FLEURY

CHAMPAGNE BRUT NATURE 100% PINOT GRIS "VARIATION" 2018 - FLEURY

Precio normal €144,00

Abbinamenti, La struttura, la vinosità e l’assenza di dosaggio rendono Variation 2018 decisamente più gastronomico di un semplice Champagne da aperitivo. È splendido con crostacei, capesante, salmone affumicato, baccalà e pesci dalla carne consistente, ma la ricchezza del Pinot Gris permette di spingersi verso preparazioni più importanti come rombo al burro, risotti ai funghi e piatti con salse cremose. Particolarmente interessante con una blanquette de veau, abbinamento suggerito anche nelle degustazioni dedicate alla cuvée, oppure con foie gras, Comté e formaggi a pasta molle o di media stagionatura. Le note di mandorla e frutta gialla creano inoltre ottime armonie con piatti a base di funghi e frutta secca.
Alcol, 12%
Annata, 2018
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Pinot Gris 100%

NOTE SENSORIALI:

Lo Champagne Brut Nature “Variation” 2018 di Fleury si presenta con un giallo dorato luminoso, attraversato da delicate sfumature ramate e da un perlage fine e persistente. Il naso è originale e profondo, con mela gialla, pera matura e pesca che si intrecciano a mango e leggere sensazioni di frutta esotica. Seguono mandorla fresca, agrumi maturi e sfumature di pasticceria, mentre con l’ossigenazione emergono spezie delicate e una sottile impronta minerale. Al palato l’attacco è netto e preciso, immediatamente seguito da una materia generosa e vinosa, sorprendente per uno Champagne senza dosaggio. La bollicina è ben integrata, la freschezza mantiene il sorso energico e una decisa sapidità accompagna tutta la progressione. L’assenza di zucchero alla sboccatura ne accentua tensione e purezza senza renderlo austero. Il finale è lungo, asciutto e persistente, con ritorni di frutta gialla, mandorla e agrumi. Uno Champagne rarissimo e anticonvenzionale, nel quale il Pinot Gris mostra un volto sorprendentemente complesso.

CURIOSITÀ:

Variation 2018 è una delle cuvée più rare della famiglia Fleury: nasce esclusivamente da Pinot Gris, antico vitigno autorizzato in Champagne e conosciuto storicamente anche come Fromenteau, oggi presente in quantità quasi simboliche. Fleury lo ha reimpiantato nel 2010 a Courteron, nella Côte des Bar, dove le vigne crescono sui caratteristici terreni argillo-calcarei di origine kimmeridgiana. La vendemmia è manuale e la lavorazione segue la filosofia biodinamica che ha reso celebre la maison: Jean-Pierre Fleury convertì infatti l’intero domaine alla biodinamica nel 1989, diventando uno dei pionieri assoluti della Champagne. Il 2018 svolge la fermentazione malolattica completa e viene elaborato senza aggiunta di solforosa; dopo la seconda fermentazione rimane lungamente sui lieviti prima della sboccatura, effettuata senza alcun dosaggio, quindi con 0 g/l di zucchero. La produzione è minuscola, nell’ordine di circa 2.200 bottiglie. Variation rappresenta così una vera operazione di recupero ampelografico, trasformando uno dei cépages oubliés della Champagne in una cuvée millesimata dalla personalità irripetibile.

Fleury

Champagne Fleury è una delle realtà più importanti della Côte des Bar e soprattutto un nome fondamentale nella storia della viticoltura biodinamica in Champagne. Il domaine ha sede a Courteron, nella Vallée de la Seine, all’estremo sud della denominazione, dove la famiglia è radicata dal 1895. È in quell’anno che Émile Fleury, vignaiolo e vivaista, fonda l’azienda e partecipa alla ricostruzione del patrimonio viticolo locale in un periodo segnato dalla fillossera, diventando uno dei primi della zona a reimpiantare il Pinot Noir innestato su piede americano. La generazione successiva compie un altro passaggio decisivo: nel 1929 Robert Fleury sceglie di vinificare e commercializzare direttamente le proprie uve, trasformando progressivamente l’attività familiare in un vero domaine champenois indipendente. Ma è con Jean-Pierre Fleury che la storia della famiglia assume un'importanza ben più ampia dei confini della Côte des Bar. Dopo aver preso in mano la proprietà, Jean-Pierre inizia già negli anni Settanta a mettere in discussione l’agricoltura convenzionale: abbandona progressivamente il diserbo chimico, introduce lavorazioni meccaniche del terreno e fertilizzazioni organiche e approfondisce il rapporto tra fertilità del suolo e salute della vite. Nel 1989 compie la scelta che renderà Fleury un riferimento assoluto, convertendo inizialmente una parte dei vigneti alla biodinamica e diventando il primo produttore della Champagne a intraprendere ufficialmente questo percorso. Nel 1992 l’intera proprietà viene convertita e la prima vendemmia certificata biologica coincide proprio con quell’anno. La cuvée Fleur de l’Europe, creata nel 1993, diventerà il simbolo di questa nuova filosofia. Oggi il domaine è affidato alla quarta generazione, rappresentata dai figli di Jean-Pierre: Jean-Sébastien, Benoît e Morgane Fleury. Jean-Sébastien segue in particolare la vinificazione e l’evoluzione dei vini, Benoît concentra il proprio lavoro sul vigneto e sulla biodiversità, mentre Morgane contribuisce alla diffusione della filosofia familiare e ha creato a Parigi Ma Cave Fleury, spazio dedicato ai vini biologici e biodinamici. La proprietà comprende circa 15 ettari interamente certificati biologici e condotti in biodinamica, concentrati principalmente intorno a Courteron. Il territorio appartiene geologicamente al Kimmeridgiano e presenta l’alternanza di marne e calcari tipica della Côte des Bar, formazione che prosegue idealmente verso Chablis e costituisce uno degli elementi fondamentali della personalità dei vini. Il Pinot Noir domina nettamente il patrimonio aziendale, rappresentando circa l’85% delle vigne, seguito dallo Chardonnay, mentre piccole superfici sono dedicate a Meunier e alle varietà storiche Pinot Blanc e Pinot Gris. Proprio il recupero dei vitigni meno diffusi è diventato uno degli aspetti più interessanti del lavoro contemporaneo della famiglia. Nei vigneti la biodinamica non viene considerata semplicemente una certificazione, ma un metodo agricolo sviluppato e perfezionato attraverso oltre trentacinque anni di esperienza. Preparati biodinamici, compost, tisane vegetali, lavorazioni meccaniche e con il cavallo, inerbimenti permanenti e sperimentazioni di agroforestazione vengono utilizzati per aumentare biodiversità e vitalità microbiologica, riducendo progressivamente gli interventi esterni. In cantina la stessa filosofia si traduce in vinificazioni sempre meno invasive. Acciaio e legno convivono secondo la personalità delle diverse cuvée e Jean-Sébastien ha introdotto anche una galleria di grandi foudres di rovere da circa 60 ettolitri destinati sia ai vini dell’annata sia alle riserve. Le fermentazioni vengono accompagnate cercando di preservare l’identità della materia prima e una parte della ricerca si è spinta fino alla completa eliminazione della solforosa aggiunta. Sonate N°9 rappresenta uno degli esempi più emblematici: Pinot Noir vinificato senza aggiunta di solfiti e proposto con dosage estremamente contenuto o nullo, nato dalla volontà di portare fino alle estreme conseguenze il lavoro iniziato in vigneto. Fleur de l’Europe rimane invece una delle cuvée simbolo del domaine e della conversione biodinamica, tradizionalmente costruita con una forte prevalenza di Pinot Noir accompagnato dallo Chardonnay. Blanc de Noirs rappresenta probabilmente la lettura più immediata dell’identità di Courteron e della centralità del Pinot Noir, mentre Notes Blanches esplora il volto delle varietà bianche e Variation approfondisce ulteriormente la ricerca sulle singole espressioni del patrimonio aziendale. Accanto agli Champagne più giovani, Fleury conserva inoltre una notevole collezione di vecchi millesimi, testimonianza di quanto la famiglia consideri il tempo una componente fondamentale dell’evoluzione dei propri vini. La quarta generazione non si è quindi limitata a conservare il lavoro pionieristico di Jean-Pierre, ma lo ha progressivamente ampliato attraverso agroforestazione, recupero delle varietà dimenticate, vinificazioni senza solforosa e una lettura sempre più precisa delle parcelle. Fleury rappresenta così un caso quasi unico nella storia recente della Champagne: quando Jean-Pierre iniziò la conversione biodinamica nel 1989, questa filosofia era ancora pressoché sconosciuta nella regione e appariva particolarmente rischiosa in un territorio climaticamente difficile come la Champagne. Oltre trentacinque anni dopo, molte delle pratiche allora considerate radicali sono diventate centrali nel dibattito sulla viticoltura contemporanea. I 15 ettari di Courteron costituiscono quindi molto più di un semplice vigneto biologico: sono il risultato di uno dei percorsi biodinamici più lunghi e coerenti dell’intera denominazione. Émile, Robert e Jean-Pierre hanno segnato ciascuno una svolta – ricostruzione del vigneto, imbottigliamento diretto e biodinamica – mentre Morgane, Jean-Sébastien e Benoît stanno scrivendo il capitolo attuale. Pinot Noir, marne kimmeridgiane e biodiversità rimangono il filo conduttore di Champagne profondi, vinosi e fortemente territoriali, facendo di Fleury non soltanto uno dei pionieri della Champagne biologica, ma una delle realtà che più concretamente hanno contribuito a cambiare il modo di pensare la viticoltura nella regione.