DOMAINE DE L’ÉCU – FRED E CLAIRE NIGER

VIN DE FRANCE BLANC "GRANITE" 2024 - DOMAINE DE L’ÉCU – FRED E CLAIRE NIGER

Precio normal €23,50 Precio rebajado€26,50ahorra €3,00

Abbinamenti, La tensione minerale e la forte componente salina del Granite 2024 lo rendono straordinario con ostriche, coquillage, scampi e crostacei, ma anche con sushi, sashimi e carpacci di pesce bianco. È magnifico con capesante, rombo, rana pescatrice e pesci serviti con salse al burro o alle erbe, perché acidità e sapidità riescono a contrastarne la ricchezza. Interessante anche con anguilla, calamari e spaghetti alle vongole, oltre che con preparazioni vegetali delicate. La struttura permette persino l’abbinamento con carni bianche come il coniglio alle erbe. Ottimo infine con formaggi saporiti e maturi.
Alcol, 12%
Annata, 2024
Denominazione, Vin de France
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Loira (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Melon de Bourgogne 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Vin de France Blanc “Granite” 2024 di Domaine de l’Écu si presenta con un giallo luminoso dai delicati riflessi dorati. Il naso è teso e cristallino, dominato da limone, cedro e mela verde, ai quali si aggiungono fiori bianchi e sottili richiami di erbe fresche. Con l’ossigenazione emerge con decisione la componente minerale, tra pietra focaia, selce e gesso, accompagnata da una suggestiva sensazione di conchiglia e brezza marina. Al palato è diritto, asciutto e vibrante, con un’acidità precisa che attraversa una materia sorprendentemente piena e quasi cremosa. La sapidità costituisce il vero filo conduttore della degustazione e conduce il sorso verso una chiusura lunghissima, iodato-minerale e agrumata. Un Melon de Bourgogne essenziale ma tutt’altro che semplice, in cui energia, purezza e profondità trasformano la mineralità in una vera e propria impronta stilistica.

CURIOSITÁ:

Granite nasce da Melon de Bourgogne in purezza coltivato su circa 3 ettari di vecchie vigne, mediamente tra 45 e 55 anni, poste su pendii esposti a sud-ovest. Il nome racconta direttamente il terroir: sotto un terreno molto sassoso si trova infatti un substrato di granito a due miche, matrice geologica che Domaine de l’Écu vuole lasciare esprimere senza sovrastrutture. Le rese sono contenute intorno ai 35 hl/ha e la raccolta è interamente manuale. In cantina le uve vengono ricevute per gravità, senza utilizzare pompe, pressate pneumaticamente e il mosto non viene sottoposto a débourbage. La fermentazione avviene spontaneamente con lieviti indigeni; seguono circa 12-15 mesi sulle fecce in vasche sotterranee di cemento rivestite internamente. Il domaine lavora in biologico dal 1975 ed è certificato Demeter dal 1998. Oggi Claire e Fred Niger proseguono questo storico lavoro nel vigneto nantese, mantenendo Granite come una delle cuvée simbolo della lettura geologica del Melon de Bourgogne.

Domaine De L’écu – Fred E Claire Niger

Domaine de l’Écu è una delle proprietà simbolo della viticoltura biologica e biodinamica della Loira, una realtà profondamente legata al Muscadet e al territorio di Le Landreau, a sud-est di Nantes, la cui storia moderna comincia con la famiglia Bossard e prosegue oggi attraverso il lavoro di Fred e Claire Niger. Le origini del domaine risalgono al 1945, ma è soprattutto Guy Bossard a costruirne l’identità che lo renderà celebre: quando assume la guida della proprietà negli anni Settanta sceglie progressivamente di abbandonare la viticoltura convenzionale, converte i vigneti all’agricoltura biologica nel 1975 e successivamente alla biodinamica nel 1998, quando queste pratiche erano ancora estremamente rare nel vigneto nantese. Per oltre trent’anni Guy lavora sulla relazione tra Melon de Bourgogne, suolo e micro-terroir, diventando uno dei primi produttori del Muscadet a mettere esplicitamente la geologia al centro della propria gamma. La svolta generazionale arriva con Fred Niger, inizialmente appassionato e cliente del domaine, che dopo un percorso professionale lontano dalla viticoltura decide di cambiare completamente vita e dedicarsi al vino. L’incontro con Guy Bossard si trasforma progressivamente in collaborazione e nel 2010 Fred entra nel domaine, lavorando per alcuni anni al fianco di Guy prima di assumerne la responsabilità. Nel 2013 acquisisce definitivamente la proprietà e continua il percorso biologico e biodinamico senza modificarne i principi fondamentali, ampliandolo però attraverso una ricerca personale sulle vinificazioni, sulle anfore e sulle lunghissime maturazioni. Al suo fianco opera Claire Niger, che condivide la gestione e lo sviluppo contemporaneo del domaine. La proprietà comprende oggi circa 24 ettari e il patrimonio geologico rappresenta la vera chiave della produzione: gneiss, ortogneiss e granito costituiscono matrici differenti che vengono vinificate separatamente per mostrare come lo stesso Melon de Bourgogne possa cambiare radicalmente espressione a pochi chilometri di distanza. Proprio da questa intuizione nacquero le storiche cuvée Orthogneiss, Granite e Gneiss, tre Muscadet costruiti non attorno a un marchio o a una ricetta enologica, ma alla natura della roccia madre. Il Melon de Bourgogne rimane il vitigno fondamentale, ma sotto la gestione di Fred il domaine ha progressivamente ampliato il proprio patrimonio ampelografico e la propria libertà produttiva, lavorando anche Folle Blanche, Chardonnay, Chenin Blanc, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Pinot Noir e altri vitigni attraverso microvinificazioni e cuvée spesso fuori dalle denominazioni tradizionali. In vigneto la biodinamica viene applicata come metodo agricolo complessivo: nessun erbicida o prodotto chimico di sintesi, preparati biodinamici, tisane e decotti vegetali, compost, lavorazioni superficiali e grande attenzione alla biodiversità hanno l’obiettivo di mantenere i terreni vivi e favorire un apparato radicale capace di approfondirsi nella roccia alterata. Il domaine è certificato biologico e biodinamico e il lavoro segue principi che Fred ha progressivamente avvicinato anche alla permacultura e all’agroecologia. La stessa radicalità continua in cantina. Le fermentazioni sono spontanee e affidate ai lieviti indigeni, gli interventi vengono ridotti al minimo, chiarifiche e filtrazioni invasive vengono evitate e l’impiego della solforosa è estremamente contenuto o completamente assente in numerose cuvée. Ma l’elemento che più caratterizza il periodo di Fred Niger è probabilmente l’utilizzo delle anfore. A partire dai primi anni della sua gestione il domaine introduce contenitori di terracotta di differenti origini e dimensioni, utilizzandoli non come elemento estetico ma come strumento per consentire al vino di respirare senza ricevere gli aromi del legno. Da questa ricerca nasce la serie delle cuvée Taurus, vinificate e affinate in anfora, accanto a numerose produzioni sperimentali che hanno trasformato Domaine de l’Écu in un vero laboratorio della vinificazione naturale contemporanea. Classic rappresenta la lettura più immediata del Muscadet Sèvre-et-Maine, mentre Granite, Gneiss e Orthogneiss costituiscono il cuore storico e territoriale della proprietà: stesso vitigno, stessa filosofia produttiva, ma tre differenti rocce madri e quindi tre identità distinte. Granite tende generalmente verso maggiore verticalità e tensione, Gneiss mostra una trama più ampia e salina, mentre Orthogneiss combina profondità, struttura e una particolare energia minerale. Le lunghe permanenze sulle fecce fini sono fondamentali e possono protrarsi molto oltre i tempi normalmente associati al Muscadet, conferendo ai vini volume, complessità e una capacità di evoluzione che smentisce completamente l’immagine del Melon de Bourgogne come semplice bianco leggero da consumare giovane. Fred ha inoltre sviluppato cuvée come Carpe Diem, Marguerite, Ange, Mephisto e Invictus, nelle quali vitigni, macerazioni e contenitori differenti diventano strumenti di sperimentazione, mentre la serie Taurus rappresenta alcune delle interpretazioni più radicali e limitate della cantina. Il lavoro di Fred e Claire Niger non ha quindi cancellato quello di Guy Bossard, ma ne ha modificato il linguaggio mantenendone intatta l’idea centrale. Guy aveva dimostrato che il Muscadet poteva essere un grande vino di terroir e che gneiss, granito e ortogneiss meritavano di essere raccontati separatamente; Fred ha raccolto questa eredità spingendola verso fermentazioni ancora meno interventiste, anfore, macerazioni, lunghi élevage e una libertà sempre maggiore rispetto ai disciplinari. Domaine de l’Écu rappresenta così un caso raro di passaggio di proprietà nel quale la continuità non deriva da un legame di sangue ma dalla condivisione di una visione. Dalla conversione biologica del 1975 alla biodinamica del 1998, fino alla gestione di Fred e Claire Niger, il filo conduttore rimane il suolo: non costruire un vino secondo un modello prestabilito, ma permettere alla vite e alla roccia madre di esprimersi con la minore interferenza possibile. È questa coerenza, sviluppata nell’arco di quasi cinquant’anni, ad aver fatto di Domaine de l’Écu non soltanto uno dei riferimenti storici del Muscadet, ma una delle realtà più importanti della viticoltura biodinamica e del vino naturale francese.