CALAFATA

TOSCANA IGT TREBBIANO MACERATO BIO "ALMARE" 2021 - CALAFATA

Precio normal €28,50 Precio rebajado€31,90ahorra €3,40

Abbinamenti, La struttura, la macerazione e la componente salina dell’Almare 2021 richiedono piatti capaci di sostenere un bianco fuori dagli schemi. È splendido con pesci al forno, baccalà, pesce azzurro e preparazioni leggermente affumicate, ma accompagna molto bene anche crostacei, polpo e primi piatti di mare dal gusto deciso. La presa tannica permette di spingersi verso carni bianche, pollo alle spezie e coniglio, mentre le note di erbe e frutta secca trovano una naturale sintonia con cucina asiatica moderatamente speziata, curry delicati e verdure arrostite. Ottimo anche con formaggi di media stagionatura. Da provare con ceci e baccalà, abbinamento particolarmente coerente con l’anima contadina e mediterranea della cooperativa.
Alcol, 11%
Annata, 2021
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Trebbiano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Toscana IGT Bianco Macerato Bio “Almare” 2021 di Calafata si presenta con un colore dorato intenso tendente all’ambrato, naturalmente vivo e leggermente velato. Il naso è ampio e mutevole, con pesca matura, albicocca disidratata e scorza d’arancia che si intrecciano a fiori secchi, tè, erbe mediterranee e leggere sensazioni di miele. Con l’ossigenazione emergono mandorla, spezie delicate e una marcata componente salmastra, che alleggerisce la parte più matura del frutto. Al palato è materico e deciso, con la macerazione che lascia una presa tannica sottile ma chiaramente percepibile. La freschezza mantiene il sorso dinamico, mentre una sapidità crescente ne accompagna tutta la progressione. La chiusura è asciutta, lunga e leggermente amaricante, con ritorni di agrumi, erbe aromatiche e frutta secca. Un orange wine profondamente mediterraneo, rustico nel senso più autentico del termine, ma dotato di energia, precisione e grande personalità.

CURIOSITÁ:

Almare 2021 nasce da una selezione delle uve bianche delle vecchie vigne miste recuperate da Calafata sulle colline lucchesi. La scheda Triple “A” dell’annata indica Malvasia, Trebbiano, Moscato Bianco e Vermentino, provenienti da piante con un’età media di circa 60 anni, allevate a cordone speronato con circa 3.500 ceppi per ettaro. I terreni sono argillosi, ricchi di scheletro e caratterizzati da una forte presenza di marna calcarea, mentre le rese scendono ad appena 14 hl/ha. Dopo la pigiatura, il mosto fermenta spontaneamente con i propri lieviti e rimane a contatto con le bucce per tutta la fermentazione; dopo la svinatura affina in barrique e tonneaux già utilizzati. Il 2021 è stato prodotto in appena 1.800 bottiglie, con solforosa totale dichiarata di soli 25 mg/l. Calafata nasce nel 2011 come cooperativa agricola e sociale: Mauro Montanaro, Daniele Tuccori e Maik Tintori hanno costruito un progetto che recupera terreni abbandonati e crea opportunità lavorative per persone fragili, adottando fin dall’inizio un approccio biodinamico in vigna.

Calafata

Calafata nasce nel 2011 sulle colline di Lucca come cooperativa agricola e sociale, un progetto nel quale la viticoltura diventa strumento di recupero non soltanto della terra, ma anche delle persone. Tutto prende forma dall’incontro con Lorenzo Citti e dalla possibilità di riportare in produzione vecchi vigneti della Maolina, nel Morianese, che rischiavano di essere abbandonati: da quella prima esperienza, sostenuta anche dalla Caritas diocesana di Lucca, si sviluppa una realtà capace di coniugare agricoltura, inclusione lavorativa e tutela del paesaggio. Il nome richiama gli antichi mastri calafati, gli artigiani che riparavano le imbarcazioni restituendo loro la possibilità di tornare in mare, una metafora perfetta della filosofia della cooperativa. Oggi Calafata coltiva circa otto ettari di vigneto nelle colline lucchesi seguendo fin dall’inizio i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, all’interno di un territorio caratterizzato da suoli argillosi, marne calcaree e una notevole presenza di scheletro. Nei vecchi impianti convivono le varietà tradizionali della zona: Sangiovese, Ciliegiolo, Canaiolo e Colorino per i rossi, Trebbiano, Vermentino, Malvasia e piccoli Moscati per i bianchi, insieme ad altre uve storicamente presenti nelle vigne miste della Lucchesia. Majulina e Gronda rappresentano probabilmente le espressioni più emblematiche del progetto e nascono anche da parcelle con viti che raggiungono e superano i settant’anni. In cantina l’approccio rimane volutamente essenziale: fermentazioni spontanee, macerazioni in mastelli o acciaio, interventi ridotti al minimo e affinamenti che possono avvenire in acciaio, cemento oppure in legni di diverse dimensioni, sempre usati e mai invasivi. Ne derivano vini dalla forte impronta territoriale, energici, gastronomici e poco costruiti, capaci di raccontare una Lucchesia lontana dagli stereotipi della Toscana più conosciuta. Calafata è però qualcosa di più di una cantina: attraverso il recupero di vigneti, oliveti e terreni agricoli abbandonati e l'inserimento lavorativo di persone provenienti da situazioni di fragilità, ha costruito negli anni un modello nel quale qualità, sostenibilità e responsabilità sociale diventano parti inseparabili dello stesso modo di fare agricoltura.