DENIS MONTANAR

VENEZIA GIULIA IGT MERLOT "MASSÀL DODÒN" 2019 - DENIS MONTANAR

Precio normal €18,90 Precio rebajado€21,50ahorra €2,60

Abbinamenti, La freschezza, il tannino ben integrato e la componente sapida del Massàl Dodòn 2019 lo rendono un rosso estremamente versatile a tavola. È ideale con primi piatti al ragù, lasagne, pasta al forno e risotti ai funghi, ma accompagna molto bene anche arrosti, carni rosse, pollame e preparazioni alla griglia. Interessante con brasati non eccessivamente concentrati, salsiccia, costine e piatti della tradizione friulana. Particolarmente riuscito l’abbinamento con il frico, dove la freschezza del vino riesce a contrastare efficacemente la ricchezza del formaggio e delle patate. Ottimo anche con salumi e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 13,5%
Annata, 2019
Denominazione, Venezia Giulia IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Merlot 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Venezia Giulia IGT Merlot “Massàl Dodòn” 2019 di Denis Montanar si presenta con un rosso rubino intenso e luminoso, ancora vivo nel colore ma già capace di mostrare una bella maturità espressiva. Il naso è schietto e profondo, con mora, ciliegia scura e prugna che si intrecciano a piccoli frutti di bosco, erbe spontanee e sottili richiami vegetali. Con l’ossigenazione emergono pepe, terra umida, tabacco e leggere sfumature balsamiche, in un profilo volutamente poco costruito e molto naturale. Al palato è succoso e dinamico, di medio corpo, con un frutto pieno ma mai pesante. La freschezza rimane evidente e viene accompagnata da una sapidità sorprendente, mentre il tannino è ben presente ma perfettamente amalgamato. Il finale è asciutto, persistente e leggermente speziato, con ritorni di frutta scura e note terrose. Un Merlot friulano dalla personalità autentica, più giocato sulla vitalità e sul territorio che sulla concentrazione.

CURIOSITÁ:

Massàl Dodòn nasce da Merlot in purezza coltivato a Borc Dodòn, storica località di Villa Vicentina dove Denis Montanar porta avanti una storia agricola familiare lunga quattro generazioni. Il vigneto dedicato al Merlot si estende per circa 2 ettari a soli 9 metri sul livello del mare, su terreni composti da sabbia, limo e argilla, ed è stato impiantato attraverso selezioni massali, da cui deriva anche il richiamo del nome “Massàl”. Le piante sono allevate a Guyot bilaterale con circa 6.500 ceppi per ettaro. Per il 2019 le uve vengono raccolte manualmente, diraspate e pigiate, quindi fermentano spontaneamente con lieviti indigeni in tini aperti di vetroresina, con circa 6 giorni di macerazione sulle bucce. Dopo la torchiatura manuale, il vino affina per circa 12 mesi in vasche di cemento sulle fecce fini e viene imbottigliato senza chiarifica né filtrazione. Denis conduce i vigneti in biologico dal 1996 ed è tra i produttori aderenti al progetto Triple “A”.

Denis Montanar

Denis Montanar è uno dei vignaioli più personali e radicali del Friuli Venezia Giulia, protagonista di un progetto agricolo che nasce a Borc Dodon, l’antico Borgo Dodone, nella pianura di Aquileia, nei pressi di Villa Vicentina e non lontano dalla foce dell’Isonzo. La sua è prima di tutto una storia di famiglia: i Montanar lavorano la terra da generazioni e già nei primi anni del Novecento il bisnonno coltivava come mezzadro alcuni degli stessi terreni che sarebbero poi entrati a far parte dell’azienda. Denis comincia il proprio percorso nel 1989, prendendo in affitto i vigneti del nonno e acquistando successivamente due ettari sui quali impianta nuove vigne. La svolta arriva nel 1995, quando acquisisce altri 10,5 ettari insieme alle case rurali e dà forma a un progetto agricolo più ampio, inizialmente identificato con il nome Borc Dodon. Dal 2013 sceglie invece di utilizzare direttamente il proprio nome come marchio aziendale, mantenendo sulle etichette i riferimenti ai luoghi nei quali nascono i vini: Borc Dodon, Borc Sandrigo e Scodovacca. La vite, però, è soltanto una parte dell’universo agricolo di Denis. Fin dall’origine l’azienda viene pensata secondo il modello della vecchia fattoria friulana, nella quale colture differenti convivono e partecipano alla fertilità complessiva del terreno. Accanto ai vigneti trovano quindi spazio antiche varietà di frumento, mais, grano saraceno, erba medica e girasole, destinati alla produzione di farine e olio o utilizzati nelle rotazioni agricole. È una scelta fondamentale per comprendere il suo pensiero: Denis non si considera semplicemente un produttore di vino, ma un agricoltore, e il vino rappresenta una delle conseguenze di un sistema agricolo più complesso. I vigneti sono condotti interamente in regime biologico dal 1996, mentre dal 2000 lo stesso approccio è stato esteso ai seminativi. Nel tempo Denis ha sviluppato una sensibilità ancora più radicale nei confronti della vitalità del suolo, cercando di ridurre al minimo gli interventi e lavorando affinché la pianta possa trovare autonomamente il proprio equilibrio. La proprietà si trova nella pianura friulana vicina all’Isonzo, su terreni nei quali sabbia, limo e argilla convivono creando condizioni molto differenti rispetto alle celebri marne delle zone collinari del Friuli. Qui Denis coltiva soprattutto Friulano, Verduzzo Friulano, Refosco dal Peduncolo Rosso, Merlot, Cabernet Franc, Sauvignon e Pinot Bianco, preservando anche vecchio materiale vegetale attraverso un importante lavoro di selezione massale. Proprio la ricerca delle vecchie viti è diventata negli anni uno degli aspetti più interessanti del progetto: Denis e la famiglia hanno individuato piante sopravvissute in antichi vigneti, selezionandole e riproducendole per conservare una genetica profondamente legata al territorio anziché affidarsi esclusivamente a materiale clonale standardizzato. È una forma di tutela della biodiversità che guarda al futuro recuperando ciò che rischiava di andare perduto. Anche in cantina l’approccio è estremamente essenziale. Le uve vengono raccolte manualmente in cassette, le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti presenti naturalmente sulle bucce e i vini non vengono chiarificati. Macerazioni, tempi di affinamento e contenitori non seguono una ricetta unica, ma vengono adattati alle caratteristiche della materia prima. Legno, cemento e acciaio diventano strumenti differenti attraverso i quali accompagnare il vino senza cercare di uniformarlo. Uis Blancis è probabilmente una delle etichette che meglio sintetizzano questa filosofia: non un bianco costruito attorno a una singola varietà, ma un assemblaggio territoriale nel quale Friulano e Sauvignon incontrano altre uve bianche della proprietà. La macerazione sulle bucce conferisce struttura e profondità, mentre il lungo affinamento permette al vino di sviluppare una personalità capace di evolvere nel tempo. Uis Neris, il cui nome significa semplicemente “uve nere” in friulano, rappresenta la sua controparte rossa e nasce principalmente dal Merlot, varietà presente da moltissimo tempo nella pianura friulana, talvolta accompagnato dal Cabernet Franc. Il Verduzzo Friulano di Scodovacca è un'altra delle espressioni più caratteristiche della cantina e permette a Denis di confrontarsi con una varietà autoctona dalla forte personalità, capace di unire struttura, tannino e complessità. Il Refosco dal Peduncolo Rosso viene interpretato sia in rosso sia attraverso un originale rosato, mostrando quanto una stessa uva possa cambiare completamente volto attraverso differenti vinificazioni. Il Friulano rimane naturalmente un altro elemento centrale e viene proposto cercando di conservarne profondità e identità senza ridurlo alla sola immediatezza aromatica. Ma la curiosità di Denis emerge forse ancora più chiaramente nel suo rapporto con le bollicine. Dal 2013 produce Toy Wine, un Metodo Classico nato quasi come una sperimentazione personale e realizzato esclusivamente in formato Magnum. Il progetto è costruito attraverso l’incontro di vini provenienti da vendemmie differenti, secondo un principio che richiama una riserva perpetua, e utilizza varietà come Trebbiano, Moscato, Pinot Bianco e Friulano. La rifermentazione avviene in bottiglia e differenti sboccature permettono di osservare l’evoluzione determinata dalla permanenza sui lieviti. È un vino che sintetizza perfettamente il carattere di Denis: curioso, libero dalle convenzioni e disposto a mettere insieme tecniche e intuizioni diverse quando ritiene possano dare vita a qualcosa di interessante. La stessa libertà si ritrova in 33 Dive, altro progetto prodotto in quantità estremamente limitate e soltanto in Magnum. Denis Montanar aderisce inoltre a Renaissance des Appellations e i suoi vini fanno parte da tempo della selezione Triple A, realtà che riunisce produttori accomunati da un approccio agricolo e artigianale fortemente identitario. Più delle definizioni, però, ciò che distingue Denis è la coerenza con cui ha costruito il proprio lavoro nel corso di oltre trent’anni. Biologico, fermentazioni spontanee e assenza di chiarifiche non sono elementi introdotti per seguire la crescita contemporanea del vino naturale: fanno parte di un percorso iniziato quando queste pratiche erano ancora decisamente lontane dall’attenzione del mercato. Ancora oggi Borc Dodon conserva la dimensione di una vera azienda agricola, dove vigneti e seminativi convivono e dove la ricerca sulla vite comprende anche la conservazione del vecchio patrimonio genetico locale. Denis Montanar rappresenta così un Friuli profondamente agricolo e indipendente, lontano dagli stili costruiti e dalle classificazioni troppo rigide. Uis Blancis, Uis Neris, Verduzzo, Refosco, Friulano e Toy Wine sono espressioni differenti dello stesso pensiero: partire da una terra viva, ottenere uve integre e accompagnarle in cantina con il minor numero possibile di forzature. Un percorso iniziato nel 1989 recuperando i vigneti del nonno e diventato nel tempo una delle esperienze più riconoscibili del vino artigianale friulano, nella quale la personalità del vignaiolo non serve a cancellare quella della terra, ma a darle lo spazio necessario per emergere.