VINAS MORA

CROATIA RED WINE "BARBBA" 2022 - VINAS MORA

Precio normal €18,50 Precio rebajado€23,00ahorra €4,50

Abbinamenti, Perfetto con piatti mediterranei leggeri, carni bianche, pesce alla griglia o formaggi a media stagionatura.
Alcol, 11,5%
Annata, 2022
Denominazione, Red Wine
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Croazia
Temperatura di servizio, 14/16°
Vitigni, 100% Babić

NOTE SENSORIALI:

Colore rubino luminoso e trasparente. Il naso è immediatamente mediterraneo: ciliegie fresche, prugna, origano, timo e una nota ferrosa-minerale che ricorda la terra bianca e la brezza marina. Al palato è succoso, teso e vibrante, con tannini fini e una beva sorprendentemente agile. Chiude con un finale sapido e persistente, dove ritorna la frutta rossa e una scia salina che invita a un altro sorso.

CURIOSITÀ:

“Barbba” è un vino che incarna perfettamente lo spirito della Dalmazia e la filosofia naturale di Vinas Mora, giovane cantina cooperativa nata a Šibenik, affacciata sull’Adriatico. L’annata 2022 nasce da uve Babić in purezza, vitigno autoctono coltivato su suoli carsici calcarei battuti dal vento e dalla salsedine. Le viti, allevate senza interventi chimici, danno frutti concentrati ma equilibrati, vinificati con fermentazioni spontanee, macerazioni delicate e affinamento in grandi botti e cemento, senza chiarifiche né filtrazioni. Un rosso croato che parla di pietra, sole e mare: autentico, energico e salino, capace di unire rusticità e finezza in un equilibrio unico.

Vinas Mora

Vinas Mora è un progetto nato nel 2020 a Primošten, sulla costa dalmata della Croazia, dalla volontà di Krešo Petreković e Niko Đukan di proteggere e riportare al centro dell’attenzione uno dei patrimoni viticoli più estremi e affascinanti del Mediterraneo: le vecchie vigne di Babić coltivate tra la pietra e il mare. Petreković, sommelier e professionista del vino con una lunga esperienza anche nell’importazione sul mercato statunitense, durante il periodo della pandemia torna nella zona in cui è cresciuto e prende coscienza di un problema sempre più evidente: la pressione turistica e la scarsa redditivività della viticoltura stavano progressivamente mettendo a rischio vigneti storici che richiedono enormi quantità di lavoro manuale. Insieme a Đukan dà quindi vita a Vinas Mora, nome che gioca sull’espressione croata legata ai “vini dal mare”, con l’obiettivo di creare un progetto capace non soltanto di produrre vino, ma di rendere economicamente sostenibile la conservazione del paesaggio viticolo di Primošten. Il territorio è il vero protagonista. Le vigne si sviluppano in un paesaggio quasi lunare affacciato sull’Adriatico, dove per secoli l’uomo ha letteralmente frantumato e spostato la roccia calcarea per creare minuscole porzioni coltivabili, delimitandole attraverso una straordinaria rete di muretti a secco. In alcune parcelle trovano spazio appena tre o quattro piante, rendendo praticamente impossibile qualsiasi forma di meccanizzazione e obbligando a svolgere manualmente la maggior parte delle operazioni. Sotto un sottilissimo strato superficiale di terra rossa, la crvenica, dominano calcare e dolomia: terreni poverissimi di humus ma capaci, grazie alla componente argillosa, di trattenere una parte dell’acqua necessaria alle viti durante le estati dalmate, lunghe, calde e spesso estremamente asciutte. Sole, vento, vicinanza del mare e roccia costruiscono quindi un ambiente severo nel quale le rese sono naturalmente molto basse. Il Babić è il vitigno simbolo assoluto del progetto: varietà autoctona dalmata dalla buccia spessa, capace di conservare acidità anche in condizioni mediterranee e di produrre vini profondi senza necessariamente raggiungere gradazioni alcoliche eccessive. Accanto ad esso vengono recuperate altre varietà tradizionali come Plavac Mali, Plavina, Lasin, Debit e Maraština, preservando quella biodiversità che storicamente caratterizzava i vigneti della costa. Il lavoro agricolo segue principi biologici e la vendemmia viene effettuata manualmente, necessità prima ancora che scelta nei vigneti più impervi. Anche in cantina l’approccio rimane volutamente essenziale: fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, macerazioni generalmente brevi, contenitori neutri e utilizzo minimo della solforosa servono soprattutto a non trasformare il carattere originario delle uve. I vini non vengono chiarificati né filtrati. Il Babić destinato alla famiglia Kaamen viene normalmente diraspato e affronta circa quattro-cinque giorni di fermentazione e macerazione in recipienti aperti, seguiti da affinamenti tra vetroresina e vecchie botti neutre da 500 litri. Il nome Kaamen richiama direttamente la pietra e costituisce una vera gerarchia delle vecchie vigne: Kaamen proviene indicativamente da piante intorno ai cinquant’anni, Kaamen II da vigneti che raggiungono circa 80-100 anni e Kaamen III dalle parcelle più vecchie, con viti che possono arrivare al secolo di età. Non si tratta quindi semplicemente di tre versioni dello stesso vino, ma di un percorso attraverso la progressiva concentrazione del patrimonio storico di Babić di Primošten. Andreis offre una lettura più agile del territorio e nelle versioni recenti affianca al Babić una quota di Plavac Mali; l’annata 2021, per esempio, è composta da 74% Babić e 26% Plavac Mali, provenienti da terreni calcarei e dolomitici ricoperti superficialmente da calcare frantumato e argilla rossa. Le uve vengono completamente diraspate, il Babić fermenta per pochi giorni in recipienti aperti senza controllo della temperatura, mentre il Plavac Mali viene pressato direttamente o dopo una macerazione molto breve; soltanto una parte del vino matura in vecchie botti da 500 litri e anche in questo caso non vengono effettuate chiarifica o filtrazione. Barbba mostra invece il volto più sorprendente del progetto attraverso la co-fermentazione di varietà locali bianche e rosse – Debit, Maraština, Plavina e Lasin – con lieviti indigeni e affinamento in legno neutro, recuperando idealmente la tradizione mediterranea dei vigneti complantati. La gamma continua a evolversi attraverso microvinificazioni e selezioni sempre più precise, ma rimane costruita intorno alla stessa idea: non correggere la durezza di Primošten, bensì trasformarla in identità. Vinas Mora è quindi molto più di una giovane cantina croata: nasce come progetto di salvaguardia di un paesaggio agricolo che rischiava concretamente di scomparire. I vecchi alberelli di Babić crescono praticamente dentro la pietra, separati da chilometri di muretti costruiti a mano e affacciati sull’Adriatico, in un sistema viticolo nel quale il costo del lavoro difficilmente può essere compensato attraverso una produzione quantitativa. Petreković e Đukan hanno scelto di ribaltare il problema, attribuendo valore proprio a ciò che rende questa viticoltura difficile: vecchie vigne, rese minime, varietà autoctone, lavoro manuale e un terroir estremo. Kaamen, Kaamen II e Kaamen III diventano così differenti livelli di lettura del Babić, mentre Andreis e Barbba mostrano la biodiversità della Dalmazia. Fermentazioni spontanee, legni neutri, vetroresina, pochissima solforosa e nessuna filtrazione completano una filosofia nella quale la tecnica rimane volutamente in secondo piano. Il risultato è uno dei progetti più originali della nuova viticoltura croata: vini mediterranei ma capaci di conservare freschezza, caratterizzati da frutto, erbe aromatiche, tannini vivi e una marcata componente salina, nati in un luogo nel quale la distinzione tra paesaggio naturale e lavoro dell’uomo è ormai quasi impossibile. Vinas Mora racconta proprio questo: Primošten, il Babić e una viticoltura costruita per generazioni tra pietra, sole, vento e mare.