POSSA

CINQUE TERRE BIANCO DOC "ANFORA" 2024 - AZIENDA AGRICOLA POSSA

Precio normal €24,50 Precio rebajado€27,00ahorra €2,50

Abbinamenti, La struttura, la macerazione e la forte componente salina rendono l’Anfora 2024 un bianco decisamente gastronomico. È splendido con polpo e patate, acciughe, baccalà, calamari e pesci alla griglia, ma accompagna con grande efficacia anche crostacei, zuppe di mare e preparazioni leggermente affumicate. Molto interessante con verdure arrosto, torte salate, piatti alle erbe aromatiche e formaggi di media stagionatura, dove la freschezza e la lieve presa tannica riescono a sostenere consistenze più importanti. Da provare con una teglia di acciughe alla ligure oppure con un pesce al forno condito con olive, capperi ed erbe mediterranee.
Alcol, 13%
Annata, 2024
Denominazione, Cinque Terre DOP
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Liguria (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Bosco 80%, Albarola 20%

NOTE SENSORIALI:

Il Cinque Terre Bianco DOC “Anfora” 2024 di Possa si presenta con un giallo dorato luminoso e intenso, leggermente velato nella sua espressione più naturale. Il naso è profondo e mediterraneo, con scorza di cedro, limone maturo, mela gialla e pesca che si intrecciano a ginestra, timo, salvia ed erbe spontanee. Con l’ossigenazione emergono sfumature balsamiche, mandorla e una componente minerale molto netta, tra pietra bagnata e richiami salmastri. Al palato è materico e avvolgente, ma immediatamente attraversato da una freschezza viva e soprattutto da una sapidità incisiva che ne definisce l’identità. La breve macerazione dona consistenza e una delicata presa tattile, senza appesantire il sorso. Il finale è lungo, asciutto e profondamente marino, con ritorni agrumati, balsamici ed erbacei. Un bianco macerato autentico e verticale, nel quale anfora e territorio dialogano senza coprire il carattere delle uve.

CURIOSITÁ:

Anfora 2024 nasce da 80% Bosco e 20% Albarola, due varietà profondamente legate alle Cinque Terre, coltivate da Heydi Samuele Bonanini sui ripidissimi terrazzamenti che circondano Riomaggiore. La cuvée proviene da una piccola parcella di circa mezzo ettaro, con vecchie vigne allevate a pergola bassa su pietrisco di arenaria, in un ambiente dove ogni operazione viene necessariamente svolta a mano. Dopo la diraspatura e una pressatura soffice, la fermentazione prende avvio in acciaio; il vino viene quindi trasferito nelle anfore di terracotta, dove rimane a contatto con le bucce per circa cinque giorni. Dopo la svinatura prosegue l’affinamento negli stessi contenitori fino all’imbottigliamento. Il 2024 è stato prodotto in appena 900 bottiglie. Possa nasce ufficialmente nel 2004 con l’obiettivo di recuperare terrazzamenti progressivamente abbandonati e restituire futuro alla viticoltura di Riomaggiore: l’anfora, per Bonanini, non rappresenta quindi un esercizio stilistico, ma uno degli strumenti attraverso cui rileggere in chiave contemporanea una storia viticola antichissima.

Possa

Possa è una delle realtà più autentiche e radicalmente legate al paesaggio delle Cinque Terre, fondata ufficialmente nel 2004 a Riomaggiore da Samuele Heydi Bonanini con un obiettivo preciso: recuperare vigneti terrazzati destinati all’abbandono e riportare al centro varietà, pratiche agricole e vini appartenenti alla memoria più profonda di questo territorio. Il cuore dell’azienda è il vigneto Possa, conosciuto anche come Possàitara, uno spettacolare anfiteatro di poco più di 2,5 ettari che parte da circa 150 metri di altitudine e scende quasi fino al mare, con terrazze esposte prevalentemente a sud e sud-ovest sostenute dai tradizionali muretti a secco. A questo nucleo si aggiungono altre piccole proprietà tra Riomaggiore e la costa di Tramonti, comprese parcelle a Schiara, Bargone, Casen di qui, Casen di là e Val di Serra. Qui parlare di viticoltura eroica non è un esercizio retorico: pendenze estreme, scalinate, sentieri strettissimi e appezzamenti difficilmente raggiungibili rendono impossibile gran parte della meccanizzazione e obbligano a svolgere manualmente quasi ogni operazione, utilizzando dove possibile piccole monorotaie per il trasporto delle uve e dei materiali. Anche la manutenzione dei muretti diventa parte integrante del lavoro agricolo, perché coltivare queste vigne significa contemporaneamente preservare il paesaggio e contrastare l’abbandono e il dissesto idrogeologico. I terreni sono poveri, sassosi e fortemente drenanti, con una presenza importante di arenarie, mentre l’esposizione solare e la continua ventilazione proveniente dal mare contribuiscono a definire un ambiente estremo nel quale la vite sviluppa naturalmente rese contenute e una forte personalità. Fin dall’inizio Samuele sceglie una strada lontana dall’omologazione, rifiutando la ricerca dei vitigni più commerciali e dedicandosi anche al recupero delle varietà storicamente presenti nelle Cinque Terre. Accanto a Bosco e Albarola trovano così spazio antiche uve locali e varietà quasi dimenticate, mentre il patrimonio comprende anche vitigni a bacca rossa come Canaiolo e Bonamico. La biodiversità diventa uno dei principi fondamentali del progetto e la conduzione dei vigneti segue un'impostazione biologica, senza diserbo chimico e con interventi ridotti al minimo necessario. La filosofia continua in cantina, dove l’obiettivo non è correggere il vino per adattarlo a un modello prestabilito, ma accompagnare ciò che arriva dalle terrazze: le fermentazioni vengono avviate spontaneamente quando le condizioni lo consentono, la solforosa viene utilizzata con grande misura e acciaio, anfora e legno sono scelti secondo il carattere della singola cuvée. Particolarmente interessante è proprio il rapporto con il legno, perché Samuele ha recuperato anche essenze tradizionalmente utilizzate nella zona, come castagno, acacia e ciliegio, affiancandole al rovere senza trasformare il contenitore in una firma aromatica dominante. Il Cinque Terre DOC rappresenta naturalmente una delle espressioni centrali dell’azienda e cerca di restituire quella combinazione di maturità mediterranea, freschezza e sapidità che nasce dal rapporto quasi fisico tra vigneto e mare. U Giancu approfondisce invece il mondo dei bianchi macerati, utilizzando il contatto con le bucce per aumentare struttura e complessità, mentre U Neigru racconta il volto rosso e meno conosciuto delle Cinque Terre attraverso varietà storiche del territorio. Parmaea, Principe Jacopo Metodo Ancestrale, Brio d’Amour e Rosé d’Amour mostrano la parte più sperimentale e libera del progetto, con rifermentazioni, macerazioni e interpretazioni che nascono sempre dalla volontà di mantenere il vino legato al paesaggio piuttosto che a una categoria stilistica. Ma è inevitabilmente il Cinque Terre Sciacchetrà DOP a rappresentare uno dei vertici della produzione. Questo antichissimo vino passito nasce da uve raccolte sui terrazzamenti e successivamente appassite, concentrando zuccheri, profumi e sostanze estrattive prima della vinificazione. Possa ne realizza differenti interpretazioni, compresa una versione affinata in anfora e l’originale Sciacchetrà Underwater, nel quale il percorso di maturazione viene ulteriormente sviluppato attraverso un affinamento subacqueo. Il recupero dello Sciacchetrà possiede per Samuele un significato che supera la semplice produzione enologica: significa preservare una delle tradizioni più fragili delle Cinque Terre, inevitabilmente legata alla sopravvivenza dei terrazzamenti e alla presenza quotidiana dell’uomo sulle colline. Questa dimensione sociale è diventata negli anni una parte importante del progetto. Possa ha sviluppato iniziative dedicate alla trasmissione della cultura agricola ai bambini e progetti finalizzati al recupero di terreni abbandonati attraverso l’inclusione lavorativa, un impegno riconosciuto nell’agosto 2026 con il Premio Responsabilità Sociale assegnato nell’ambito della Rassegna nazionale dei Vini dei Parchi e delle Aree Protette di Festambiente. A oltre vent’anni dalla fondazione, Possa rimane quindi molto più di una piccola cantina naturale ligure. È il progetto personale di Samuele Heydi Bonanini costruito intorno alla convinzione che produrre vino a Riomaggiore significhi prima di tutto custodire un paesaggio. Recuperare muretti a secco, riportare in produzione terrazze abbandonate, conservare antichi vitigni, lavorare senza chimica di sintesi, utilizzare fermentazioni spontanee e riscoprire legni tradizionali sono differenti aspetti della stessa idea. In un territorio dove ogni bottiglia richiede una quantità di lavoro difficilmente confrontabile con quella della viticoltura ordinaria, Possa ha scelto deliberatamente la strada più complessa: continuare a coltivare dove sarebbe molto più semplice abbandonare. È proprio questo rapporto assoluto tra uomo, pietra, vite e mare a rendere i vini di Possa una delle interpretazioni più personali delle Cinque Terre contemporanee.