FRANCESCO VERSIO

DOGLIANI DOCG 2024 - FRANCESCO VERSIO

Precio normal €17,50 Precio rebajado€19,00ahorra €1,50

Abbinamenti, Il carattere succoso e la trama tannica del Dogliani 2024 lo rendono estremamente versatile a tavola. È perfetto con salumi piemontesi, battuta di Fassona, vitello tonnato, agnolotti e tajarin al ragù, ma trova un abbinamento particolarmente riuscito con risotti ai funghi, pasta ripiena e preparazioni a base di carne. La freschezza e il finale leggermente amaricante funzionano molto bene con salsiccia, arrosti, carne di maiale e grigliate, mentre la componente fruttata permette di accompagnarlo anche a tome di pecora e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12%
Annata, 2024
Denominazione, Dogliani DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Dogliani 2024 di Francesco Versio è una lettura particolarmente nitida e contemporanea del Dolcetto, costruita non sulla potenza ma sulla freschezza del frutto e sulla precisione del sorso. Nasce nelle colline di Dogliani da vecchie vigne poste in quota e riflette bene l'approccio di un vignaiolo formatosi accanto a figure importanti delle Langhe, ma capace di sviluppare un'identità personale fondata su pulizia, essenzialità e rispetto del vitigno. Nel calice mostra un rosso rubino luminoso con vivaci sfumature porpora. Il naso è fragrante e immediato, con ciliegia croccante, prugna, mora e piccoli frutti scuri che si intrecciano a violetta, erbe fresche, spezie delicate e sottili richiami minerali. Al palato è succoso e dinamico, con una bella concentrazione che non compromette mai la scorrevolezza. Il tannino, naturalmente presente nel Dolcetto, è ben definito ma composto, mentre la freschezza mantiene il vino teso e invita continuamente al sorso successivo. Il finale è asciutto e persistente, con il ritorno del frutto scuro, delle erbe aromatiche e della caratteristica sfumatura leggermente ammandorlata. Un Dogliani capace di ricordare quanto il Dolcetto, quando nasce da vigne vocate e viene lavorato con precisione, possa essere molto più profondo e sfaccettato di quanto il suo nome lasci immaginare.

CURIOSITÀ:

Il Dogliani 2024 è prodotto da 100% Dolcetto proveniente da un piccolo vigneto in affitto situato a Pamparato, nel territorio di Dogliani, a circa 500 metri di altitudine. Le piante hanno indicativamente tra 25 e 30 anni, godono di un'esposizione sud-est e affondano le radici in terreni caratterizzati da componenti calcaree bianche e blu. Francesco Versio lavora questa varietà con particolare attenzione proprio perché la buccia del Dolcetto è capace di cedere rapidamente colore e tannino: per evitare estrazioni eccessive sceglie quindi una macerazione relativamente breve, di circa 5-8 giorni, condotta in acciaio e a temperature contenute. Dopo la separazione dalle bucce la fermentazione prosegue e il vino rimane per circa 6 mesi esclusivamente in acciaio, senza alcun passaggio in legno. Durante questa fase vengono effettuati travasi periodici e una delicata micro-ossigenazione per mantenere il vino aperto, fresco e privo di caratteri riduttivi. La produzione è molto limitata, nell'ordine di circa 4.000 bottiglie. È interessante anche la storia personale di Versio: dopo gli studi enologici ha lavorato presso Bruno Giacosa, dove ha avuto modo di formarsi accanto a Dante Scaglione, e successivamente ha maturato esperienza anche con Luigi Oddero. Il suo progetto personale nasce nel 2012-2013 dalle piccole vigne di famiglia a Neive, mentre il Dogliani entra nella produzione alcuni anni più tardi, nel 2017. Per Versio il Dolcetto deve rimanere prima di tutto un vino fresco, comprensibile e profondamente conviviale, recuperando quella funzione quotidiana che storicamente aveva sulle tavole delle famiglie piemontesi.

Francesco Versio

Francesco Versio è una delle piccole realtà più interessanti di Neive, nel cuore della denominazione Barbaresco, nata nel 2012 quando Francesco decide di iniziare a vinificare personalmente le uve provenienti dai vigneti del nonno, fino ad allora cedute ad altri produttori. Il progetto parte da appena due minuscole parcelle di vecchie vigne nelle MGA San Cristoforo e Currà, entrambe esposte a sud-ovest e affacciate verso il paese di Barbaresco: San Cristoforo comprende una vigna piantata nel 1969 su terreni maggiormente calcarei, mentre Currà presenta una componente più sabbiosa e vigne ancora più vecchie, due condizioni differenti che Francesco impara fin dall’inizio a leggere e utilizzare per costruire il proprio Barbaresco.  La sua formazione è uno degli elementi fondamentali per comprenderne lo stile. Dopo la Scuola Enologica di Alba, conclusa nel 2005, Francesco si laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università di Torino nel 2009; dopo una prima esperienza presso Terre del Barolo entra nella cantina di Bruno Giacosa, inizialmente come cantiniere e successivamente come enologo, lavorando a fianco di Dante Scaglione. È un passaggio determinante: qui approfondisce una concezione estremamente classica dei grandi vini di Langa, fondata sulla precisione, sulle lunghe macerazioni, sull’utilizzo misurato del legno e soprattutto sulla capacità di riconoscere le differenze tra vigneti. Dal 2017 Francesco affianca inoltre al proprio progetto personale il ruolo di responsabile della vinificazione presso Figli Luigi Oddero, esperienza che gli permette di confrontarsi ulteriormente con numerosi terroir delle Langhe. La prima vera produzione di Barbaresco arriva con la vendemmia 2013: appena 20 ettolitri, equivalenti a circa 2.600 bottiglie, vinificati nella cantina ricavata sotto la casa dei genitori. I primi investimenti raccontano bene la filosofia del progetto: una vasca in acciaio termoregolata e soprattutto una grande botte Stockinger, perché fin dall’inizio Francesco sceglie una strada tradizionale e lontana dalla ricerca di concentrazione attraverso il piccolo legno. Le fermentazioni sono spontanee, le macerazioni sulle bucce possono essere prolungate quando l’annata lo consente e l’affinamento avviene principalmente in grandi botti di rovere, lasciando al Nebbiolo e al vigneto il ruolo principale. Nel 2014 Currà viene reimpiantato utilizzando differenti biotipi di Nebbiolo – Lampia, Michet e Picotener – mentre negli anni successivi il patrimonio si amplia progressivamente oltre le due parcelle originarie. Oggi la proprietà rimane volutamente minuscola ma comprende nuovi appezzamenti e lavora su alcune delle zone più interessanti di Neive, tra cui San Cristoforo, Currà, Albesani e Starderi, alle quali si sono aggiunti vigneti destinati al Dolcetto nell’area del Dogliani. La superficie viene indicata dalle fonti più recenti tra poco più di 3 e circa 4,75 ettari, con una produzione che rimane comunque artigianale e molto contenuta. Accanto al Barbaresco, vero centro del progetto, Francesco produce Langhe Nebbiolo, Barbera d’Alba, Dogliani da Dolcetto e piccole quantità di Freisa e rosato, costruendo una gamma che permette di osservare differenti varietà piemontesi attraverso la stessa impostazione essenziale. Il Barbaresco rimane però la bottiglia che meglio sintetizza il suo percorso: Nebbiolo proveniente dalle colline di Neive, fermentazioni spontanee, macerazioni tradizionali e affinamenti in botte grande, senza cercare di coprire con la tecnica le differenze tra le parcelle. San Cristoforo, maggiormente calcareo, tende a contribuire freschezza, tensione e profumo, mentre Currà, più sabbioso, porta una componente generalmente più morbida e avvolgente; è proprio dall’incontro di queste identità che nasce il nucleo storico del vino di Francesco. Francesco Versio rappresenta così perfettamente una nuova generazione di vignaioli delle Langhe che non ha bisogno di rompere con la tradizione per costruire qualcosa di personale. Il progetto nasce da due vecchie vigne del nonno, da poche migliaia di bottiglie prodotte nel seminterrato della casa familiare e da una formazione maturata accanto a Bruno Giacosa e Dante Scaglione; negli anni è cresciuto senza perdere quella dimensione artigianale iniziale. Fermentazioni spontanee, macerazioni prolungate e grandi botti non vengono utilizzate come dichiarazione stilistica, ma come strumenti per rendere leggibili Nebbiolo, Dolcetto, Barbera e soprattutto i differenti terroir di Neive. È proprio questa combinazione tra preparazione tecnica, esperienza maturata accanto ad alcuni dei grandi interpreti delle Langhe e un patrimonio viticolo minuscolo ma di grande qualità a definire Francesco Versio: una cantina giovane nella propria storia produttiva, profondamente classica nel modo di intendere il vino e costruita intorno alla convinzione che siano vigneto, annata e tempo a dover lasciare l’impronta più evidente nel bicchiere.