SANGIOVESE DI TOSCANA IGT "IARSÉRA" 2021 - CALAFATA
Abbinamenti, È perfetto con salumi toscani, crostini, pasta al ragù, pappardelle e carni bianche, ma trova un abbinamento particolarmente territoriale con i tordelli lucchesi ripieni di carne, dove l’acidità del Sangiovese alleggerisce la ricchezza del piatto e il tannino accompagna bene la componente saporita del ripieno.
Alcol, 12,5%
Annata, 2021
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Sangiovese 100%
NOTE SENSORIALI:
Lo Iarsera 2021 di Calafata è un Sangiovese toscano essenziale, vivo e profondamente legato alle colline lucchesi, lontano dalle interpretazioni più concentrate e levigate del vitigno. Nel calice si presenta con un rosso rubino luminoso e trasparente. Il profilo aromatico è fine e spontaneo, con ciliegia fresca, lampone e piccoli frutti rossi accompagnati da arancia sanguinella, erbe aromatiche e leggere sfumature floreali. Con l’ossigenazione emergono accenti più rustici e terrosi, che aggiungono personalità senza togliere precisione al frutto. In bocca è agile, succoso e scattante, sostenuto da una freschezza molto evidente e da una trama tannica asciutta ma mai pesante. La struttura rimane volutamente snella, privilegiando tensione e bevibilità, mentre il finale è sapido, leggermente selvatico e ancora giocato sul frutto rosso e sulle erbe mediterranee. È un Sangiovese che non cerca potenza, ma energia, autenticità e una naturalezza di beva che riflette bene il carattere di Calafata.
CURIOSITÁ:
Iarsera nasce da 100% Sangiovese coltivato nel territorio di Lucca e rappresenta una delle etichette con cui Calafata ha scelto di valorizzare in purezza il vitigno rosso più importante della Toscana. Le vigne occupano circa 1,5 ettari, hanno mediamente una ventina d’anni e sono allevate a cordone speronato con una densità vicina ai 5.000 ceppi per ettaro. I terreni sono prevalentemente argillosi, con una forte presenza di marne calcaree e abbondante scheletro, condizioni che contribuiscono alla tensione e alla componente sapida del vino. In cantina la lavorazione rimane volutamente semplice: le uve vengono pigiate e diraspate, quindi fermentano spontaneamente grazie ai lieviti indigeni in mastelli aperti e vasche d’acciaio. Il successivo affinamento si svolge tra acciaio e cemento, senza ricorrere al legno nuovo e senza cercare di addolcire artificialmente il profilo del Sangiovese. Iarsera è anche una bottiglia che racconta bene la natura stessa di Calafata, cooperativa agricola e sociale nata alle porte di Lucca da un gruppo di persone senza una precedente esperienza professionale nel vino, ma unite dal desiderio di recuperare vigne, oliveti e terreni abbandonati creando contemporaneamente opportunità di inclusione lavorativa. Il progetto è cresciuto mantenendo questa doppia identità agricola e sociale, affiancando alla viticoltura anche oliveti e colture orticole e lavorando secondo principi biologici e biodinamici.
Calafata +
Calafata nasce nel 2011 sulle colline di Lucca come cooperativa agricola e sociale, un progetto nel quale la viticoltura diventa strumento di recupero non soltanto della terra, ma anche delle persone. Tutto prende forma dall’incontro con Lorenzo Citti e dalla possibilità di riportare in produzione vecchi vigneti della Maolina, nel Morianese, che rischiavano di essere abbandonati: da quella prima esperienza, sostenuta anche dalla Caritas diocesana di Lucca, si sviluppa una realtà capace di coniugare agricoltura, inclusione lavorativa e tutela del paesaggio. Il nome richiama gli antichi mastri calafati, gli artigiani che riparavano le imbarcazioni restituendo loro la possibilità di tornare in mare, una metafora perfetta della filosofia della cooperativa. Oggi Calafata coltiva circa otto ettari di vigneto nelle colline lucchesi seguendo fin dall’inizio i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, all’interno di un territorio caratterizzato da suoli argillosi, marne calcaree e una notevole presenza di scheletro. Nei vecchi impianti convivono le varietà tradizionali della zona: Sangiovese, Ciliegiolo, Canaiolo e Colorino per i rossi, Trebbiano, Vermentino, Malvasia e piccoli Moscati per i bianchi, insieme ad altre uve storicamente presenti nelle vigne miste della Lucchesia. Majulina e Gronda rappresentano probabilmente le espressioni più emblematiche del progetto e nascono anche da parcelle con viti che raggiungono e superano i settant’anni. In cantina l’approccio rimane volutamente essenziale: fermentazioni spontanee, macerazioni in mastelli o acciaio, interventi ridotti al minimo e affinamenti che possono avvenire in acciaio, cemento oppure in legni di diverse dimensioni, sempre usati e mai invasivi. Ne derivano vini dalla forte impronta territoriale, energici, gastronomici e poco costruiti, capaci di raccontare una Lucchesia lontana dagli stereotipi della Toscana più conosciuta. Calafata è però qualcosa di più di una cantina: attraverso il recupero di vigneti, oliveti e terreni agricoli abbandonati e l'inserimento lavorativo di persone provenienti da situazioni di fragilità, ha costruito negli anni un modello nel quale qualità, sostenibilità e responsabilità sociale diventano parti inseparabili dello stesso modo di fare agricoltura.