IL MARRONETO

ROSSO DI MONTALCINO DOC "IACOPO" 2022 - IL MARRONETO

Precio normal €96,50 Precio rebajado€116,00ahorra €19,50

Abbinamenti, La statura di Iacopo 2022 richiede una tavola importante. È magnifico con tagliatelle al ragù di cinghiale, pappardelle alla lepre, bistecca alla Fiorentina, arrosti, brasati e selvaggina, ma la freschezza del Sangiovese permette anche accostamenti con anatra, piccione e carni alla brace. Splendido con pecorini toscani stagionati, dove tannino, sapidità e intensità aromatica trovano un naturale contrappunto.
Alcol, 14,5%
Annata, 2022
Denominazione, Rosso di Montalcino DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Sangiovese 100%

NOTE SENSORIALI:

Il 2022 si presenta con un rubino brillante, vivo ed elegante. Il naso possiede profondità e stratificazione: amarena, ciliegia scura e lampone incontrano arancia sanguinella e scorza di agrumi, quindi emergono rosa, erbe aromatiche, spezie, incenso e sfumature più scure di sottobosco e foglia di tè. Al palato mostra immediatamente perché Iacopo vada oltre l'idea tradizionale di Rosso di Montalcino: la trama è succosa e intensa, sostenuta da una freschezza vibrante e da tannini energici ma finemente cesellati. Il frutto rosso e scuro riempie il centro bocca, mentre mineralità e acidità ne allungano il profilo impedendo alla ricchezza dell'annata di appesantire il sorso. Il finale è molto persistente, speziato, agrumato e leggermente salino.

CURIOSITÁ:

Il Rosso di Montalcino “Iacopo” 2022 de Il Marroneto è molto più di un semplice Rosso: nasce infatti da una selezione personale delle botti destinate al Brunello, effettuata da Iacopo Mori, e rappresenta una delle interpretazioni più ambiziose della denominazione. È proprio questa origine a spiegare la straordinaria profondità del vino, capace di coniugare la complessità e la struttura di un Brunello con la freschezza, il frutto e l’immediatezza che appartengono al Rosso di Montalcino. Il vigneto poggia su terreni caratterizzati da sabbione di mare mescolato a componenti minerali, mentre in cantina viene seguita una filosofia rigorosamente tradizionale: fermentazione spontanea in tini di rovere da 40 hl, senza utilizzo di lieviti selezionati né sali nutritivi, con rimontaggi prolungati durante i 13-15 giorni di fermentazione. Segue un importante affinamento di 20 mesi in botti di rovere e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Una lavorazione normalmente associata a vini di ben altra categoria, che rende Iacopo una sorta di ponte tra Rosso e Brunello.

Il Marroneto

Il Marroneto è una delle realtà più identitarie di Montalcino, una cantina familiare che ha costruito la propria storia attorno al Sangiovese, alla tradizione e alla sensibilità di Alessandro Mori. La tenuta si trova sul versante settentrionale della collina di Montalcino, poco fuori dal centro storico, in località Madonna delle Grazie, in una posizione elevata e particolarmente vocata. La storia comincia nel 1974, quando Giuseppe Mori, padre di Alessandro, acquista un piccolo podere nei pressi di Montalcino. La proprietà comprende un'antica costruzione utilizzata in passato per l'essiccazione dei marroni, le castagne: proprio da questa particolare funzione deriva il nome Il Marroneto. Inizialmente il vino è soprattutto una passione familiare. Giuseppe Mori è avvocato e anche i figli intraprendono studi lontani dal mondo agricolo. Alessandro, tuttavia, sviluppa progressivamente un rapporto sempre più intenso con quelle colline, fino a trasformare ciò che era nato quasi come un progetto parallelo nella propria scelta di vita. I primi vigneti vengono piantati a metà degli anni Settanta e Alessandro partecipa direttamente alla crescita della proprietà. È un'esperienza costruita sul campo, osservando le piante, seguendo le vendemmie e imparando lentamente a conoscere il comportamento del Sangiovese nelle differenti condizioni climatiche. Importante nella sua formazione è anche l'incontro con Giulio Gambelli, figura leggendaria dell'enologia toscana e profondo conoscitore del Sangiovese. Da questa esperienza Alessandro sviluppa ulteriormente una filosofia basata sull'assaggio, sulla sensibilità e soprattutto sulla convinzione che il vino debba essere accompagnato senza essere eccessivamente manipolato. Il primo imbottigliamento arriva nel 1980, ma è soprattutto dagli anni Novanta che Il Marroneto assume definitivamente la propria identità. Alessandro sceglie di seguire personalmente ogni fase del lavoro, costruendo uno stile sempre più essenziale e lontano dalle mode che nel frattempo stavano attraversando Montalcino. Il punto di partenza rimane sempre la vigna. I terreni del versante settentrionale, l'altitudine e le particolari condizioni climatiche permettono al Sangiovese di maturare lentamente, conservando freschezza e precisione. Alessandro ricerca proprio questo equilibrio, evitando di forzare la produzione e aspettando che siano le uve a indicare il momento corretto della vendemmia. La gestione agricola segue una filosofia volutamente semplice. L'inerbimento spontaneo viene mantenuto tra i filari e gli interventi sono limitati allo stretto necessario. L'obiettivo non è modificare il comportamento naturale della pianta, ma creare le condizioni affinché possa raggiungere autonomamente il proprio equilibrio. Questa impostazione continua in cantina. Le fermentazioni avvengono nel rispetto della materia prima e l'affinamento del Brunello viene affidato alle tradizionali grandi botti di rovere, evitando un utilizzo del legno capace di modificare eccessivamente il carattere del Sangiovese. Per Alessandro la cantina non deve aggiungere qualcosa al vino: deve soprattutto evitare di sottrargli ciò che la vigna gli ha dato. Il Marroneto produce così un'interpretazione profondamente classica del Brunello di Montalcino, costruita più sulla finezza e sulla trasparenza aromatica che sulla ricerca della potenza. È un'impostazione che negli anni ha reso la cantina particolarmente riconoscibile tra gli appassionati. Il luogo più importante della proprietà è però la vigna Madonna delle Grazie, situata nei pressi dell'omonima chiesetta. Da una selezione delle sue uve nasce il Brunello che porta lo stesso nome, diventato nel tempo l'etichetta simbolo della cantina e l'espressione più personale del rapporto tra Alessandro Mori e Montalcino. Madonna delle Grazie non viene concepito come un vino differente attraverso tecniche particolari, ma come la conseguenza naturale di una vigna considerata speciale. La filosofia rimane quindi la stessa: vinificazione essenziale, grandi botti e tempo, lasciando che siano il Sangiovese e la provenienza a determinare il carattere del vino. Anche la scelta di produrre una Riserva Madonna delle Grazie segue questa logica. Non nasce come appuntamento prestabilito, ma soltanto quando una determinata botte mostra durante l'affinamento caratteristiche considerate eccezionali. È un approccio che mette ancora una volta l'osservazione davanti alle regole produttive. Il Marroneto rimane volutamente una realtà dalla dimensione familiare e artigianale. La sua forza non deriva dalla ricerca di continue trasformazioni, ma dalla coerenza con cui Alessandro Mori ha portato avanti per decenni una stessa idea di vino: Sangiovese, territorio e pochissimi interventi. Dal podere acquistato da Giuseppe Mori nel 1974 fino al lavoro di Alessandro, Il Marroneto racconta una Montalcino essenziale e profondamente tradizionale. Qui il Brunello nasce dalla convinzione che un grande vino non debba essere costruito in cantina, ma accompagnato con pazienza. Madonna delle Grazie rappresenta l'espressione più alta di questa filosofia: una singola vigna, il Sangiovese e il tempo come protagonisti assoluti.