NICOLAS JOLY

SAVENNIÈRES "LES VIEUX CLOS" 2024 - NICOLAS JOLY

Precio normal €57,50 Precio rebajado€64,00ahorra €6,50

Abbinamenti, La struttura, la mineralità e la notevole profondità aromatica del Les Vieux Clos 2024 richiedono piatti capaci di accompagnarne il carattere senza sovrastarlo. È splendido con capesante, astice, aragosta e pesci nobili al forno, soprattutto quando accompagnati da burro, agrumi o salse cremose. Molto interessante con rombo, baccalà e pollame, così come con risotti ai funghi e preparazioni a base di verdure radice. La componente salina e la ricchezza dello Chenin creano inoltre abbinamenti eccellenti con formaggi caprini stagionati e Comté.
Alcol, 13,5%
Annata, 2024
Denominazione, Savennières AOC
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chenin Blanc 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Savennières “Les Vieux Clos” 2024 di Nicolas Joly si presenta con un giallo dorato luminoso, ancora giovane ma già di notevole intensità. Il naso è profondo e mutevole: pera matura, mela cotogna e scorza d’arancia si intrecciano a fiori bianchi e miele delicato, lasciando progressivamente spazio a zenzero, coriandolo, cera d’api e pietra focaia. L’ossigenazione ne amplifica continuamente il carattere, facendo emergere sfumature di agrumi maturi e roccia calda. Al palato è asciutto, ampio e materico, ma attraversato da una tensione acida precisa e soprattutto da una salinità incisiva che alleggerisce la ricchezza naturale dello Chenin. La tessitura è avvolgente, con una sottile vena amaricante che accompagna una chiusura lunga, minerale e quasi iodica. Un Savennières energico e complesso, ancora giovanissimo, capace di trasformarsi profondamente nel bicchiere e destinato a una lunga evoluzione.

CURIOSITÁ:

Les Vieux Clos nasce da Chenin Blanc in purezza in una parcella di circa 5,5 ettari sulle colline di Savennières, con pendii dolci rivolti prevalentemente a est. Le vigne superano i 35 anni e crescono su terreni dominati da scisto e sabbia, con densità comprese tra 4.800 e 6.700 ceppi per ettaro e rese molto contenute, nel 2024 intorno ai 28-30 hl/ha. L’annata è stata caratterizzata da condizioni più fresche e classiche per la Loira, maturazioni lente e una vendemmia tardiva verso la fine di settembre. In cantina la fermentazione avviene spontaneamente con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura; segue una malolattica completa e circa 8 mesi di affinamento in vecchie botti di rovere. Il vino viene imbottigliato senza chiarifica né filtrazione. Nicolas Joly è uno dei grandi pionieri mondiali della biodinamica; oggi la vinificazione è guidata dalla figlia Virginie, che lavora accanto al padre proseguendo una delle interpretazioni più radicali e territoriali dello Chenin di Loira.

Nicolas Joly

Nicolas Joly è una delle figure più influenti, radicali e discusse della viticoltura biodinamica mondiale e il nome indissolubilmente legato alla Coulée de Serrant, straordinario vigneto di Savennières affacciato sulla Loira. La sua storia è tutt’altro che quella di un vignaiolo cresciuto fin dall’infanzia con l’idea di produrre vino. Nato ad Angers nel 1945, studia economia e commercio a Parigi, completa la propria formazione con un MBA alla Columbia University di New York e intraprende una carriera nella finanza internazionale lavorando per Morgan Guaranty Trust tra New York e Londra. Nel frattempo, nel 1962, i genitori acquistano Château de la Roche aux Moines a Savennières, proprietà che comprende uno dei vigneti più straordinari della Loira: La Coulée de Serrant. Nicolas abbandona progressivamente il mondo finanziario e nel 1976 torna in Francia per occuparsi direttamente della tenuta, iniziando un percorso destinato a modificare profondamente non soltanto il domaine familiare, ma il dibattito internazionale sul rapporto tra vino, agricoltura e terroir. La Coulée de Serrant possiede una storia eccezionale. Il vigneto venne piantato nel 1130 dai monaci cistercensi e da allora è rimasto continuativamente coltivato a vite per quasi nove secoli. L’antico piccolo monastero è ancora presente all’interno della proprietà, mentre poco distante sorgono i resti della fortezza di La Roche aux Moines, teatro nel 1214 di un'importante battaglia medievale. Nei secoli il vino della Coulée de Serrant acquisì una reputazione straordinaria e fu apprezzato anche dalle corti francesi; nel Novecento il gastronomo Curnonsky lo inserì tra i cinque grandi vini bianchi di Francia insieme a Château d’Yquem, Montrachet, Château-Chalon e Château-Grillet. Oggi La Coulée de Serrant costituisce una denominazione di appena sette ettari interamente posseduta dalla famiglia Joly, un autentico monopole nel quale viene coltivato esclusivamente lo Chenin Blanc. Le vigne occupano pendii estremamente ripidi che dominano la Loira e vengono lavorate in parte manualmente e in parte con il cavallo. I terreni sono poveri e complessi, dominati da scisti e attraversati da componenti di quarzo e sabbia; alcune viti superano gli ottant’anni e il materiale vegetale utilizzato per i nuovi impianti viene selezionato dalle piante più antiche della proprietà, comprese quelle risalenti agli anni Venti del Novecento, con l’obiettivo di preservare l’identità genetica sviluppatasi nel vigneto nel corso delle generazioni. Quando Nicolas Joly assume la gestione della proprietà, inizialmente applica le pratiche agricole convenzionali diffuse negli anni Settanta. In breve tempo, però, osserva un progressivo impoverimento del terreno e una diminuzione della biodiversità. L’incontro con gli scritti di Rudolf Steiner cambia completamente la sua visione dell’agricoltura: nel 1980 comincia a sperimentare la biodinamica su una parte del vigneto e dal 1984 l’intera proprietà viene condotta secondo questi principi, eliminando prodotti chimici di sintesi, diserbanti, pesticidi sistemici e fertilizzanti azotati. È una scelta compiuta in un momento nel quale la biodinamica era quasi sconosciuta nel mondo del vino e spesso guardata con forte scetticismo. Joly diventa progressivamente uno dei suoi principali divulgatori internazionali, attraverso conferenze, libri e un'attività instancabile di confronto con produttori di tutto il mondo. La sua idea va però oltre la semplice sostituzione della chimica convenzionale con preparati naturali. Per Joly il vigneto deve essere considerato come un organismo vivente e il compito dell’agricoltore è permettere alla pianta di costruire un rapporto il più possibile profondo con il luogo nel quale cresce. I terreni vengono mantenuti inerbiti, rame e zolfo sono utilizzati in quantità limitate e vengono impiegati preparati biodinamici e vegetali. Animali, vegetazione spontanea e biodiversità fanno parte dello stesso ecosistema agricolo. È una filosofia che Joly ha raccontato in numerosi libri, tra cui “Le Vin du ciel à la terre” e “Le Vin, la Vigne et la Biodynamie”, diventati testi di riferimento per molti produttori avvicinatisi successivamente alla biodinamica. La vendemmia costituisce uno dei momenti più importanti di questo approccio. Le uve vengono raccolte esclusivamente a mano e attraverso diversi passaggi successivi, generalmente da tre a cinque selezioni distribuite nell’arco di diverse settimane tra la fine di settembre e l’inizio di novembre. Joly non ricerca quindi una vendemmia uniforme, ma aspetta che ogni parte del vigneto raggiunga la maturazione considerata corretta. Le rese della Coulée de Serrant sono molto contenute, normalmente nell’ordine di circa 20-30 ettolitri per ettaro, e possono diminuire ulteriormente nelle annate difficili. Anche la presenza di botrytis può diventare parte della complessità delle uve quando le condizioni climatiche lo permettono. In cantina l’approccio segue la stessa volontà di ridurre gli interventi. Le fermentazioni possono protrarsi per diversi mesi e gli affinamenti avvengono prevalentemente in vecchi fusti di rovere, evitando il legno nuovo e quindi qualsiasi marcatura aromatica estranea al vigneto; in alcuni casi viene utilizzata anche la vasca. Per Joly la tecnologia enologica deve intervenire il meno possibile perché lieviti selezionati, enzimi, correzioni e manipolazioni rischiano, nella sua visione, di rendere i vini tecnicamente più uniformi ma meno capaci di raccontare la propria origine. La produzione della famiglia non si limita alla Coulée de Serrant. Il domaine realizza tre vini, tutti esclusivamente da Chenin Blanc e provenienti da tre differenti denominazioni. Les Vieux Clos nasce da circa 5,5 ettari nell'AOC Savennières e rappresenta l’ingresso nell’universo Joly; Clos de la Bergerie proviene da circa 3,2 ettari all’interno di Savennières-Roche aux Moines e occupa una posizione intermedia per profondità e struttura; La Coulée de Serrant costituisce invece il vertice, provenendo esclusivamente dai sette ettari dello storico monopole. Le differenze tra i vini non vengono costruite attraverso tecniche di cantina differenti, ma devono emergere soprattutto dalla geologia, dall’esposizione e dalla personalità dei singoli vigneti. La Coulée de Serrant è probabilmente anche il vino che meglio racconta l’idea di Nicolas Joly: uno Chenin Blanc spesso potente, profondo e inizialmente austero, capace di sviluppare nel tempo una straordinaria complessità. È un vino che Joly stesso invita a non giudicare necessariamente appena aperto: ossigenazione e temperatura di servizio relativamente alta possono trasformarne profondamente l’espressione, mentre le grandi annate possiedono una capacità di evoluzione di diversi decenni. La sua personalità può risultare lontana dalla precisione stilistica e dall’immediatezza ricercate da una parte dell’enologia contemporanea, ma proprio questa individualità ha contribuito a renderlo uno dei vini bianchi più riconoscibili della Loira. L’influenza di Nicolas Joly ha inoltre superato ampiamente i confini della propria tenuta. È tra i fondatori e principali animatori di Renaissance des Appellations, associazione internazionale che riunisce produttori impegnati nella viticoltura biologica e biodinamica e nella difesa dell’espressione territoriale del vino. Il suo pensiero ha contribuito a riportare al centro del dibattito concetti oggi molto più diffusi – vitalità del suolo, biodiversità, riduzione della chimica e interventi minimi in cantina – quando ancora rappresentavano posizioni decisamente minoritarie. Nel 2025 questo ruolo pionieristico è stato riconosciuto anche da Decanter con l’ingresso di Nicolas Joly nella Hall of Fame. Oggi la continuità familiare è assicurata anche dalla figlia Virginie, coinvolta da anni nella gestione della proprietà, ma la filosofia rimane strettamente legata alla visione costruita da Nicolas a partire dagli anni Ottanta. La Coulée de Serrant rappresenta così qualcosa di molto più complesso di un grande vigneto di Savennières: sette ettari di Chenin Blanc coltivati ininterrottamente dal 1130, vecchie vigne aggrappate agli scisti sopra la Loira, rese estremamente contenute, vendemmie attraverso selezioni successive, fermentazioni lente e una biodinamica praticata sull’intera proprietà dal 1984. Nicolas Joly ha trasformato questo patrimonio in un vero laboratorio di pensiero sul vino, sostenendo per oltre quarant’anni che il compito del vignaiolo non sia costruire uno stile, ma creare le condizioni affinché il luogo possa esprimersi. Si condividano o meno tutte le sue posizioni, il suo peso nella storia recente della viticoltura è difficilmente discutibile: molto prima che biologico, biodinamico e terroir diventassero parole centrali della comunicazione enologica, Joly aveva già costruito attorno a questi concetti un'intera filosofia produttiva, facendo della Coulée de Serrant uno dei luoghi simbolo dello Chenin Blanc e della biodinamica mondiale.