GEORGIAN WINE AMBER DRY "CHINURI" 2024 - IAGO BITARISHVILI
Abbinamenti, La struttura, la freschezza e la leggera trama tannica del Chinuri 2024 consentono abbinamenti molto più ampi rispetto a quelli di un bianco tradizionale. È ottimo con pesci alla griglia, baccalà, pesce azzurro e crostacei, ma accompagna magnificamente anche pollo arrosto, carni bianche speziate e preparazioni a base di funghi. La componente aromatica e la macerazione lo rendono particolarmente interessante con cucina mediorientale e caucasica, verdure arrostite, melanzane, piatti con spezie ed erbe aromatiche. Molto riuscito anche con formaggi di media stagionatura e paste dure non eccessivamente piccanti. Da provare con uno stufato di carne accompagnato da polenta, abbinamento insolito ma capace di valorizzarne acidità e tannino.
Alcol, 11,5%
Annata, 2024
Denominazione, Georgian Wine Amber Dry
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Chardakhi (Georgia)
Temperatura di servizio, 12/14°
Vitigni, Chinuri 100%
NOTE SENSORIALI:
Il Georgian Wine Amber Dry “Chinuri” 2024 di Iago Bitarishvili si presenta con un giallo dorato intenso, sorprendentemente più chiaro e luminoso rispetto a molti amber wine georgiani nonostante la lunga macerazione. Il naso è originale e mutevole, con pera matura, mela cotogna, melone e albicocca che si intrecciano a erbe aromatiche, fieno e leggere sensazioni di miele. Con l’ossigenazione emergono sfumature più profonde di fumo, pietra, ferro e spezie, accompagnate da una sottile componente balsamica. Al palato è energico e strutturato, sostenuto dalla tipica acidità del Chinuri e da una trama tannica delicata ma ben percepibile. La materia rimane asciutta e dinamica, con una spiccata componente minerale che alleggerisce la macerazione e accompagna tutto il sorso. Il finale è lungo, pulito e sapido, con ritorni di cotogna, erbe e note affumicate. Un amber wine di grande personalità, più verticale e luminoso che opulento.
CURIOSITÁ:
Iago Bitarishvili è uno dei protagonisti della rinascita del vino naturale georgiano e lavora a Chardakhi, nella regione di Mtskheta, nel Kartli. La sua storia è indissolubilmente legata al Chinuri, varietà autoctona coltivata dalla sua famiglia da generazioni: il vigneto dedicato a questa cuvée è indicato in circa 0,8 ettari, su terreno calcareo, con viti di oltre cinquant’anni allevate a Guyot. Il 2024 viene raccolto manualmente e pigiato tradizionalmente con i piedi in presse di legno; fermenta spontaneamente nei qvevri interrati e rimane a contatto con le bucce per circa sei mesi, quindi viene travasato e continua l’affinamento negli stessi recipienti per altri tre mesi. La produzione è di appena circa 2.000 bottiglie. Iago’s Wine fu inoltre la prima realtà georgiana a ottenere la certificazione biologica nel 2005 e Bitarishvili è stato tra i fondatori della Natural Wine Association della Georgia, contribuendo in maniera decisiva alla diffusione internazionale dei piccoli vini artigianali del Paese.
Iago Bitarishvili +
Iago Bitarishvili è una delle figure fondamentali della rinascita del vino georgiano artigianale e uno dei produttori che più hanno contribuito a riportare l’antichissima vinificazione in qvevri all’attenzione internazionale. La sua piccola cantina, Iago’s Wine, si trova nel villaggio di Chardakhi, nella regione di Mtskheta, nel Kartli, a ovest di Tbilisi, all’interno della storica Mukhrani Valley. Iago avvia il proprio percorso professionale nel 2003 partendo dalle terre della famiglia e scegliendo fin dall’inizio una direzione radicalmente diversa rispetto alla produzione georgiana industriale sviluppatasi durante il periodo sovietico: recuperare la viticoltura contadina, lavorare senza forzature e tornare ai qvevri, le grandi anfore di terracotta interrate utilizzate in Georgia da millenni per fermentare e conservare il vino. Nel 2005 raggiunge un risultato destinato a renderlo un riferimento nazionale, diventando il primo produttore georgiano a ottenere la certificazione biologica. Il patrimonio aziendale rimane volutamente minuscolo: circa 2 ettari di vigneto a Chardakhi, con piante di Chinuri che raggiungono mediamente i sessant’anni e una produzione attuale dichiarata nell’ordine delle 10.000 bottiglie annue. Il Chinuri è il centro assoluto del progetto, tanto che il vigneto aziendale è interamente dedicato a questa antica varietà autoctona del Kartli. Iago racconta spesso di non aver realmente scelto il Chinuri, ma di averlo ricevuto dalla propria storia familiare: è il vitigno che cresceva nelle sue vigne e che ha quindi deciso di comprendere fino in fondo. È una varietà tardiva, naturalmente dotata di buona acidità e particolarmente adatta sia alla vinificazione tradizionale sia alla produzione di vini più freschi e persino rifermentati. La filosofia di Iago parte dal vigneto biologico e prosegue in cantina attraverso un intervento estremamente ridotto. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti naturalmente presenti sulle uve, senza ricerca di uniformità tra un’annata e l’altra. Il cuore della produzione rimane il Chinuri Amber: grappoli, bucce, vinaccioli e, secondo la maturità dell’annata, anche una parte importante dei raspi vengono introdotti nei qvevri interrati, dove avviene la fermentazione. Terminata questa fase, i recipienti vengono chiusi e il vino rimane a contatto con le parti solide per un periodo che può arrivare a circa sei mesi. Durante il lungo riposo, bucce e vinaccioli precipitano lentamente sul fondo e lo stesso qvevri favorisce una chiarificazione naturale, permettendo di ottenere un vino limpido senza ricorrere ai normali processi industriali di filtrazione. Per Iago le vinacce non costituiscono semplicemente uno strumento di estrazione: appartengono al processo tradizionale e contribuiscono alla stabilità, alla struttura tannica e alla capacità del vino di evolvere. Il risultato non viene definito “orange wine”, espressione che Iago considera poco adatta alla cultura georgiana, ma amber wine, vino ambrato, termine che descrive con maggiore precisione il colore assunto dal Chinuri dopo la lunga macerazione. Accanto a questa interpretazione produce anche un Chinuri White senza contatto prolungato con le bucce, molto più immediato e verticale, attraverso il quale è possibile osservare lo stesso vitigno da una prospettiva completamente differente. Negli anni Iago ha sperimentato anche rifermentazioni naturali e Pet Nat, dimostrando quanto il Chinuri possa essere versatile pur rimanendo sempre il filo conduttore dell’intero progetto. Fondamentale è anche la cura dei qvevri: essendo recipienti porosi, la loro pulizia richiede un lavoro lungo e completamente manuale, effettuato tradizionalmente con acqua e sostanze naturali come cenere, calcare e soluzioni acide. Nella cantina di Chardakhi Iago lavora con numerosi qvevri di dimensioni differenti, tutti interrati nel marani secondo l’antica tradizione georgiana. La scelta di utilizzare questi recipienti non ha però nulla di folkloristico: per Iago il qvevri è semplicemente lo strumento più coerente per trasformare il Chinuri secondo il metodo della propria terra. È importante anche distinguere il recipiente dalla pratica: il riconoscimento UNESCO riguarda infatti l’antico metodo georgiano di vinificazione in qvevri, non semplicemente l’utilizzo dell’anfora. Iago è stato inoltre tra i protagonisti del movimento che ha riportato i piccoli produttori georgiani sui mercati internazionali e ha contribuito alla crescita del New Wine Festival e della cultura del vino naturale nel Paese. Quando alla fine degli anni Duemila cercava altri vignaioli che lavorassero ancora secondo i metodi tradizionali, racconta che riusciva a riunirne soltanto una manciata; nel giro di circa un decennio le candidature agli eventi dedicati a queste produzioni erano diventate centinaia. La sua influenza supera quindi largamente le dimensioni dei suoi due ettari. Insieme ad altri pionieri ha dimostrato che le varietà autoctone georgiane e la vinificazione in qvevri potevano trovare un pubblico internazionale senza essere adattate ai modelli enologici occidentali. Anche la dimensione familiare rimane essenziale: accanto a Iago lavora Marina Kurtanidze, sua moglie, a sua volta produttrice e figura importante nella crescita del movimento delle donne vignaiole georgiane. Iago’s Wine rappresenta così uno dei casi più emblematici del vino georgiano contemporaneo: una produzione minuscola, circa due ettari di vecchio Chinuri, agricoltura biologica certificata dal 2005, fermentazioni spontanee, qvevri interrati e lunghissime macerazioni, ma soprattutto una filosofia costruita sulla continuità con una cultura vinicola antichissima. Iago non ha recuperato il qvevri per seguire il successo internazionale degli amber wine; ha iniziato a lavorare in questa direzione quando il vino georgiano tradizionale era ancora quasi sconosciuto fuori dal Paese. È proprio per questo che la sua figura è diventata un riferimento: dietro bottiglie apparentemente semplicissime esiste una concezione del vino nella quale vitigno, recipiente, famiglia e cultura appartengono allo stesso racconto. Il Chinuri di Chardakhi non viene trasformato per adattarsi a uno stile internazionale, ma lasciato esprimere attraverso le pratiche della Mukhrani Valley, facendo di Iago Bitarishvili non soltanto uno dei pionieri del vino naturale georgiano, ma uno dei principali interpreti contemporanei della millenaria cultura del qvevri.