NICOLA GATTA

VINO ROSSO "NEGUS" 2018 - NICOLA GATTA

Precio normal €59,00 Precio rebajado€65,00ahorra €6,00

Abbinamenti, Negus 2018 è un rosso dalla forte vocazione gastronomica, particolarmente interessante con piatti nei quali intensità e componente grassa richiedono freschezza e carattere. Si abbina magnificamente a salumi bresciani, brasati, arrosti, manzo alla brace, costine, selvaggina e carni lungamente cotte, mentre la naturale acidità della Barbera permette ottimi incontri con primi piatti ricchi, paste al ragù e risotti ai funghi. Il Marzemino aggiunge una componente speziata che lo rende interessante anche con anatra, maiale e formaggi stagionati.
Alcol, 13%
Annata, 2018
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Modernista
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera e Marzemino

NOTE SENSORIALI:

Negus 2018 si presenta con un rosso rubino profondo e luminoso, dalla personalità immediatamente energica. Il profilo aromatico si muove tra frutto e terra: ciliegia matura, amarena, mora e piccoli frutti scuri si intrecciano a violetta, erbe aromatiche e spezie, mentre l’ossigenazione porta progressivamente verso sfumature più profonde e balsamiche. La lunga macerazione a grappolo intero contribuisce a costruire un’espressione complessa e dinamica, nella quale il frutto non appare mai semplicemente maturo o dolce, ma conserva tensione e vitalità. Al palato possiede materia e intensità, sostenute dalla naturale acidità della Barbera e dalla componente più speziata e territoriale del Marzemino. Il tannino è presente ma non pesante e accompagna un sorso succoso, profondo e progressivo. La chiusura è lunga, asciutta e sapida, con ritorni di frutti rossi e scuri, spezie ed erbe. È soprattutto l’evoluzione a rendere Negus affascinante: lo stesso Nicola Gatta, parlando del 2016 dopo diversi anni di bottiglia, ne sottolineava la continua trasformazione nel calice e la capacità della vecchia vigna di restituire sfumature sempre nuove. Il 2018 nasce con la medesima vocazione: un rosso da seguire lentamente, più interessante man mano che prende aria e temperatura.

CURIOSITÁ:

Negus 2018 è il volto rosso e fermo di Nicola Gatta, un vino prodotto in quantità limitate che nasce da una vecchia vigna di oltre sessant’anni situata sul versante del cru Cudula, sulle colline calcaree di Gussago. È una parcella alla quale Nicola è particolarmente legato, non soltanto per il valore qualitativo delle uve ma anche per la memoria agricola che custodisce: il vigneto conserva il tradizionale allevamento a pergola bresciana e mantiene ancora elementi originali della sua struttura, come vecchi pali di castagno e fili di ferro. Qui convivono Barbera e Marzemino, due varietà profondamente legate alla tradizione viticola locale che Gatta sceglie di vinificare insieme attraverso una lunga macerazione semicarbonica a grappolo intero. Negus nasce quindi da un approccio molto diverso rispetto a quello dei suoi celebri Metodo Classico, ma conserva intatta la stessa filosofia: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, nessuna ricerca di standardizzazione e zero solfiti aggiunti. La macerazione avviene in assenza di ossigeno e si protrae per molti mesi, permettendo al vino di estrarre lentamente colore, materia e carattere senza perdere vitalità. È una tecnica sulla quale Gatta ha lavorato a lungo e che considera fondamentale per preservare anche la longevità del vino in bottiglia. Negus è così una delle espressioni più intime del suo lavoro: non soltanto Barbera e Marzemino, ma la memoria di una vecchia vigna che affonda da oltre mezzo secolo le proprie radici nel calcare di Gussago.

Nicola Gatta

Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.