JÉRÔME BLIN

CHAMPAGNE BLANC DE NOIRS EXTRA BRUT "LES MEUNIERS DE MON PÈRE 22" - JÉRÔME BLIN

Precio normal €52,50 Precio rebajado€58,00ahorra €5,50

Abbinamenti, È uno Champagne particolarmente gastronomico, grazie alla struttura del Meunier e a quella combinazione di frutto, freschezza e sapidità che permette di accompagnare piatti anche piuttosto ricchi. Lo vediamo benissimo con capesante scottate, gamberi alla griglia, rombo al forno e risotti ai crostacei, dove la consistenza del vino valorizza la dolcezza naturale degli ingredienti. Molto interessante anche con pollo arrosto, faraona, vitello alle erbe e carni bianche accompagnate da salse delicate, preparazioni nelle quali la rotondità del Meunier trova una bellissima continuità con il piatto. Da provare con funghi porcini, risotti ai funghi e formaggi a pasta molle come Chaource e Brie, ma anche con Comté di media stagionatura. La sua freschezza lo rende piacevole con fritture leggere, tempura di verdure e antipasti saporiti.
Alcol, 12%
Annata, Sans Année
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Meunier 100%

NOTE SENSORIALI:

Les Meuniers de Mon Père 22 di Jérôme Blin è uno Champagne che racconta tutta la personalità del Meunier, un vitigno troppo spesso considerato soltanto una componente degli assemblaggi, ma capace di regalare vini di grande carattere quando viene interpretato da solo. Nel calice si presenta con un giallo dorato luminoso, accompagnato da un perlage fine e vivace. Al naso troviamo mela gialla, pera matura e pesca bianca, seguite da scorza d'arancia, fiori di campo e delicate sfumature di frutta secca. Con qualche minuto nel bicchiere emergono sensazioni di crosta di pane, spezie leggere ed erbe aromatiche, che aggiungono profondità a un profilo dominato dalla naturale generosità del frutto. In bocca è ampio e succoso, con una consistenza piacevolmente avvolgente che viene immediatamente bilanciata da una freschezza vivace. La bollicina accompagna il sorso senza sovrastarlo, mentre il dosaggio Extra Brut lascia spazio a una bella tensione sapida. Il finale è lungo, asciutto e armonioso, con ritorni di frutta gialla, agrumi e una delicata nota speziata. È uno Champagne che dimostra quanto il Meunier possa essere interessante anche in purezza, soprattutto quando alla sua naturale rotondità si affiancano precisione ed energia.

CURIOSITÁ:

Les Meuniers de Mon Père 22 è uno Champagne Blanc de Noirs ottenuto esclusivamente da Meunier, nato come omaggio di Jérôme Blin al padre e alle vigne ricevute in eredità. Un legame familiare che assume un significato particolare per questo produttore di Vincelles, nella Vallée de la Marne, dove la famiglia coltiva la vite da generazioni, con una storia documentata che risale al 1671. Dopo una formazione nel settore agroalimentare, Jérôme ha scelto di tornare nell'azienda di famiglia, avviando nel 2010 un percorso di conversione all'agricoltura biologica. La sua filosofia si basa sul rispetto della vitalità dei suoli, sulla valorizzazione delle singole parcelle e su una vinificazione poco interventista, che privilegia i lieviti indigeni e limita le manipolazioni del vino. Il Meunier è il grande protagonista di questo territorio, dove riesce a esprimere una combinazione particolarmente interessante di frutto, struttura e freschezza. La versione 22 valorizza il carattere della vendemmia 2022 attraverso uno stile Extra Brut, nel quale il dosaggio contenuto permette di mantenere in primo piano l'identità del vitigno. È una cuvée che va oltre la semplice interpretazione tecnica dello Champagne, perché racchiude anche un racconto di famiglia, continuità e appartenenza al territorio.

Jérôme Blin

Jérôme Blin è uno dei vignaioli più interessanti della Vallée de la Marne occidentale e conduce il proprio domaine a Vincelles, piccolo villaggio situato lungo la Marna, dove la sua famiglia coltiva la vite da diverse generazioni. La storia viticola familiare risale almeno al XVII secolo, ma per lungo tempo l’attività rimane quella tipica di molti piccoli viticoltori champenois: coltivare le proprie parcelle e conferire gran parte delle uve alle cooperative o alle maison della regione. Jérôme rappresenta la nuova generazione e decide progressivamente di cambiare direzione, recuperando il patrimonio familiare e scegliendo di vinificare direttamente le proprie uve per raccontare con maggiore precisione il territorio di Vincelles. Dopo la formazione viticola ed enologica e diverse esperienze professionali, rientra nell’azienda di famiglia e sviluppa un progetto personale costruito intorno a pochi ettari e a una concezione fortemente artigianale dello Champagne. Il vigneto è estremamente frammentato e si sviluppa principalmente tra Vincelles e i comuni vicini della Vallée de la Marne, su terreni nei quali argille, marne, sabbie e componenti calcaree cambiano anche a breve distanza. Il Meunier rappresenta naturalmente il vitigno centrale: in questa parte della Vallée de la Marne trova condizioni ideali e Jérôme lo considera un vero interprete del terroir, non semplicemente una varietà destinata a portare frutto e morbidezza agli assemblaggi. Accanto al Meunier vengono coltivati Chardonnay e Pinot Noir, ma uno degli aspetti più affascinanti del domaine è la presenza e la valorizzazione di varietà storiche della Champagne, recuperate per preservare biodiversità e patrimonio ampelografico. Jérôme lavora infatti anche con Pinot Blanc, Petit Meslier, Arbane e Fromenteau, antico nome champenois del Pinot Gris, utilizzandoli in alcune delle cuvée più personali della cantina. In vigneto il lavoro è orientato verso l’agricoltura biologica e biodinamica, con una forte attenzione alla vita del terreno e alla riduzione degli interventi. Niente erbicidi sistemici, lavorazioni del suolo, inerbimenti, preparati vegetali e osservazione costante delle singole parcelle costituiscono la base di una filosofia che considera la qualità dello Champagne una conseguenza diretta della qualità dell’uva. Le rese vengono mantenute sotto controllo e la vendemmia è manuale, con raccolte stabilite in funzione della maturità delle differenti vigne. Anche in cantina l’approccio è volutamente poco interventista: le parcelle vengono vinificate separatamente, le fermentazioni vengono affidate prevalentemente ai lieviti indigeni e l’utilizzo della solforosa è molto contenuto. Acciaio, pièces e vecchi fûts vengono scelti secondo il carattere del vino, utilizzando il legno soprattutto come strumento di affinamento e micro-ossigenazione piuttosto che per apportare aromi. I vins clairs vengono lasciati maturare lentamente e i dosaggi finali sono generalmente molto bassi, spesso nelle categorie Extra Brut o Brut Nature, così da non modificare l’equilibrio costruito attraverso la maturità dell’uva e l’affinamento. La gamma riflette perfettamente questa ricerca. La Pouillote rappresenta una delle cuvée più conosciute e porta in primo piano il Meunier, mostrando il volto succoso, vinoso e contemporaneamente teso che questa varietà può assumere nei terroir di Vincelles. Les Caillasses approfondisce invece il rapporto con una specifica parcella e con la componente minerale dei terreni, mentre Octave è una delle cuvée attraverso cui Jérôme esplora maggiormente la complessità derivante dall’assemblaggio e dall’affinamento. Ma è soprattutto Cuvée 6 Cépages a sintetizzare una parte fondamentale della sua filosofia: un assemblaggio che riunisce sei varietà della Champagne e recupera, accanto a Chardonnay, Pinot Noir e Meunier, alcuni vitigni storici ormai rarissimi. Non si tratta di una semplice curiosità enologica, ma della volontà di ricordare che la Champagne, prima della progressiva standardizzazione del Novecento, possedeva una biodiversità varietale molto più ampia. Jérôme considera queste uve un patrimonio da conservare e allo stesso tempo uno strumento interessante per affrontare le trasformazioni climatiche della regione, perché maturazioni, acidità e comportamento agronomico possono essere molto differenti rispetto ai tre vitigni oggi dominanti. Le produzioni sono estremamente limitate e molte cuvée vengono realizzate soltanto in poche migliaia o centinaia di bottiglie, permettendo al vignaiolo di seguire personalmente ogni fase del lavoro. Jérôme Blin rappresenta così perfettamente la trasformazione della Vallée de la Marne contemporanea: un territorio storicamente conosciuto soprattutto per il Meunier destinato agli assemblaggi delle grandi maison viene reinterpretato attraverso singole parcelle, fermentazioni spontanee, vecchi legni, dosaggi minimi e recupero delle varietà dimenticate. La sua Champagne non cerca uniformità tra le annate, ma lascia emergere differenze di vendemmia, vigneto e vitigno. Dietro ogni bottiglia rimane la dimensione di un piccolo domaine familiare di Vincelles, nel quale il Meunier conserva il ruolo principale ma dialoga con Chardonnay, Pinot Noir e antiche varietà champenois. È proprio questa combinazione tra memoria e sperimentazione a definire Jérôme Blin: un vignaiolo che utilizza il patrimonio ricevuto dalle generazioni precedenti non per replicare uno stile, ma per recuperare una Champagne agricola, biodiversa e profondamente legata alle proprie parcelle.