DOMAINE DU COULET

CORNAS "OGRE" 2016 - DOMAINE DU COULET

Precio normal €128,90 Precio rebajado€143,00ahorra €14,10

Abbinamenti, La profondità aromatica e la trama tannica ormai perfettamente distesa dell’Ogre 2016 richiedono piatti intensi ma non necessariamente pesanti. È magnifico con agnello arrosto alle erbe, côte de boeuf, guancia di manzo e selvaggina da piuma, ma accompagna splendidamente anche faraona, anatra e piccione. Particolarmente interessante con preparazioni che introducono una componente leggermente dolce o terrosa, come una faraona ripiena di castagne, funghi porcini o radici arrostite. Ottimo anche con formaggi stagionati di montagna.
Alcol, 13%
Annata, 2016
Denominazione, Cornas AOC
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Valle del Rodano (Francia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Syrah 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Cornas “Ogre” 2016 di Domaine du Coulet si presenta con un rosso rubino profondo, ormai percorso da eleganti sfumature granate. Il naso è intenso ma tutt’altro che pesante, con mora, ribes nero e ciliegia scura che si intrecciano a pepe, liquirizia, violetta ed erbe balsamiche. Con l’ossigenazione emergono sfumature più complesse di carne affumicata, grafite, pietra frantumata e leggere note di sottobosco, espressione di una Syrah ormai in piena evoluzione. Al palato sorprende per l’equilibrio tra profondità e freschezza: il frutto è ancora vivo, la trama tannica finissima e perfettamente integrata, mentre una marcata componente minerale dona tensione e continuità. Il 2016 mostra una struttura meno massiccia rispetto alle annate più calde di Cornas, privilegiando precisione, slancio e bevibilità. Il finale è lunghissimo, speziato e fumé, con ritorni di frutti neri e roccia. Un Cornas maturo, raffinato e ancora pienamente vitale.

CURIOSITÀ:

Ogre è una delle cuvée più rare di Matthieu Barret e nasce da Syrah in purezza proveniente dal lieu-dit Le Serre, a circa 350 metri di altitudine, su un versante esposto a sud-est dove la terra è sottilissima e il granito fortemente degradato arriva quasi ad affiorare. È proprio questa parcella estremamente minerale a dare origine a due differenti interpretazioni: nelle annate più fresche prende il nome di Ogre e viene imbottigliata in 75 cl, mentre nelle annate più solari può diventare Gore, proposta in Magnum. Il 2016, fresco ed equilibrato nel Rodano settentrionale, esprime perfettamente il volto più teso della parcella. Le uve vengono completamente diraspate e fermentano spontaneamente con lieviti indigeni, con follature leggere. Vinificazione e affinamento avvengono esclusivamente in cemento, utilizzando vasche ovoidali e contenitori “Diamante”, senza alcun passaggio in legno; la maturazione dura circa 18 mesi. Una scelta radicale che permette a Barret di lasciare completamente scoperti frutto, mineralità granitica e finezza della Syrah.

Domaine Du Coulet

Domaine du Coulet è una delle realtà più rappresentative della Cornas contemporanea e porta la firma di Matthieu Barret, vigneron che dalla fine degli anni Novanta ha profondamente trasformato la proprietà familiare costruendo una propria interpretazione della Syrah e dei grandi terroir granitici del Rodano settentrionale. Matthieu prende in mano le vigne nel 1998 e inizialmente conferisce le uve alla cooperativa, ma già nel 2001 realizza le prime vinificazioni personali; parallelamente cambia radicalmente il lavoro agricolo, introducendo l’agricoltura biologica dal 2001 e la biodinamica dal 2002, quando queste pratiche erano ancora decisamente poco diffuse nella zona. Oggi il domaine lavora circa 20 ettari di vigneti in forte pendenza, con una parte fondamentale concentrata nell’AOC Cornas e altre parcelle tra Saint-Péray, Saint-Joseph, côtes du rhône e Vin de France.  Il cuore assoluto rimane Cornas, dove la Syrah è l’unico vitigno ammesso per i rossi della denominazione e trova un ambiente straordinariamente particolare: ripidissimi versanti terrazzati e vecchi graniti profondamente degradati, localmente chiamati “gore”, capaci di frantumarsi progressivamente fino a formare terreni poveri, drenanti e ricchi di componenti minerali. Le esposizioni delle vigne del domaine sono differenti, anche se prevalgono quelle rivolte verso est, e il patrimonio comprende piante di età molto diverse, con alcuni impianti storici risalenti agli anni Venti del Novecento. Matthieu considera però il terroir non semplicemente come una combinazione di geologia e vitigno, ma come un ecosistema vivo: il biologico e la biodinamica diventano quindi gli strumenti attraverso cui ottenere uve capaci di esprimere autonomamente il luogo in cui sono nate. La filosofia viene sintetizzata dallo stesso produttore nel concetto di “raisin star”: il protagonista deve essere l’uva, mentre il compito della cantina è evitare di sovrapporre alla materia prima una firma tecnica troppo evidente. Per questo il lavoro contemporaneo del domaine ricerca vini eleganti, freschi, digeribili e profondamente territoriali, allontanandosi progressivamente dall’immagine storica di Cornas come denominazione capace soltanto di Syrah massicce, estratte e austere. Dal 2016 Matthieu ha completamente eliminato le barrique dalla propria cantina e le fermentazioni vengono condotte senza solforosa e senza additivi enologici, privilegiando vinificazioni poco estrattive e affinamenti capaci di preservare energia e purezza aromatica. Una delle caratteristiche più riconoscibili della cantina è proprio l’utilizzo di contenitori alternativi al legno: cemento, terracotta, ceramica e vetro, spesso in forme ovoidali, vengono scelti secondo la singola cuvée per accompagnare l’affinamento sulle fecce senza imprimere aromi estranei al vino. La gamma permette di comprendere perfettamente questa evoluzione. Petit Ours rappresenta l’interpretazione più immediata della Syrah secondo Matthieu Barret, costruita sul frutto, sulla freschezza e sulla bevibilità, mentre Brise Cailloux entra direttamente nel mondo di Cornas e costituisce una delle cuvée centrali del domaine, con una materia più profonda e territoriale ma sempre lontana dalla ricerca di potenza fine a se stessa. Billes Noires porta la selezione verso maggiore concentrazione e profondità e nasce dalle parcelle più ambiziose, mentre Gore rappresenta storicamente una delle espressioni più rare e radicali del progetto, il cui nome richiama direttamente il granito decomposto che costituisce l’essenza geologica di Cornas. Accanto ai rossi, Matthieu lavora anche varietà bianche come Marsanne, Roussanne e Viognier e ha progressivamente ampliato la propria ricerca verso Saint-Péray e altri territori del Rodano settentrionale. Il progetto comprende inoltre due anime complementari: Domaine du Coulet identifica principalmente il patrimonio direttamente legato alla proprietà, mentre attraverso Matthieu Barret SARL il vigneron può lavorare anche uve provenienti da vigneti selezionati, ampliando il proprio campo d’azione oltre le parcelle familiari.  Questa libertà spiega anche la presenza di etichette dai nomi volutamente anticonvenzionali, spesso ironici e provocatori, che riflettono bene il carattere indipendente del produttore. Dietro questa immagine informale esiste però un lavoro estremamente rigoroso: vendemmie manuali, viticoltura biologica e biodinamica praticata da oltre vent’anni, parcelle terrazzate sui ripidi graniti di Cornas e una ricerca continua sui contenitori di affinamento. Il Domaine du Coulet rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Rodano settentrionale contemporaneo: Matthieu Barret ha preso un patrimonio familiare radicato a Cornas e lo ha progressivamente liberato da tutto ciò che riteneva superfluo, passando dal legno ai materiali neutri, riducendo l’estrazione e mettendo al centro l’energia naturale della Syrah. Il risultato è una lettura di Cornas nella quale profondità e mineralità non devono necessariamente significare peso e austerità: Petit Ours, Brise Cailloux, Billes Noires e le selezioni più rare raccontano livelli differenti della stessa filosofia, costruita intorno a un principio apparentemente semplicissimo ma portato avanti con grande coerenza: prima viene l’uva, poi il luogo, e soltanto alla fine la mano del vignaiolo.