VINO SPUMANTE BLANC DE BLANCS NATURE 50 LUNE - NICOLA GATTA
Abbinamenti, La tensione minerale e la struttura del Blanc de Blancs 50 Lune permettono di considerarlo un vero vino da tavola, non soltanto una bollicina da aperitivo. È magnifico con ostriche, scampi, gamberi rossi, tartare e carpacci di pesce, dove il dosaggio zero e la componente sapida creano un contrasto particolarmente efficace. Le 50 lune gli conferiscono però materia sufficiente per accompagnare anche rombo, branzino, baccalà, crostacei alla griglia, risotti e primi piatti di mare più strutturati. Interessante anche con fritti, tempura e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Vino Spumante
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, progressivamente più intenso con l’ossigenazione, attraversato da un perlage fine e persistente. Il profilo aromatico è inizialmente verticale e agrumato, con limone, cedro, mela e frutta a polpa bianca, ma il lungo affinamento sui lieviti porta rapidamente il vino verso una dimensione più complessa. Emergono mandorla, frutta secca, erbe aromatiche e sfumature evolutive, mentre la componente minerale rimane il filo conduttore dell’assaggio. Non è però il frutto a rappresentare necessariamente il centro del Blanc de Blancs: Nicola Gatta sottolinea espressamente come, anche nelle annate in cui questo risulta meno evidente, sia il carattere delle colline calcaree a prendere il sopravvento. Al palato il vino possiede infatti una struttura sorprendente per uno Chardonnay in purezza: è profondo, asciutto e materico, sostenuto da una forte tensione acida e da una componente sapida che attraversa l’intero sorso. Le 50 lune hanno permesso alla bollicina di integrarsi nella materia, contribuendo a una sensazione più cremosa senza sacrificare verticalità. Il finale è lungo, asciutto e minerale, con agrumi, mandorla e sensazioni quasi gessose che persistono a lungo. È uno Chardonnay che non cerca la semplice eleganza, ma una combinazione più profonda di struttura, energia e mineralità.
CURIOSITÁ:
Il Blanc de Blancs Nature 50 Lune è una delle espressioni più pure della filosofia di Nicola Gatta, perché affida a un solo vitigno, lo Chardonnay, il compito di raccontare le colline calcaree di Gussago. È proprio questo il punto sul quale insiste maggiormente lo stesso Gatta: nel suo Blanc de Blancs ricerca prima di tutto l’espressione del suolo, attraverso mineralità e struttura, due caratteristiche che considera centrali nel carattere dello Chardonnay coltivato sulle sue colline. Siamo a Gussago, sul margine orientale della Franciacorta, ma all’interno di un progetto che ha scelto consapevolmente di non utilizzare la denominazione per poter seguire una strada completamente indipendente. Gatta produce artigianalmente i propri vini attraverso fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, senza chiarificanti o stabilizzanti e senza aggiungere solfiti. Il Blanc de Blancs porta questa filosofia all’essenziale: Chardonnay in purezza, dosaggio zero e ben 50 lune di permanenza sui lieviti. Un affinamento di oltre quattro anni che non viene utilizzato per costruire semplicemente note evolutive, ma per mettere alla prova la qualità stessa del territorio. Nicola sottolinea infatti come anche nelle annate più difficili e meno generose nel frutto il suo Chardonnay riesca a far emergere con decisione le caratteristiche del terreno calcareo. È questa la vera chiave di lettura della bottiglia: non una bollicina costruita sulla ricchezza aromatica, ma un Metodo Classico che utilizza il tempo per trasformare il carattere del suolo in tensione, materia e profondità.
Nicola Gatta +
Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.