CASTELLO DELLA SALA

ORVIETO DOC CLASSICO SUPERIORE "SAN GIOVANNI DELLA SALA" 2025 - CASTELLO DELLA SALA

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Abbinamenti, La freschezza, la sapidità e la morbidezza del San Giovanni della Sala 2025 lo rendono estremamente versatile a tavola. È ideale con antipasti di pesce, carpacci, crostacei e molluschi, ma accompagna molto bene anche risotti alle verdure, paste con condimenti delicati e primi piatti di mare. Ottimo con branzino, orata, sogliola e pesci alla griglia, trova un interessante equilibrio anche con torte salate, verdure gratinate e formaggi freschi o poco stagionati. La componente agrumata permette inoltre abbinamenti riusciti con mozzarella di bufala e preparazioni a base di uova. Da provare con un risotto agli asparagi, una vellutata di verdure oppure con gamberi appena scottati.
Alcol, 12%
Annata, 2025
Denominazione, Orvieto DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Umbria (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, 50% Grechetto, 25% Procanico e 25% complessivo di Pinot Bianco e Viognier

NOTE SENSORIALI:

L’Orvieto DOC Classico Superiore “San Giovanni della Sala” 2025 di Castello della Sala si presenta con un giallo paglierino brillante, attraversato da delicati riflessi verdolini. Il naso è fresco e raffinato, con pesca bianca, mela, lime e pompelmo giallo che si intrecciano a fiori bianchi e leggere sfumature di erbe aromatiche. Con l’ossigenazione emergono richiami più morbidi di pera e frutta a polpa gialla, sempre sostenuti da un profilo nitido e fragrante. Al palato è avvolgente ma dinamico, con una buona consistenza centrale perfettamente bilanciata da un’acidità vivace e da una componente sapida che dona slancio al sorso. La tessitura è morbida senza diventare opulenta, mentre la freschezza agrumata accompagna tutta la progressione gustativa. Il finale è pulito, armonioso e persistente, con ritorni di agrumi, pesca e una piacevole sensazione minerale. Un Orvieto contemporaneo, elegante e immediato, ma dotato di una profondità superiore alla semplice facilità di beva.

CURIOSITÀ:

San Giovanni della Sala nasce dai vigneti che circondano l’omonimo castello medievale nei pressi di Orvieto ed è prodotto dal 1990 con l’intento di reinterpretare in chiave moderna l’Orvieto Classico. Nel 2025 l’assemblaggio è composto da 50% Grechetto, 25% Procanico e dal restante 25% di Pinot Bianco e Viognier. Le varietà vengono raccolte e vinificate separatamente: Grechetto, Viognier e Pinot Bianco sono entrati in cantina dall’ultima settimana di agosto, mentre il Procanico è stato raccolto intorno alla metà di settembre. Una parte dei mosti rimane a contatto con le bucce per circa sei ore a 10 °C, quindi viene riunita al mosto ottenuto dalla pressatura diretta. La fermentazione avviene esclusivamente in acciaio a 16 °C e il vino rimane per alcuni mesi sui propri lieviti prima dell’assemblaggio finale. Castello della Sala conta 229 ettari di vigneto tra 220 e 470 metri, su terreni argilloso-calcarei ricchi di conchiglie fossili, particolarmente vocati alla produzione di grandi bianchi.

Castello Della Sala

Castello della Sala è la storica tenuta umbra della famiglia Antinori, situata a circa 18 chilometri da Orvieto, non lontano dal confine con la Toscana, e rappresenta uno dei progetti che più hanno contribuito a cambiare la percezione del grande vino bianco italiano. Il cuore della proprietà è un’imponente fortezza medievale edificata nel XIV secolo dalla famiglia Monaldeschi della Vipera, protagonista per secoli della storia politica di Orvieto; proprio le vicende delle diverse ramificazioni dei Monaldeschi hanno lasciato tracce ancora oggi riconoscibili nei nomi dei vini, a cominciare da Cervaro della Sala, che richiama i Monaldeschi della Cervara, e Conte della Vipera, dedicato agli antichi proprietari del castello. La svolta moderna arriva nel 1940, quando la famiglia Antinori acquista la proprietà con l’intenzione di creare in Umbria una tenuta specializzata soprattutto nella produzione di grandi vini bianchi. Oggi Castello della Sala si estende complessivamente per circa 600 ettari, dei quali 229 vitati, distribuiti tra 220 e 470 metri di altitudine. È un patrimonio importante ma soprattutto estremamente particolare dal punto di vista geologico: i terreni, di origine pliocenica, sono prevalentemente argillosi e calcarei, ricchissimi di conchiglie e sedimenti fossili marini, testimonianza di un ambiente antichissimo che oggi contribuisce in maniera decisiva alla personalità dei vini. Le esposizioni prevalentemente orientate verso il sole del mattino e le forti escursioni termiche tra giorno e notte permettono alle uve di maturare lentamente preservando acidità e componente aromatica, condizioni che hanno trasformato questa parte dell’Umbria in un territorio particolarmente vocato ai bianchi. Il patrimonio varietale è volutamente ampio: accanto agli autoctoni Grechetto e Procanico vengono coltivati Chardonnay, Sauvignon Blanc, Sémillon, Pinot Bianco, Viognier e piccole quantità di Traminer e Riesling, mentre il Pinot Nero costituisce praticamente l’unica grande eccezione rossa della tenuta e occupa appena quattro ettari. Il momento decisivo nella storia contemporanea del Castello arriva nel 1979, quando il venticinquenne agronomo Renzo Cotarella entra in azienda. Insieme alla famiglia Antinori comincia un lungo periodo di sperimentazione sullo Chardonnay e sul Grechetto con un obiettivo allora tutt’altro che scontato: dimostrare che in Italia fosse possibile produrre un vino bianco capace non soltanto di esprimersi bene da giovane, ma di affrontare lunghi affinamenti e migliorare per molti anni in bottiglia. Dopo diverse vendemmie sperimentali, nel 1985 nasce il primo vero Cervaro della Sala, destinato a diventare il simbolo della proprietà e uno dei bianchi italiani più importanti e longevi. Chardonnay e una piccola componente di Grechetto vengono interpretati attraverso due percorsi differenti: lo Chardonnay fermenta e matura in barrique e svolge la fermentazione malolattica, mentre il Grechetto viene lavorato separatamente senza passaggio in legno, conservando freschezza e identità varietale prima dell’assemblaggio. All’epoca si tratta di un approccio estremamente innovativo e Cervaro diventa uno dei primi bianchi italiani a utilizzare sistematicamente fermentazione malolattica e affinamento in barrique con l’ambizione esplicita della lunga evoluzione. La cantina stessa racconta l’incontro tra modernità e storia che caratterizza il progetto: agli ambienti di vinificazione tecnologicamente avanzati si affiancano le antiche cantine cinquecentesche scavate sotto la fortezza, dove le spesse mura mantengono naturalmente temperatura e umidità costanti e dove ancora oggi maturano parte del Cervaro e del Pinot Nero della Sala nelle barrique di rovere francese. Intorno al Cervaro si è sviluppata nel tempo una gamma capace di raccontare differenti sfaccettature della proprietà. Bramìto della Sala interpreta lo Chardonnay in una veste più immediata e fragrante; Conte della Vipera, prodotto per la prima volta nel 1997, mette al centro il Sauvignon Blanc accompagnato dal Sémillon e nasce da vigneti posti indicativamente tra 250 e 350 metri su terreni ricchi di fossili marini; San Giovanni della Sala recupera invece l’identità storica dell’Orvieto Classico attraverso le varietà tradizionali del territorio. Il Pinot Nero della Sala, prodotto dalla vendemmia 1990, rappresenta l’alter ego rosso del Cervaro: nasce esclusivamente dai quattro ettari che hanno mostrato la migliore attitudine a questa varietà e beneficia di una gestione della chioma studiata appositamente per proteggere i grappoli dal sole estivo. Un capitolo completamente differente è Muffato della Sala, vino da uve attaccate dalla Botrytis cinerea prodotto attraverso raccolte successive che possono protrarsi fino all’autunno inoltrato: nebbie mattutine e particolari condizioni climatiche favoriscono lo sviluppo della muffa nobile e permettono di lavorare varietà come Sauvignon Blanc, Sémillon, Grechetto, Riesling e Traminer attraverso selezioni manuali ripetute degli acini migliori. Castello della Sala è quindi molto più di una semplice tenuta umbra della famiglia Antinori: è un progetto nato dalla volontà di comprendere fino a che punto un territorio italiano potesse confrontarsi con il concetto internazionale di grande vino bianco da invecchiamento. L’arrivo di Renzo Cotarella nel 1979 e la nascita del Cervaro nel 1985 hanno rappresentato la svolta, ma il progetto si è successivamente sviluppato mantenendo un dialogo costante tra vitigni internazionali e varietà umbre. Chardonnay e Grechetto sono diventati la coppia simbolo della proprietà, mentre Sauvignon Blanc, Sémillon, Procanico, Pinot Nero e le altre varietà permettono di leggere le diverse caratteristiche dei 229 ettari vitati. L’antico castello dei Monaldeschi, i terreni calcareo-argillosi ricchi di fossili marini, le altitudini fino a 470 metri e le importanti escursioni termiche costituiscono il filo conduttore di vini nei quali maturità e struttura devono sempre convivere con freschezza e capacità di evoluzione. È proprio questa ricerca, iniziata oltre quarant’anni fa quando l’idea di un bianco italiano destinato a lunghissimo invecchiamento era ancora poco diffusa, ad aver trasformato Castello della Sala in uno dei riferimenti assoluti dell’enologia bianca italiana contemporanea.