MONGIOIA
Mongioia è una realtà familiare di Santo Stefano Belbo, nel cuore delle Langhe, che ha scelto di costruire la propria identità attorno a un unico grande protagonista: il Moscato Bianco. La famiglia Bianco coltiva queste colline da sei generazioni, tramandando un patrimonio di vigne e conoscenze che oggi trova in Riccardo Bianco, agronomo ed enologo, uno dei suoi interpreti più appassionati. La storia di Mongioia affonda le proprie radici nella tradizione contadina delle Langhe, ma il progetto contemporaneo assume una direzione precisa alla fine degli anni Novanta. Nel 1998 Riccardo decide infatti di approfondire le potenzialità del Moscato, mettendo in discussione l'idea che questo vitigno debba necessariamente dare origine a vini semplici, immediati e destinati a essere consumati rapidamente. Da quel momento Mongioia diventa quasi un laboratorio dedicato al Moscato. L'obiettivo è dimostrare che dietro la sua aromaticità naturale esistono complessità, struttura, identità territoriale e capacità di evoluzione, caratteristiche che possono emergere quando il vitigno viene seguito con particolare attenzione dalla vigna fino alla bottiglia. Uno degli aspetti più interessanti della filosofia della famiglia riguarda proprio il tempo. Mongioia è stata tra le realtà che hanno maggiormente insistito sulla capacità del Moscato di maturare ed evolvere, conservando in cantina vecchie annate per studiarne lo sviluppo. Bottiglie risalenti alla fine degli anni Novanta testimoniano una ricerca iniziata quando parlare di lunga evoluzione per questa tipologia era ancora decisamente insolito. Alla base di tutto rimane però il vigneto. La famiglia custodisce anche viti molto vecchie, alcune ultracentenarie, considerate un patrimonio fondamentale per profondità radicale, equilibrio e memoria del territorio. Il lavoro agricolo cerca di preservare la vitalità dei terreni e la biodiversità, limitando gli interventi e adottando pratiche orientate verso una gestione sempre più rispettosa dell'ambiente. La ricerca di Riccardo Bianco non significa tuttavia abbandonare la tradizione. Al contrario, molte delle sperimentazioni di Mongioia nascono proprio dal recupero di antiche pratiche di cantina, reinterpretate attraverso conoscenze contemporanee. È il caso della vinificazione in anfora di terracotta e della particolare filtrazione attraverso tela, un procedimento lento che richiama tecniche utilizzate in passato. Anche le possibilità espressive del Moscato vengono esplorate senza fermarsi alla sua interpretazione più conosciuta. Accanto ai vini dolci, Mongioia ha sperimentato vinificazioni secche e Metodo Classico, dimostrando quanto una stessa varietà possa assumere personalità profondamente differenti a seconda della lavorazione e del tempo dedicato all'affinamento. Il territorio di Santo Stefano Belbo rimane il filo conduttore di questa ricerca. Sono colline profondamente segnate dalla cultura contadina piemontese, rese celebri anche dalla figura di Cesare Pavese, nato proprio qui. Vigne, cascine e ripidi versanti costituiscono un paesaggio nel quale il Moscato viene coltivato da generazioni e rappresenta una componente fondamentale dell'identità locale. Per Mongioia il concetto di territorio non riguarda soltanto il terreno, ma comprende anche le persone e il sapere tramandato nel tempo. Le tecniche contemporanee vengono quindi affiancate all'esperienza delle generazioni precedenti, cercando un equilibrio tra ciò che può essere recuperato dal passato e ciò che la ricerca permette di comprendere meglio oggi. La sostenibilità rientra naturalmente in questa visione. In vigneto vengono adottate pratiche orientate alla riduzione dell'impatto ambientale e alla conservazione dell'ecosistema, mentre l'azienda utilizza energia proveniente da fonti rinnovabili certificate. La tutela della terra viene considerata una responsabilità necessaria per poter continuare a coltivare le stesse vigne nelle generazioni future. Oggi Mongioia rimane una cantina profondamente familiare, nella quale la figura di Riccardo Bianco continua a rappresentare il motore della ricerca. Una ricerca volutamente libera, che non parte dalle mode ma da una domanda semplice: fin dove può arrivare il Moscato quando viene trattato con la stessa attenzione riservata ai grandi vitigni? Mongioia racconta così sei generazioni di vignaioli e una delle interpretazioni più personali del Moscato delle Langhe. Vecchie vigne, alcune ultracentenarie, anfore, tecniche tradizionali recuperate e lunghi affinamenti diventano strumenti di una ricerca iniziata nel 1998 con un obiettivo preciso: mostrare che il Moscato può essere molto più complesso, longevo e territoriale di quanto la sua immagine più tradizionale lasci immaginare.