ALTO ADIGE TERLANO DOC CHARDONNAY "KREUTH" 2024 - KELLEREI TERLAN
Abbinamenti, Accompagna bene il vitello tonnato o il polpo marinato, ma anche antipasti misti e verdura grigliata, canederli di formaggio o pasta “aglio, olio e peperoncino”.
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Alto Adige Terlaner DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Trentino Alto Adige (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
Colore giallo paglierino scintillante e accattivante. Il profumo di questo vino si distingue per le componenti di frutta esotica, come la maracuja, l’averrhoa carambola e gli agrumi. A queste si affianca una nota di pietra focaia dai tratti aromatici e minerali che completa il bouquet. Al palato questo vino dimostra la sua importanza. Accattivante, con una struttura flessibile e compatta. I suoi sentori speziati, minerali e succosi conferiscono al vino un forte carattere del terroir.
CURIOSITÀ:
Vendemmia e selezione delle uve manuali. Pigiatura delicata e sfecciatura per sedimentazione naturale. Fermentazione lenta a temperatura controllata in botti di rovere grandi (30 hl). Fermentazione malolattica parziale e affinamento per 10 mesi sui lieviti parte in fusti d’acciaio inox (50%) e in parte in botti di legno grandi (50%).
Kellerei Terlan +
Kellerei Terlan, conosciuta in Italia come Cantina Terlano, è una delle cooperative vitivinicole più prestigiose dell’Alto Adige e rappresenta un caso emblematico di come il modello cooperativo possa raggiungere livelli qualitativi assoluti. La sua storia comincia nel 1893, quando 24 piccoli viticoltori di Terlano decidono di unirsi per sottrarsi alla dipendenza dei grandi proprietari terrieri che allora controllavano gran parte della produzione e del commercio del vino. La scelta è particolarmente significativa perché alla fine dell’Ottocento l’Alto Adige era ancora dominato dai vini rossi, che rappresentavano circa l’80% della produzione regionale, mentre Terlano aveva già sviluppato una forte vocazione per le varietà bianche. Quell’intuizione è diventata nel tempo il tratto distintivo della cantina: ancora oggi circa il 70% della produzione è costituito da vini bianchi e soltanto il 30% da rossi. Il patrimonio contemporaneo riunisce oltre un centinaio di soci e circa 190 ettari di vigneti, con una produzione nell’ordine di 1,5 milioni di bottiglie all’anno, dimensioni importanti ma gestite attraverso una selezione estremamente rigorosa delle parcelle e delle uve. Il vero segreto di Terlano è però il suo territorio. I vigneti si sviluppano prevalentemente sui versanti esposti a sud e sud-ovest che sovrastano il paese, raggiungendo nelle selezioni più importanti altitudini comprese indicativamente tra 250 e oltre 500 metri. Qui la vite affonda le radici in terreni completamente diversi dalla matrice calcarea che caratterizza molte altre zone dell’Alto Adige: domina il porfido quarzifero di origine vulcanica, una roccia rossastra estremamente dura, ricca di quarzo e povera di calcare. I terreni sono leggeri, magri, drenanti, composti da scheletro, sabbie e argille e presentano un pH tendenzialmente acido; le condizioni difficili limitano naturalmente la vigoria delle piante e contribuiscono a rese contenute. È proprio questa particolare geologia a essere considerata uno degli elementi fondamentali della straordinaria sapidità e soprattutto della longevità dei bianchi di Terlano. Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon Blanc costituiscono il cuore qualitativo della produzione, affiancati da Pinot Grigio, mentre tra i rossi trovano spazio soprattutto Pinot Nero, Lagrein e Merlot. La cantina è oggi affidata dal punto di vista enologico a Rudi Kofler, figura centrale nell’identità contemporanea di Terlano, che ha costruito il proprio lavoro attorno a selezione rigorosa, precisione tecnica e soprattutto capacità di attendere. Il tempo è infatti probabilmente l’elemento che distingue maggiormente questa cooperativa da quasi ogni altra realtà italiana. Terlano ha compreso molto presto che i propri vini bianchi possedevano una capacità di evoluzione fuori dal comune e, invece di commercializzare tutta la produzione, ha iniziato sistematicamente a conservare bottiglie delle migliori vendemmie. Ne è nato uno degli archivi enologici più straordinari d’Italia, custodito a circa tredici metri di profondità e composto da decine di migliaia di bottiglie che attraversano numerosi decenni di storia della cantina. La longevità non viene quindi raccontata come una semplice possibilità teorica: viene verificata continuamente attraverso degustazioni di Pinot Bianco, Chardonnay e assemblaggi che, dopo venti, trenta o più anni, possono conservare freschezza e sviluppare una complessità sorprendente. Da questa cultura nasce anche il celebre progetto Rarity, probabilmente una delle iniziative più originali della produzione italiana. Alcune vendemmie particolarmente promettenti vengono selezionate e lasciate maturare per molti anni sulle fecce fini all’interno di piccoli serbatoi d’acciaio, protette dall’ossidazione e sottoposte a bâtonnage periodici; soltanto dopo un lunghissimo élevage vengono imbottigliate e commercializzate. Non si tratta quindi semplicemente di vecchie bottiglie conservate in cantina, ma di vini deliberatamente affinati per periodi eccezionali prima dell’imbottigliamento, dimostrando concretamente la fiducia della cantina nella capacità evolutiva dei propri bianchi. La gamma è organizzata secondo una gerarchia molto precisa. I vini della linea Classici rappresentano l’interpretazione più immediata delle varietà e del territorio; le selezioni spostano invece l’attenzione verso vigneti particolarmente vocati e rese più basse. Winkl è uno dei Sauvignon più rappresentativi della cantina, mentre Vorberg è diventato una delle interpretazioni di riferimento del Pinot Bianco altoatesino. Quarz porta il Sauvignon a un livello superiore e prende il nome proprio dagli inserti di quarzo presenti nel porfido di Terlano: proviene da vigneti tra circa 300 e 550 metri, viene vendemmiato e selezionato manualmente e affina a lungo sui lieviti fini tra grandi botti e acciaio, costruendo uno stile nel quale intensità aromatica, struttura e una marcata sensazione salina convivono con una notevole capacità di evoluzione. Nova Domus Riserva rappresenta invece una delle grandi interpretazioni dell’assemblaggio bianco altoatesino, riunendo principalmente Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon. Ancora più significativo è Terlaner, assemblaggio storico che sintetizza l’identità del paese attraverso gli stessi tre vitigni e che nelle versioni superiori diventa una delle massime espressioni della filosofia aziendale. Al vertice si colloca Terlaner I Grande Cuvée, prodotto soltanto nelle annate considerate eccezionali e concepito come sintesi assoluta del terroir di Terlano, della selezione delle migliori parcelle e della capacità di affinamento dei suoi vini bianchi. Anche l’architettura della cantina racconta questo rapporto con il territorio: l’ampliamento inaugurato nel 2009 ha portato gli spazi di affinamento a circa 18.000 metri cubi e la nuova struttura è rivestita esternamente proprio con il caratteristico porfido rosso locale. Terlano rappresenta quindi molto più di una cooperativa di produttori. Dal gesto dei 24 vignaioli che nel 1893 decisero di unirsi è nato un modello nel quale numerosi piccoli proprietari lavorano secondo criteri comuni estremamente rigorosi e conferiscono uve che vengono selezionate e destinate a vini differenti in funzione della loro qualità e provenienza. Il porfido quarzifero, le forti escursioni termiche, l’altitudine e le basse rese naturali costituiscono la base territoriale; la precisione delle vinificazioni e soprattutto il lunghissimo lavoro sulle fecce fini ne rappresentano la traduzione in cantina. Ma la caratteristica che ha reso Kellerei Terlan realmente unica rimane la sua concezione del tempo: mentre gran parte dei vini bianchi viene pensata per essere consumata giovane, Terlano ha costruito per decenni un patrimonio destinato all’invecchiamento, arrivando a dimostrare che Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon dell’Alto Adige possono evolvere per periodi normalmente associati ai più grandi vini bianchi del mondo. È questa combinazione tra modello cooperativo, terroir vulcanico e cultura della longevità ad aver trasformato Cantina Terlano da associazione di 24 piccoli vignaioli nata alla fine dell’Ottocento in uno dei nomi di riferimento assoluto del vino bianco italiano.