BENOIT LAHAYE

CHAMPAGNE EXTRA BRUT A BOUZY ROSE DE MACÉRATION BIO - BENOIT LAHAYE

Precio normal €94,00

Abbinamenti, Perfetto con tonno scottato, salmone, crostacei, carpacci di carne, anatra, cucina asiatica, tartare di manzo, funghi e formaggi a pasta molle. Grazie alla sua struttura e complessità accompagna con eleganza anche l'intero pasto.
Alcol, 13%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biodinamico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, 100% Pinot Noir Grand Cru, proveniente dalla parcella Les Juliennes, nel comune di Bouzy.

NOTE SENSORIALI:

Alla vista si presenta con un elegante colore rosa tenue dai riflessi ramati e un perlage finissimo e persistente. Il bouquet è intenso e raffinato, con profumi di fragoline di bosco, lampone, ribes rosso e melograno, accompagnati da note di petali di rosa, scorza di arancia rossa, spezie delicate, crosta di pane e leggere sfumature minerali. Al palato è profondo, vibrante e incredibilmente gastronomico. La macerazione conferisce una trama più ricca rispetto a un classico rosé d'assemblaggio, mentre la freschezza, la sapidità e la mineralità gessosa mantengono il sorso dinamico ed elegante. Il finale è lungo, preciso e persistente, con continui richiami ai piccoli frutti rossi e agli agrumi.

CURIOSITÁ:

Lo Champagne Grand Cru Rosé de Macération Extra Brut di Benoît Lahaye è una delle cuvée più rappresentative della maison e interpreta il rosé nella sua forma più autentica. Prodotto esclusivamente nel Grand Cru di Bouzy, terra d'elezione del Pinot Noir, nasce da una filosofia artigianale che privilegia la massima espressione del terroir, senza compromessi e con un approccio profondamente rispettoso della natura. Questo Champagne è ottenuto attraverso una breve macerazione di grappoli interi di Pinot Noir, tecnica tradizionale che permette di estrarre naturalmente colore, aromi e struttura direttamente dalle bucce, senza ricorrere all'assemblaggio con vino rosso. Le uve provengono esclusivamente dalla parcella Les Juliennes, uno dei vigneti più vocati di Bouzy, dove i suoli gessosi e l'esposizione ideale permettono al Pinot Noir di raggiungere un equilibrio straordinario tra maturità, tensione ed eleganza. Dopo la fermentazione spontanea con lieviti indigeni, il vino affina sui lieviti in botti di rovere e giare di terracotta, una scelta distintiva che dona complessità e profondità senza alterare la purezza del frutto.

Benoit Lahaye
Non teme l'eterna rivalità tra Bouzy e Ambonnay il bravissimo Benoît Lahaye, perché ha vigneti in entrambi i villaggi. E non solo. Infatti, oltre che 3 ettari nella natia Bouzy e uno di Ambonnay, ne ha un po'a Tauxières (0,7 ha) e a Voipreux (0,12 ha), quest'ultimo a Chardonnay, altrimenti il Pinot Noir la fa da padrone con l'88% della superficie vitata. "La vigna è il quinto componente della mia famiglia" (sono in quattro) dichiara allegramente Benoît, ma non basta, perché questa vigna è pure biologica (certificata). Non per moda o dogmi, ma per etica e, ancor più, oggettiva qualità delle uve: "I'agricoltura biologica è la pratica migliore in termini di risultato di vino". Il vigneron di Bouzy è giunto a questa conclusione dopo diverse degustazioni comparative tra vini da viticoltura tradizionale, biologica e biodinamica ed è arrivato ad affermare che se gli ultimi si riconoscono immediatamente per le loro forti (a volte eccessive) 'caratterizzazioni', i secondi sono invece quelli che inevitabilmente risultano i più armonici, i più buoni. Tutto ha inizio nel 1993, quando Benoît prende in mano l'attività di famiglia e inizia a trasformarla, eliminando gli erbicidi. Tre anni dopo è già organico, nel 2007 riceve la certificazione da Ecocert, due anni dopo sperimenta la biodinamica. Il punto di arrivo nel 2010, con la certificazione Biodyvin e Agriculture Biologiquc, e, soprattutto, l'ingresso dell'amato cavallo Tamise per lavorare il terreno. In cantina arrivano uve raccolte ad almeno 10,5° potenziali, poi pressate in un elemento pneumatico e infine fermentate in legno. Soprattutto pièce (205 I) François Frères usate (fino a 15 anni), più qualche botte (dove sono anche conservati i pochi vins de réserve) e alcune anfore da 300 litri di terra- cotta toscana (introdotte nel 2014 soprattutto per il rosé), sempre con soli lieviti indigeni. Dal 2006 la malolattica è sistematicamente svolta al fine di esaltare la complessità. Da notare che la cantina è dotata di finestre in modo che i vini nelle botti "possano sentire le stagioni" prima dell'imbottigliamento, che avviene piuttosto tardi, mentre, al fine di passare quanto più tempo possibile in vigna, il vigneron non ha avuto timore alcuno ad adottare le gyropalette per il rénniage... Benoît Lahaye, infine, produce sulle 50.000 bottiglie annue ed è costantemente affiancato sia dalla moglie Valérie, sia (dal 2014) dal figlio maggiore Valentin, soprattutto in vigna.