispetto alla concentrazione. Il bouquet è raffinato e progressivo: ciliegia fresca, lampone, fragolina di bosco e ribes rosso si intrecciano a rosa, violetta e delicate sfumature speziate. Con l'ossigenazione emergono richiami di sottobosco, erbe aromatiche, scorza d'arancia e una sottile componente minerale che aggiunge profondità al quadro aromatico. Al palato è estremamente armonioso, con un frutto succoso e nitido sostenuto da una freschezza vivace e da tannini finissimi, quasi setosi. La struttura è importante ma mai pesante, mentre la maturazione in rovere contribuisce ad ampliare la complessità senza compromettere la delicatezza varietale. Il finale è lungo, sapido e floreale, con ritorni di piccoli frutti rossi e spezie. La 2023 mostra una combinazione particolarmente riuscita di maturità, energia ed eleganza, dando vita a un Pinot Noir di grande classe, capace di esprimere una profondità decisamente superiore a quella che la sua denominazione potrebbe suggerire.

CURIOSITÁ: 

Il Bourgogne Vieilles Vignes 2023 nasce da 100% Pinot Noir biologico proveniente da vecchie vigne della Côte de Nuits, nell'area di Nuits-Saint-Georges. Il progetto porta la firma di Koji Nakada, vignaiolo giapponese che, dopo essersi trasferito in Francia, ha fondato nel 2000 la maison Lou Dumont, diventando progressivamente uno dei nomi più conosciuti tra gli appassionati di Borgogna. Fondamentale nella sua formazione è stato l'incontro con Henri Jayer, figura leggendaria della viticoltura borgognona, dal quale Koji ha tratto soprattutto l'importanza di sviluppare una propria identità senza limitarsi a imitare i grandi maestri. Insieme alla moglie Jae Hwa ha successivamente dato vita a un progetto di proprietà, acquistando i primi vigneti nel 2012 e ampliando negli anni la superficie coltivata. La particolarità di questa cuvée è la provenienza da due minuscole parcelle di circa 0,24 ettari ciascuna, una delle quali comprende viti piantate addirittura nel 1908, mentre l'altra ospita piante con oltre cinquant'anni di età. La conduzione è biologica certificata e il lavoro in cantina è orientato alla massima valorizzazione della materia prima, con fermentazioni naturali e un utilizzo attento del legno. Per la 2023 viene indicata una vinificazione in botti di rovere francese, seguita da un affinamento di circa 18 mesi, senza chiarifiche né filtrazioni prima dell'imbottigliamento. La produzione è estremamente limitata: appena 3.634 bottiglie, un numero che racconta bene la rarità di questa etichetta. È proprio l'incontro tra vecchissime vigne, piccole dimensioni aziendali e sensibilità artigianale a rendere questo Bourgogne Vieilles Vignes una delle espressioni più personali del lavoro di Koji e Jae Hwa.

Domaine Koji Et Jae Hwa

Domaine Koji et Jae Hwa è una delle realtà più affascinanti e ricercate della Borgogna contemporanea, nata dall’incontro tra due culture apparentemente lontane dalla tradizione vitivinicola francese: quella giapponese di Koji Nakada e quella coreana della moglie Jae Hwa Park. La loro storia comincia nel 1996, quando Koji lascia il Giappone per trasferirsi in Francia e studiare enologia a Beaune. Prima di iniziare la formazione deve però imparare il francese e si stabilisce a Digione, dove incontra Jae Hwa, insegnante di lingua francese di origine coreana. Da quell’incontro nasce un legame personale destinato a trasformarsi anche in un progetto professionale. Koji approfondisce la propria conoscenza del vino attraverso esperienze in Borgogna, Bordeaux, Alsazia e Champagne, maturando una sensibilità che unisce il rigore tecnico francese alla precisione e all’attenzione per i dettagli tipiche della cultura giapponese. Nel 2000 la coppia fonda a Gevrey-Chambertin Maison Lou Dumont, una piccola attività di négoce destinata a conquistare progressivamente un posto importante tra gli appassionati di Borgogna. Il nome richiama Lou, la loro figlioccia, e il termine francese mont, omaggio alle montagne dei rispettivi paesi d’origine. Sulle etichette compare un ideogramma giapponese che richiama l’armonia tra cielo, terra e uomo, principio che sintetizza perfettamente la filosofia produttiva di Koji: il grande vino nasce dall’equilibrio tra natura, territorio e intervento umano. Dopo oltre dieci anni dedicati alla selezione e alla vinificazione di uve provenienti da differenti denominazioni borgognone, nel 2012 Koji e Jae Hwa realizzano il desiderio di diventare proprietari delle vigne, acquistando i primi appezzamenti a Prémeaux-Prissey e nel Clos La Brunelle. Nasce così Domaine Koji et Jae Hwa, progetto distinto dall’attività di négoce Lou Dumont e interamente dedicato alla valorizzazione dei vigneti di proprietà. Nel 2016 il patrimonio viene ampliato attraverso nuove acquisizioni a Marsannay, nelle Hautes-Côtes de Nuits e a Gevrey-Chambertin, arrivando progressivamente a circa sei ettari. La cantina si trova a Gevrey-Chambertin, negli edifici storicamente utilizzati dalla famiglia Fourrier, e rappresenta il centro di una produzione estremamente limitata, costruita intorno a parcelle selezionate per età delle viti e qualità del terroir. Uno degli elementi più importanti del domaine è proprio l’età del patrimonio viticolo: numerose vigne di Pinot Noir superano i cinquant’anni, alcune raggiungono o oltrepassano il secolo di vita e una parte delle piante più antiche risale addirittura al 1908. Accanto al Pinot Noir vengono coltivati Chardonnay e Aligoté, quest’ultimo presente anche attraverso una parcella centenaria. I terreni sono quelli caratteristici della Côte de Nuits, con differenti combinazioni di calcare, marne e argille che cambiano sensibilmente secondo altitudine, esposizione e posizione del vigneto. A Gevrey-Chambertin il Pinot Noir può esprimere maggiore profondità e struttura, mentre Marsannay e le Hautes-Côtes de Nuits offrono interpretazioni generalmente più tese, fresche e delicate. Koji ha scelto di valorizzare queste differenze attraverso una viticoltura estremamente rispettosa dell’ambiente, ottenendo nel 2016 la certificazione biologica Ecocert e introducendo progressivamente pratiche biodinamiche. I vigneti vengono lavorati senza erbicidi di sintesi, utilizzando preparati vegetali, tisane e interventi destinati a favorire la vitalità dei suoli. La vendemmia è manuale e la selezione delle uve particolarmente rigorosa, con una preferenza per rese contenute e maturazioni capaci di conservare freschezza e precisione aromatica. In cantina l’approccio è altrettanto personale e si distingue per una ricerca quasi assoluta della purezza del frutto. Le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e, per numerose cuvée di Pinot Noir, Koji utilizza una percentuale importante di grappoli interi, tecnica che contribuisce a costruire vini dalla struttura delicata, con tannini sottili e una componente aromatica particolarmente complessa. Le estrazioni vengono condotte con grande moderazione, privilegiando infusioni delicate e pressature leggere anziché rimontaggi aggressivi. La solforosa viene evitata durante gran parte della vinificazione e utilizzata soltanto quando strettamente necessario, spesso in quantità minime prima dell’imbottigliamento. Anche la scelta dei contenitori è diventata uno degli aspetti più interessanti della ricerca contemporanea del domaine. Accanto alle tradizionali pièces borgognone, generalmente utilizzate senza ricercare un’impronta marcata del legno nuovo, Koji ha introdotto recipienti ceramici Clayver, capaci di accompagnare l’evoluzione del vino senza apportare aromi di rovere. In alcune cuvée l’affinamento viene suddiviso tra ceramica e legno, permettendo di modulare il rapporto tra ossigenazione, struttura e integrità del frutto. La gamma riflette questa filosofia attraverso vini prodotti in quantità estremamente limitate. Il Bourgogne Pinot Noir Vieilles Vignes rappresenta una delle etichette più emblematiche e nasce da vecchie vigne selezionate, mostrando quanto un'appellazione regionale possa raggiungere profondità e complessità quando viene interpretata attraverso piante molto anziane e vinificazioni particolarmente attente. Il Marsannay En Leautier approfondisce il carattere di una singola provenienza, mentre il Gevrey-Chambertin Village esprime il volto più classico e strutturato della Côte de Nuits. La Violette, nelle Hautes-Côtes de Nuits, costituisce un'altra interpretazione particolarmente ricercata del Pinot Noir, caratterizzata da una produzione minuscola e da un affinamento che può combinare contenitori ceramici e rovere. Sul versante dei bianchi, Bourgogne Blanc Dijon, Marsannay Le Désert Blanc e le altre selezioni di Chardonnay mostrano una ricerca orientata verso freschezza, tensione e precisione, mentre l’Aligoté proveniente da vecchie vigne rappresenta un ulteriore elemento di valorizzazione della biodiversità borgognona. Negli ultimi anni Koji e Jae Hwa hanno inoltre ampliato i propri interessi verso la Champagne, sviluppando piccole produzioni nella Côte des Bar e applicando anche alla spumantizzazione la stessa attenzione riservata alle singole vigne. Domaine Koji et Jae Hwa rappresenta quindi un caso particolare nel panorama della Borgogna: una proprietà nata nel 2012 dall’esperienza di due persone arrivate in Francia da Giappone e Corea del Sud, cresciuta senza perdere la propria dimensione artigianale e diventata progressivamente un nome ricercato dagli appassionati internazionali. Il patrimonio di circa sei ettari, le vecchie vigne talvolta centenarie, la certificazione biologica, le fermentazioni spontanee, l’utilizzo dei grappoli interi, le estrazioni delicate e la sperimentazione tra legno e ceramica costituiscono gli strumenti di una filosofia estremamente riconoscibile. Koji non cerca Pinot Noir concentrati o costruiti sulla potenza, ma vini trasparenti, fragranti, profondi e capaci di lasciare emergere il carattere delle singole parcelle. È proprio questa combinazione tra precisione giapponese, sensibilità artigianale e rispetto della tradizione borgognona a definire il domaine: una delle interpretazioni più personali della Côte de Nuits contemporanea, nella quale il lavoro dell’uomo cerca soprattutto di accompagnare, senza sovrastarlo, l’equilibrio tra cielo, terra e vite.