NICOLA GATTA

VINO SPUMANTE "MOLENER" EXTRA BRUT ROSÉ 90 LUNE - NICOLA GATTA

Precio normal €89,00 Precio rebajado€95,00ahorra €6,00

Abbinamenti, Molener Rosé 90 Lune possiede la struttura di un vero vino da tavola. È magnifico con tonno rosso, salmone, ricciola, crostacei, gamberi e scampi, ma la profondità raggiunta durante il lunghissimo affinamento permette di spingersi verso piatti decisamente più importanti. Ottimo con anguilla, baccalà, pesce alla brace e zuppe di pesce, trova abbinamenti particolarmente interessanti con anatra, piccione, faraona e carni bianche saporite. La freschezza lo rende efficace anche con fritti e preparazioni più grasse, mentre le note evolutive possono accompagnare funghi e formaggi di buona stagionatura.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Vino Spumante
Filosofia, Modernista
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 70%, Pinot Nero 30%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con una tonalità rosata intensa e luminosa, attraversata da un perlage finissimo e perfettamente integrato dopo la lunghissima permanenza sui lieviti. Il bouquet è complesso e in continua evoluzione: fragolina di bosco, ribes, melograno e agrumi maturi aprono il profilo, seguiti progressivamente da scorza d’arancia, erbe aromatiche e delicate sensazioni speziate. Le 90 lune ampliano ulteriormente il registro, portando verso crosta di pane, frutta secca, mandorla e sfumature evolutive che diventano sempre più evidenti con l’ossigenazione. Al palato possiede struttura e profondità, ma conserva quella tensione che rappresenta una delle firme dei vini di Gatta. La bollicina è cremosa e sottile, mentre acidità e sapidità attraversano la materia e impediscono alla lunga evoluzione di trasformarsi in pesantezza. Il dosaggio Extra Brut mantiene il sorso asciutto e preciso. Il finale è lungo e complesso, con ritorni di piccoli frutti rossi, agrumi, mandorla e sensazioni minerali. È un Rosé da bere lentamente, lasciandolo cambiare nel bicchiere: temperatura e ossigenazione diventano parte integrante dell’esperienza.

CURIOSITÁ:

Il “Molener” Extra Brut Rosé 90 Lune è una delle espressioni più profonde e rare del lavoro di Nicola Gatta sulle colline calcaree di Gussago. Nasce come interpretazione Rosé della cuvée Molener e porta con sé la stessa idea centrale: lasciare che sia soprattutto il tempo a trasformare il vino. Novanta lune equivalgono a circa sette anni e mezzo di permanenza sui lieviti, un affinamento lunghissimo che conduce la bollicina verso una dimensione più complessa, vinosa ed evoluta. Il nome Molener custodisce inoltre una parte della storia familiare di Nicola: richiama il soprannome legato alla famiglia Gatta e al passato dei suoi antenati mugnai. Tutto nasce a Gussago, in un territorio che Nicola ha scelto di raccontare senza utilizzare la denominazione Franciacorta, rivendicando la particolarità delle proprie colline calcaree e la libertà di seguire una filosofia personale. In cantina le fermentazioni sono spontanee, affidate esclusivamente ai lieviti indigeni, non vengono utilizzati chiarificanti o stabilizzanti e non vengono aggiunti solfiti. Nella versione Rosé, la lunga maturazione incontra una maggiore presenza del frutto rosso e una struttura particolarmente gastronomica: non una bollicina rosata costruita sulla semplice fragranza, ma un Metodo Classico capace di utilizzare quasi otto anni sui lieviti per trasformare energia, materia ed evoluzione in una trama di grande personalità.

Nicola Gatta

Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.