CHAMPAGNE BRUT NATURE "FLEUR DE L'EUROPE" - FLEURY
Abbinamenti, La struttura del Pinot Noir e la tensione del dosaggio zero rendono Fleur de l’Europe uno Champagne particolarmente gastronomico. È magnifico con ostriche, scampi, gamberi e crostacei, ma accompagna con grande eleganza anche orata e branzino alla griglia, pesci al forno e preparazioni caratterizzate da una leggera componente affumicata. Molto interessante con risotti, soprattutto con verdure, Parmigiano o funghi, dove freschezza e sapidità riescono a bilanciare perfettamente la parte cremosa del piatto. Può spingersi anche verso animelle, pollame e carni bianche delicate, dimostrando una versatilità rara per uno Champagne non dosato. Ottimo infine con Comté e altri formaggi di buona stagionatura.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, Pinot Nero 85%, Chardonnay 15%
NOTE SENSORIALI:
Lo Champagne Brut Nature “Fleur de l’Europe” di Fleury si presenta con un giallo dorato brillante, attraversato da un perlage finissimo, fitto e continuo. Il naso è elegante e progressivo, con mela rossa, piccoli frutti rossi e fiori bianchi che si intrecciano a miele, mandorla e leggere sfumature speziate. Con l’ossigenazione emergono richiami di tè essiccato, erbe fini e una componente minerale sempre più evidente. Al palato è teso, vinoso e incisivo, con il Pinot Noir che apporta struttura e profondità mentre lo Chardonnay distende il sorso con maggiore finezza. L’assenza di dosaggio lascia emergere con grande precisione freschezza e mineralità, accompagnate da una piacevole sensazione salina. La bollicina è cremosa ma mai invadente e conduce verso un finale lungo, asciutto e vibrante, con ritorni di mela, frutta secca e note iodate. Uno Champagne di grande personalità, rigoroso ma tutt’altro che austero.
CURIOSITÀ:
Fleur de l’Europe è una delle cuvée simbolo di Fleury e occupa un posto importante nella storia contemporanea della Champagne: Jean-Pierre Fleury iniziò a sperimentare la biodinamica nel 1989 e nel 1992 completò la conversione dell’intera proprietà, diventando il primo produttore champenois a compiere questa scelta. Proprio Fleur de l’Europe, lanciata nel 1992 dalle prime vigne lavorate biodinamicamente, celebra simbolicamente anche la nascita della nuova Europa. Nasce a Courteron, nella Côte des Bar, da 85% Pinot Noir e 15% Chardonnay coltivati su terreni kimmeridgiani di marne e argille calcaree. È una cuvée non millesimata costruita assemblando vino dell’annata e vini di riserva; le fermentazioni avvengono tra acciaio a temperatura controllata e legno, mentre le riserve maturano anche in grandi foudres di rovere. La seconda fermentazione avviene naturalmente in bottiglia e il lungo affinamento sui lieviti ne amplia complessità e cremosità. Alla sboccatura non viene aggiunto zucchero: il dosaggio è quindi 0 g/l, autentico Brut Nature.
Fleury +
Champagne Fleury è una delle realtà più importanti della Côte des Bar e soprattutto un nome fondamentale nella storia della viticoltura biodinamica in Champagne. Il domaine ha sede a Courteron, nella Vallée de la Seine, all’estremo sud della denominazione, dove la famiglia è radicata dal 1895. È in quell’anno che Émile Fleury, vignaiolo e vivaista, fonda l’azienda e partecipa alla ricostruzione del patrimonio viticolo locale in un periodo segnato dalla fillossera, diventando uno dei primi della zona a reimpiantare il Pinot Noir innestato su piede americano. La generazione successiva compie un altro passaggio decisivo: nel 1929 Robert Fleury sceglie di vinificare e commercializzare direttamente le proprie uve, trasformando progressivamente l’attività familiare in un vero domaine champenois indipendente. Ma è con Jean-Pierre Fleury che la storia della famiglia assume un'importanza ben più ampia dei confini della Côte des Bar. Dopo aver preso in mano la proprietà, Jean-Pierre inizia già negli anni Settanta a mettere in discussione l’agricoltura convenzionale: abbandona progressivamente il diserbo chimico, introduce lavorazioni meccaniche del terreno e fertilizzazioni organiche e approfondisce il rapporto tra fertilità del suolo e salute della vite. Nel 1989 compie la scelta che renderà Fleury un riferimento assoluto, convertendo inizialmente una parte dei vigneti alla biodinamica e diventando il primo produttore della Champagne a intraprendere ufficialmente questo percorso. Nel 1992 l’intera proprietà viene convertita e la prima vendemmia certificata biologica coincide proprio con quell’anno. La cuvée Fleur de l’Europe, creata nel 1993, diventerà il simbolo di questa nuova filosofia. Oggi il domaine è affidato alla quarta generazione, rappresentata dai figli di Jean-Pierre: Jean-Sébastien, Benoît e Morgane Fleury. Jean-Sébastien segue in particolare la vinificazione e l’evoluzione dei vini, Benoît concentra il proprio lavoro sul vigneto e sulla biodiversità, mentre Morgane contribuisce alla diffusione della filosofia familiare e ha creato a Parigi Ma Cave Fleury, spazio dedicato ai vini biologici e biodinamici. La proprietà comprende circa 15 ettari interamente certificati biologici e condotti in biodinamica, concentrati principalmente intorno a Courteron. Il territorio appartiene geologicamente al Kimmeridgiano e presenta l’alternanza di marne e calcari tipica della Côte des Bar, formazione che prosegue idealmente verso Chablis e costituisce uno degli elementi fondamentali della personalità dei vini. Il Pinot Noir domina nettamente il patrimonio aziendale, rappresentando circa l’85% delle vigne, seguito dallo Chardonnay, mentre piccole superfici sono dedicate a Meunier e alle varietà storiche Pinot Blanc e Pinot Gris. Proprio il recupero dei vitigni meno diffusi è diventato uno degli aspetti più interessanti del lavoro contemporaneo della famiglia. Nei vigneti la biodinamica non viene considerata semplicemente una certificazione, ma un metodo agricolo sviluppato e perfezionato attraverso oltre trentacinque anni di esperienza. Preparati biodinamici, compost, tisane vegetali, lavorazioni meccaniche e con il cavallo, inerbimenti permanenti e sperimentazioni di agroforestazione vengono utilizzati per aumentare biodiversità e vitalità microbiologica, riducendo progressivamente gli interventi esterni. In cantina la stessa filosofia si traduce in vinificazioni sempre meno invasive. Acciaio e legno convivono secondo la personalità delle diverse cuvée e Jean-Sébastien ha introdotto anche una galleria di grandi foudres di rovere da circa 60 ettolitri destinati sia ai vini dell’annata sia alle riserve. Le fermentazioni vengono accompagnate cercando di preservare l’identità della materia prima e una parte della ricerca si è spinta fino alla completa eliminazione della solforosa aggiunta. Sonate N°9 rappresenta uno degli esempi più emblematici: Pinot Noir vinificato senza aggiunta di solfiti e proposto con dosage estremamente contenuto o nullo, nato dalla volontà di portare fino alle estreme conseguenze il lavoro iniziato in vigneto. Fleur de l’Europe rimane invece una delle cuvée simbolo del domaine e della conversione biodinamica, tradizionalmente costruita con una forte prevalenza di Pinot Noir accompagnato dallo Chardonnay. Blanc de Noirs rappresenta probabilmente la lettura più immediata dell’identità di Courteron e della centralità del Pinot Noir, mentre Notes Blanches esplora il volto delle varietà bianche e Variation approfondisce ulteriormente la ricerca sulle singole espressioni del patrimonio aziendale. Accanto agli Champagne più giovani, Fleury conserva inoltre una notevole collezione di vecchi millesimi, testimonianza di quanto la famiglia consideri il tempo una componente fondamentale dell’evoluzione dei propri vini. La quarta generazione non si è quindi limitata a conservare il lavoro pionieristico di Jean-Pierre, ma lo ha progressivamente ampliato attraverso agroforestazione, recupero delle varietà dimenticate, vinificazioni senza solforosa e una lettura sempre più precisa delle parcelle. Fleury rappresenta così un caso quasi unico nella storia recente della Champagne: quando Jean-Pierre iniziò la conversione biodinamica nel 1989, questa filosofia era ancora pressoché sconosciuta nella regione e appariva particolarmente rischiosa in un territorio climaticamente difficile come la Champagne. Oltre trentacinque anni dopo, molte delle pratiche allora considerate radicali sono diventate centrali nel dibattito sulla viticoltura contemporanea. I 15 ettari di Courteron costituiscono quindi molto più di un semplice vigneto biologico: sono il risultato di uno dei percorsi biodinamici più lunghi e coerenti dell’intera denominazione. Émile, Robert e Jean-Pierre hanno segnato ciascuno una svolta – ricostruzione del vigneto, imbottigliamento diretto e biodinamica – mentre Morgane, Jean-Sébastien e Benoît stanno scrivendo il capitolo attuale. Pinot Noir, marne kimmeridgiane e biodiversità rimangono il filo conduttore di Champagne profondi, vinosi e fortemente territoriali, facendo di Fleury non soltanto uno dei pionieri della Champagne biologica, ma una delle realtà che più concretamente hanno contribuito a cambiare il modo di pensare la viticoltura nella regione.