SEGUIN MANUEL

Seguin-Manuel è una storica maison della Borgogna fondata nel 1824 a Savigny-lès-Beaune, oggi con sede a Beaune, che nel corso di due secoli ha attraversato differenti fasi fino alla rinascita contemporanea iniziata nel 2004 con l’arrivo di Thibaut Marion. La sua non è la storia di un nuovo investitore approdato nel vino: Marion appartiene a una famiglia borgognona legata alla viticoltura da dieci generazioni e, prima di intraprendere il proprio progetto, matura una lunga esperienza professionale all’interno di Chanson Père & Fils. L’acquisizione di Seguin-Manuel gli permette di raccogliere l’eredità di una maison nata quasi duecento anni prima e di costruirvi intorno una nuova identità, riportando progressivamente al centro vigneto, terroir e precisione delle vinificazioni. Dal nucleo originario di Savigny-lès-Beaune il patrimonio viene ampliato attraverso l’acquisizione di nuove parcelle nella Côte de Beaune e nella Côte de Nuits, affiancando all’attività di domaine quella tradizionale di maison. Questa doppia anima è fondamentale per comprendere Seguin-Manuel: una parte dei vini nasce da vigneti direttamente coltivati, mentre per altre denominazioni Thibaut Marion seleziona uve provenienti da viticoltori con i quali ha costruito rapporti di collaborazione, seguendone poi direttamente la vinificazione e l’affinamento. La gamma può così attraversare una parte considerevole della Borgogna, dalle denominazioni regionali fino ad alcuni dei suoi terroir più prestigiosi, comprendendo Savigny-lès-Beaune, Beaune, Pommard, Meursault, Puligny-Montrachet, Vosne-Romanée e Gevrey-Chambertin, oltre a Premier Cru e Grand Cru come Corton, Corton-Charlemagne e Clos de Vougeot. Non si tratta però di costruire un catalogo semplicemente attraverso nomi celebri: l’impostazione voluta da Marion consiste nel mantenere riconoscibili le differenze tra comuni, climats e varietà, evitando che la tecnica di cantina diventi più evidente della provenienza. Nei vigneti direttamente gestiti il cambiamento introdotto dopo il 2004 è stato profondo. La conduzione è stata progressivamente orientata verso l’agricoltura biologica, eliminando diserbanti e prodotti chimici di sintesi e lavorando i terreni per favorirne vitalità e biodiversità; il percorso ha portato alla certificazione biologica a partire dal millesimo 2015. Vengono inoltre applicati principi e pratiche ispirati alla biodinamica, sempre con l’obiettivo di ottenere piante equilibrate e uve capaci di tradurre con maggiore precisione le caratteristiche del suolo. Le rese vengono controllate attraverso potature severe e, quando necessario, vendemmie verdi, mentre la raccolta è manuale e viene effettuata in funzione della maturazione delle singole parcelle. Pinot Noir e Chardonnay costituiscono naturalmente il cuore della produzione, accompagnati in misura più limitata dall’Aligoté. Un ruolo importante è occupato dalle vecchie vigne, soprattutto a Savigny-lès-Beaune, dove alcune parcelle superano abbondantemente il mezzo secolo e permettono di ottenere rese naturalmente più contenute e una maggiore profondità. In cantina l’approccio rimane classico nella struttura ma poco invasivo nell’esecuzione. Le uve vengono attentamente selezionate prima della vinificazione e le fermentazioni si svolgono naturalmente, cercando di accompagnare ogni origine senza applicare protocolli identici all’intera produzione. Per il Pinot Noir estrazione e macerazione vengono calibrate secondo annata e provenienza, con l’obiettivo di conservare frutto, finezza tannica e freschezza; lo Chardonnay viene invece lavorato privilegiando pressature delicate e fermentazioni capaci di preservarne tensione e definizione. L’affinamento avviene prevalentemente in pièces di rovere francese, ma la percentuale di legno nuovo varia sensibilmente secondo il livello della denominazione e la struttura del vino: rimane generalmente contenuta nelle cuvée più immediate e aumenta progressivamente nei Premier Cru e Grand Cru, senza diventare una firma aromatica dominante. Anche i tempi di élevage vengono adattati alle singole cuvée e possono svilupparsi indicativamente per circa un anno o più prima dell’imbottigliamento. Il Savigny-lès-Beaune Vieilles Vignes è particolarmente rappresentativo dell’anima storica della maison: nasce dall’assemblaggio di vecchie parcelle su terreni argillo-calcarei, pietrosi e ghiaiosi e viene affinato in fusti utilizzando soltanto una quota limitata di legno nuovo, privilegiando il carattere del Pinot Noir e la naturale eleganza di Savigny. Sul versante dei bianchi, Savigny-lès-Beaune Les Goudelettes mostra invece uno Chardonnay proveniente dalla parte più elevata del vigneto, su terreni calcareo-argillosi segnati anche dalla presenza di ossidi di ferro, vinificato e affinato in legno sulle proprie fecce. Salendo nella gerarchia borgognona, la filosofia rimane la stessa: Meursault, Puligny-Montrachet, Pommard, Vosne-Romanée e i Grand Cru non vengono interpretati cercando maggiore concentrazione a ogni livello, ma modulando estrazione e élevage affinché ciascun terroir mantenga una propria personalità. Questa ricerca della leggibilità territoriale è probabilmente il tratto più importante della Seguin-Manuel contemporanea. Thibaut Marion ha infatti scelto di non cancellare la natura storica di maison della proprietà, ma di utilizzarla per costruire un percorso attraverso numerose denominazioni della Borgogna, affiancandola a un patrimonio viticolo direttamente coltivato secondo principi biologici. Nel 2024 Seguin-Manuel ha celebrato i duecento anni dalla fondazione, un anniversario che evidenzia quanto il progetto attuale rappresenti soltanto l’ultimo capitolo di una storia iniziata nel 1824. Anche l’identità grafica conserva questo legame con il passato, riprendendo elementi delle vecchie etichette utilizzate dalla maison all’inizio del Novecento. Seguin-Manuel rappresenta così una Borgogna sospesa tra tradizione e rinnovamento: una maison bicentenaria rilanciata da un uomo proveniente da dieci generazioni di cultura viticola borgognona, capace di unire vigneti di proprietà e selezione di uve provenienti da altri terroir senza perdere coerenza. Agricoltura biologica, vendemmie manuali, fermentazioni naturali, vecchie vigne e un utilizzo misurato del rovere costituiscono gli strumenti attraverso i quali Thibaut Marion cerca soprattutto trasparenza. L’obiettivo non è produrre Pinot Noir e Chardonnay riconoscibili come “Seguin-Manuel” indipendentemente dalla loro origine, ma esattamente il contrario: permettere che Savigny rimanga Savigny, Pommard esprima la propria struttura, Puligny la propria tensione e i grandi cru mostrino la complessità dei rispettivi climats. È questa centralità del terroir, unita ai due secoli di storia della maison, a definire oggi l’identità di Seguin-Manuel.