DOSSI RETICI

ALPI RETICHE IGT "NEBBIA IN VALLE" 2019 - DOSSI RETICI

Prezzo di listino €15,00 Prezzo di vendita€20,00risparmi €5,00

Abbinamenti, La freschezza, il tannino e il carattere alpino del Nebbia in Valle lo rendono ideale con i piatti della tradizione valtellinese, a partire da pizzoccheri, sciatt e bresaola. Si abbina molto bene anche a tagliatelle al ragù, arrosti, carni rosse alla griglia e selvaggina, oltre a formaggi di buona stagionatura. La sua eleganza consente inoltre di accompagnarlo a primi piatti saporiti senza che la struttura del vino risulti eccessivamente dominante.
Alcol, 13%
Annata, 2019
Denominazione, Alpi Retiche IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 14/16°
Vitigni, Nebbiolo 95%, Rossola 5%, Marzerino e Vitigni Locali

NOTE SENSORIALI:

L’Alpi Retiche IGT “Nebbia in Valle” 2019 di Dossi Retici si presenta con un rosso rubino luminoso, già attraversato da leggere sfumature granate e aranciate. Al naso emergono piccoli frutti rossi, ciliegia e petali di rosa, accompagnati da note di erbe alpine, spezie e delicati richiami terrosi. Il sorso è elegante e deciso, sostenuto da una freschezza viva e da una trama tannica ben presente ma progressivamente più morbida. La componente minerale dona slancio e profondità, accompagnando un finale asciutto, persistente e leggermente speziato, tipicamente riconducibile al Nebbiolo di montagna.

CURIOSITÀ:

Nebbia in Valle nasce a Montagna in Valtellina, nel cuore della viticoltura terrazzata alpina, da Nebbiolo per circa il 95% completato da una piccola quota di varietà locali, provenienti da vigne con età molto diverse, comprese tra circa 10 e 90 anni. Dossi Retici è stata costituita nel 2000 con l’obiettivo di recuperare un approccio poco invasivo alla coltivazione e alla vinificazione, lavorando anche parcelle piantate già negli anni Venti. Le uve vengono raccolte manualmente e fermentano spontaneamente in vasche di cemento; la stabilizzazione avviene naturalmente e il vino matura poi per circa quattro anni in grandi botti di legno, arrivando all’imbottigliamento quattro o cinque anni dopo la vendemmia senza filtrazione. È una lettura volutamente tradizionale e poco manipolata della Chiavennasca valtellinese, nella quale il lungo affinamento serve ad addolcire il tannino senza cancellare freschezza e impronta territoriale.

Dossi Retici

Dossi Retici è una minuscola realtà di Montagna in Valtellina, sul versante retico della provincia di Sondrio, nata ufficialmente nel 2000 con l’intento di recuperare un modo di coltivare e vinificare profondamente legato alla tradizione locale, ma sostenuta da una storia familiare di lavoro tra le vigne che risale ai primi decenni del Novecento. Il progetto è legato alla famiglia Credaro e oggi l’azienda agricola è intestata a Elena Meago; la dimensione rimane volutamente artigianale, con una produzione complessiva che si aggira intorno alle 15.000 bottiglie all’anno e vini ottenuti esclusivamente dalle uve coltivate direttamente. Il cuore del lavoro sono i terrazzamenti della Valtellina, uno dei paesaggi viticoli più estremi d’Italia: muretti a secco, pendenze importanti e parcelle frammentate obbligano a una viticoltura quasi interamente manuale, mentre l’esposizione del versante retico permette di sfruttare al massimo l’irraggiamento solare all’interno di un contesto decisamente alpino. È proprio questo contrasto tra montagna e calore a rendere possibile la maturazione di varietà tardive come il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, che costituisce il centro della produzione. Accanto a esso Dossi Retici conserva varietà tradizionali come Rossola e Brugnola e altre uve locali, mantenendo quella complessità ampelografica che apparteneva storicamente ai vecchi vigneti valtellinesi. Alcune parcelle derivano da impianti realizzati già negli anni Venti del Novecento e sono state recuperate sostituendo progressivamente soltanto le piante morte e i sostegni deteriorati, con l’obiettivo di preservare il più possibile il patrimonio delle vecchie vigne. La filosofia aziendale parte da un principio molto semplice: intervenire il meno possibile e lasciare che il vino mantenga un rapporto diretto con la terra da cui proviene. Nei vigneti si ricerca quindi una gestione poco invasiva, mentre in cantina vengono rifiutate le manipolazioni considerate superflue. Le fermentazioni possono avviarsi spontaneamente, il cemento viene utilizzato come recipiente di vinificazione, la stabilizzazione avviene naturalmente e i vini vengono imbottigliati senza filtrazione, accettando tempi di maturazione decisamente più lunghi rispetto alla consuetudine contemporanea. Nebbia in Valle è probabilmente la bottiglia che sintetizza meglio questa filosofia: nasce principalmente da Nebbiolo, accompagnato da piccole percentuali di Rossola e altre varietà locali provenienti anche da vigne molto vecchie; dopo la vendemmia manuale fermenta spontaneamente in cemento e affronta un lunghissimo affinamento in grandi botti, arrivando all’imbottigliamento anche quattro o cinque anni dopo la vendemmia, senza filtrazione. Non è quindi un Nebbiolo costruito sulla ricerca della potenza o dell’immediatezza, ma un vino di montagna che utilizza il tempo per distendere tannino e struttura conservando la naturale energia dell’uva. Accanto a Nebbia in Valle, la produzione comprende Stabia, Nessje e il Grumello DOCG, attraverso i quali l’azienda approfondisce differenti interpretazioni delle uve e dei terrazzamenti valtellinesi. Il Grumello porta il progetto all’interno di una delle sottozone storiche del Valtellina Superiore, mentre le altre etichette consentono maggiore libertà nell’utilizzo delle varietà locali e nelle tecniche di vinificazione. Dossi Retici rimane così una realtà volutamente lontana da una produzione standardizzata: poche migliaia di bottiglie, vecchie vigne, fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti e nessuna filtrazione diventano strumenti per recuperare il carattere dei vini che storicamente si producevano in questa valle. Più che inseguire una definizione stilistica di “vino naturale”, l’azienda cerca di conservare un metodo agricolo e produttivo precedente alla progressiva industrializzazione dell’enologia del secondo dopoguerra. È proprio questa ricerca a rendere Dossi Retici particolarmente interessante: in un territorio dove coltivare la vite significa ancora lavorare fisicamente la montagna, il progetto restituisce centralità al Nebbiolo alpino, alle varietà minori e soprattutto alle vecchie vigne dei terrazzamenti. Una produzione minuscola e profondamente territoriale, nella quale il vino non viene pensato per essere identico a ogni vendemmia, ma per conservare le differenze dell’annata, del vigneto e di un paesaggio estremo come quello della Valtellina.