ARPEPE

NEBBIOLO ROSSO DELLA VALTELLINA 2024 - ARPEPE

Precio normal €22,20 Precio rebajado€27,00ahorra €4,80

Abbinamenti, Primi piatti con ragù di carne, primi piatti valtellinesi, carni rosse, funghi porcini.
Alcol, 12,5%
Annata, 2024
Denominazione, Rosso di Valtellina DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Chiavennasca (Nebbiolo) 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel bicchiere mostra il caratteristico rubino trasparente e luminosissimo della Chiavennasca, più giocato sulla brillantezza che sulla concentrazione cromatica. Il profilo olfattivo è sottile e progressivo: lampone, ribes rosso, ciliegia croccante e fragolina di bosco incontrano rosa, violetta ed erbe alpine, seguite da leggere sfumature di scorza d'arancia, spezie e pietra. Al palato è un piccolo manifesto dello stile ARPEPE: niente estrazioni esasperate, nessuna ricerca di morbidezza artificiale, ma freschezza, tensione e trasparenza. Il tannino del Nebbiolo è finissimo e nervoso, il frutto rimane croccante e la componente sapida accompagna tutto il sorso, lasciando una sensazione quasi minerale e rocciosa nel finale. I 12,5% vol. contribuiscono alla straordinaria agilità della bevuta. È uno di quei rossi capaci di unire complessità e facilità con sorprendente naturalezza: giovane possiede energia e fragranza, ma la qualità delle vecchie vigne gli concede anche margine per una bella evoluzione.

CURIOSITÀ:

Il Rosso della Valtellina DOC Nebbiolo 2024 di ARPEPE è il volto più immediato della Chiavennasca secondo la famiglia Pelizzatti Perego, ma conserva intatti i principi che hanno reso la cantina di Sondrio un riferimento assoluto della viticoltura alpina. Nasce da viti con età media superiore ai 50 anni, coltivate sui ripidi terrazzamenti delle Alpi Retiche, dove sottilissimi fazzoletti di terra sono sostenuti da chilometri di muri a secco e le radici penetrano in suoli poveri formati dalla disgregazione della roccia metamorfica. I vigneti sono inerbiti, esposti a sud-est e situati tra 350 e 400 metri di altitudine. È una viticoltura nella quale la montagna detta ancora le regole: gran parte delle operazioni viene svolta manualmente e durante la vendemmia i grappoli vengono raccolti in piccole cassette e trasportati a spalla. Per l'annata 2024 la raccolta è avvenuta il 5 ottobre. In cantina ARPEPE rimane fedele a un'impostazione tradizionale, fatta di lunghe macerazioni in tini di legno all'interno della storica cantina scavata nella montagna, seguite da una maturazione lenta e rispettosa della naturale eleganza del Nebbiolo. Il vino viene maturato in botte e affinato in bottiglia per oltre 12 mesi complessivi. La produzione 2024 conta 59.158 bottiglie da 0,75 litri, 1.397 Magnum e 166 formati da 3 litri. Un Rosso di Valtellina solo nel nome della denominazione: per provenienza delle uve, età delle vigne e filosofia produttiva, possiede una profondità che lo colloca ben oltre il concetto di semplice vino d'ingresso.
Arpepe

ARPEPE è una delle cantine che meglio rappresentano l'anima della Valtellina e la straordinaria eleganza che il Nebbiolo riesce a raggiungere quando incontra la montagna. Dietro questo nome si trova la famiglia Pelizzatti Perego, protagonista della viticoltura valtellinese fin dal 1860. Una storia lunga oltre un secolo e mezzo, attraversata da cinque generazioni e da un legame con il territorio che non si è mai interrotto. La svolta fondamentale arriva nel 1984, quando Arturo Pelizzatti Perego riprende parte degli storici vigneti di famiglia e gli spazi di affinamento del Buon Consiglio, dando vita ad AR.PE.PE., acronimo del proprio nome. Più che una nuova cantina, è il ritorno alle origini e l'inizio di un progetto destinato a diventare uno dei riferimenti assoluti del Nebbiolo delle Alpi. Arturo sceglie fin dall'inizio una strada precisa: nessuna rincorsa alla quantità, nessuna scorciatoia e soprattutto nessuna fretta. Per lui il Nebbiolo valtellinese deve avere il tempo necessario per trasformare la forza della montagna in finezza. Questa convinzione diventa il principio fondamentale della cantina, sintetizzato nell'idea del "giusto tempo di attesa". Emblematico è quanto accade dopo la rinascita aziendale: per diverse vendemmie i vini rimangono nelle cantine del Buon Consiglio senza essere commercializzati, perché Arturo preferisce aspettare piuttosto che presentare bottiglie non ancora capaci di esprimere pienamente la propria identità. Dopo la sua scomparsa nel 2004, sono i figli Isabella, Emanuele e Guido Pelizzatti Perego a raccoglierne l'eredità e a proseguire il percorso familiare. La quinta generazione porta avanti la stessa visione con grande coerenza, custodendo le conoscenze tramandate dalla famiglia e interpretandole con sensibilità contemporanea. Il principio rimane immutato: non costruire il vino secondo uno stile prestabilito, ma permettere a ogni vigneto e a ogni vendemmia di raccontare la propria storia. Il vero patrimonio di ARPEPE si trova sulle spettacolari montagne del versante retico della Valtellina, dove il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, cresce su ripidissimi terrazzamenti sostenuti dagli storici muri a secco. Le vigne guardano verso sud e beneficiano di un ambiente alpino unico, nel quale altitudine, esposizione, escursioni termiche e terreni poveri contribuiscono a creare vini caratterizzati più dalla finezza e dalla tensione che dalla potenza. Qui parlare di viticoltura eroica non è un'espressione retorica: le pendenze rendono estremamente difficile la meccanizzazione e gran parte delle operazioni deve essere svolta manualmente, trasformando ogni vendemmia in un lavoro di enorme precisione e fatica. È proprio questa frammentazione della montagna a diventare uno dei punti di forza della produzione. ARPEPE lavora in alcune delle zone più prestigiose del Valtellina Superiore DOCG, concentrandosi soprattutto su Sassella, Grumello e Inferno. Tre territori vicini geograficamente ma profondamente differenti nell'espressione del Nebbiolo. La cantina non cerca di uniformarli: al contrario, lascia che ciascuno mostri la propria personalità attraverso vinificazioni e affinamenti pensati per accompagnare il carattere della singola vigna. Da questa filosofia sono nate alcune delle etichette più rappresentative della Valtellina. Nomi come Rocce Rosse, Nuova Regina, Ultimi Raggi, Stella Retica, Buon Consiglio, Sant'Antonio, Rocca De Piro, Sesto Canto e Fiamme Antiche raccontano differenti luoghi, esposizioni e interpretazioni della Chiavennasca. Non si tratta semplicemente di una gamma di vini, ma di una vera lettura della montagna attraverso il Nebbiolo, nella quale ogni bottiglia rappresenta un frammento preciso del paesaggio valtellinese. In cantina ARPEPE rimane profondamente legata alla tradizione. Le conoscenze della famiglia sono state tramandate attraverso generazioni e persino attraverso le antiche agende di cantina conservate fin dal 1860, autentica memoria storica del lavoro dei Pelizzatti Perego. Le vinificazioni privilegiano estrazioni delicate e lunghi tempi di maturazione, mentre l'affinamento accompagna lentamente il Nebbiolo verso quella combinazione di eleganza, complessità e longevità che costituisce la firma della casa. Non esiste una ricetta identica per ogni vendemmia: è il vino a determinare il proprio percorso e il momento nel quale è realmente pronto. Il tempo, infatti, è probabilmente l'ingrediente più importante di ARPEPE. Alcuni vini vengono lasciati riposare per anni prima di raggiungere il mercato e persino l'imbottigliamento viene effettuato seguendo le fasi lunari, prima di un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia. È una filosofia lontana dalla velocità commerciale contemporanea, ma perfettamente coerente con una cantina che considera il vino come il risultato di un processo naturale da accompagnare e non da accelerare. Oggi ARPEPE è considerata una delle realtà fondamentali per comprendere il Nebbiolo delle Alpi e una delle cantine che più hanno contribuito alla rinascita qualitativa e internazionale della Valtellina. La famiglia Pelizzatti Perego continua a custodire una viticoltura difficile e profondamente manuale, trasformando le pendenze, i muri a secco e la severità della montagna in vini di straordinaria finezza. Più che sulla concentrazione, i vini ARPEPE costruiscono la propria grandezza su eleganza, verticalità, freschezza e capacità di evoluzione. Sono vini che non cercano di impressionare immediatamente, ma che raccontano lentamente il luogo da cui provengono. Ed è forse proprio questa fedeltà assoluta alla Valtellina, insieme alla volontà di concedere al Nebbiolo tutto il tempo necessario, ad aver trasformato ARPEPE in uno dei nomi più autorevoli e riconoscibili della viticoltura italiana.