LEGRAND-LATOUR

CHAMPAGNE BIO BLANC DE NOIRS BRUT NATURE "YPRÉSIEN" 2021 - LEGRAND-LATOUR

Prezzo di listino €110,00 Prezzo di vendita€120,00risparmi €10,00

Abbinamenti, La struttura del Blanc de Noirs e la forte tensione salina dello Yprésien 2021 lo rendono uno Champagne decisamente gastronomico. È splendido con ostriche, scampi, gamberi, capesante e crostacei arrosto, ma accompagna magnificamente anche pesci di roccia, rombo e preparazioni di mare caratterizzate da note tostate o affumicate. Molto interessante con cucina giapponese, tartare di tonno o ricciola e piatti in cui iodio e sapidità siano protagonisti. La componente più vinosa permette inoltre di spingersi verso pollame, funghi e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12%
Annata, 2021
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Meunier 60%, Pinot Nero 40%

NOTE SENSORIALI:

Lo Champagne Bio Blanc de Noirs Brut Nature “Yprésien” 2021 di Legrand-Latour si presenta con un giallo dorato luminoso, attraversato da riflessi leggermente ambrati e da un perlage fine e continuo. Il naso è profondo e progressivo: mela rossa, pera matura e scorza di agrumi incontrano fiori secchi e piccoli richiami di frutta a guscio, seguiti da note di brioche e spezie delicate. Con l’ossigenazione emerge soprattutto l’anima minerale, con sensazioni di pietra, terra umida e una traccia salina quasi marina. Al palato il Meunier porta rotondità e succosità, mentre il Pinot Noir aggiunge struttura e tensione. L’assenza totale di dosaggio rende il sorso asciutto, preciso e verticale, sostenuto da una bollicina ben integrata e da una sapidità incisiva. Il finale è lungo, salino e leggermente terroso, con ritorni agrumati e minerali. Uno Champagne di grande personalità, più concentrato sull’espressione del suolo che sulla semplice ricchezza del frutto.

CURIOSITÁ:

Yprésien 2021 nasce da 60% Meunier e 40% Pinot Noir coltivati nei comuni di Vandières e Verneuil, nella Vallée de la Marne, su sottosuoli composti da marne, argille, sabbie fini e arenarie. Il nome rimanda direttamente all’Ypresiano, periodo geologico compreso tra circa 56 e 48 milioni di anni fa, quando in quest’area si alternarono sedimentazioni marine e d’acqua dolce. È proprio la geologia il filo conduttore del lavoro di Thibault Legrand: suo padre Patrice ha scavato a Fleury-la-Rivière la straordinaria Cave aux Coquillages, dove sono affiorati numerosissimi fossili marini e da cui è nata la particolare visione “geo-enologica” della maison. Il millesimo 2021 affina 12 mesi in fût sulle fecce; il tiraggio viene effettuato nel settembre 2022 e la bottiglia che hai fotografato è stata sboccata nel marzo 2026, dopo circa 42 mesi sui lieviti. Dosaggio zero, nessuna aggiunta di solforosa e appena 7.079 bottiglie prodotte. La viticoltura è biologica, con un'impostazione aziendale fortemente orientata anche alla biodinamica.

Legrand Latour

Champagne Legrand-Latour è una delle realtà più originali della Vallée de la Marne contemporanea, un piccolo domaine familiare di Fleury-la-Rivière oggi guidato da Thibault Legrand, quarta generazione di una famiglia di viticoltori. Thibault entra nell’azienda familiare nel 2007 e ne assume progressivamente la responsabilità, ma la vera svolta arriva nel 2017, quando decide di interrompere il conferimento delle uve alla cooperativa e iniziare a vinificare autonomamente. Il patrimonio è estremamente contenuto, circa 4 ettari, con una netta prevalenza di Meunier affiancato da Pinot Noir e Chardonnay. Ciò che rende Legrand-Latour profondamente diverso da molti altri vigneron è però il modo in cui interpreta il concetto di terroir: Thibault non si limita a distinguere comuni, parcelle ed esposizioni, ma cerca di comprendere quale influenza possano esercitare sul vino i diversi strati geologici attraversati dalle radici. Questa ricerca nasce anche dalla straordinaria passione del padre Patrice Legrand per la paleontologia. A partire dal 1997 Patrice scava personalmente nel sottosuolo di Fleury-la-Rivière, riportando alla luce una rete di gallerie oggi conosciuta come Cave aux Coquillages, nella quale sono conservate enormi quantità di conchiglie e fossili marini risalenti a circa 45 milioni di anni fa, quando durante l’Eocene questa zona era ricoperta dal mare. Il sottosuolo mostra così una successione di sabbie, calcari e sedimenti fossiliferi appartenenti a differenti epoche geologiche e diventa per Thibault una vera chiave di lettura del vigneto. Da questa particolarità nasce il concetto di “géo-œnologie”, attraverso il quale il domaine cerca di mettere in relazione l’origine geologica delle parcelle con il carattere dei vini. Non è quindi casuale che alcune delle cuvée portino nomi come Éocène, Yprésien, Lutétien e Campanien: non sono semplici riferimenti evocativi, ma richiamano direttamente differenti ere e formazioni del sottosuolo. Parallelamente alla ricerca geologica, Thibault ha trasformato profondamente anche il lavoro agricolo. Gli erbicidi vengono eliminati già nel 2012, nel 2016 inizia la conversione biologica e successivamente il domaine approfondisce l’approccio biodinamico, introducendo preparati naturali, lavorazioni attente del terreno e pratiche finalizzate a favorire la vita microbiologica e l’approfondimento radicale. Dal 2017 prende inoltre forma un importante progetto di agroforestazione, con la piantumazione di alberi e arbusti all’interno e intorno ai vigneti per aumentare la biodiversità, creare differenti habitat e rompere la logica della monocultura. Anche l’utilizzo dei mezzi pesanti viene progressivamente ridotto, privilegiando il lavoro manuale e, dove possibile, la trazione animale, così da limitare la compattazione dei terreni. La biodinamica diventa quindi uno strumento coerente con la ricerca geologica: l’obiettivo è avere suoli vivi e radici capaci di esplorare realmente i diversi substrati che Thibault vuole successivamente riconoscere nel vino. In cantina l’impostazione è altrettanto essenziale e poco interventista. Le differenti parcelle e provenienze geologiche vengono mantenute separate, le fermentazioni sono spontanee e gli élevage avvengono tra acciaio e fûts usati secondo il carattere della singola cuvée, evitando che il legno diventi una firma aromatica. Particolarmente originale è il lavoro sulla seconda fermentazione: per alcune cuvée Thibault sostituisce la tradizionale liqueur de tirage a base di zucchero con mosto d’uva della vendemmia successiva, utilizzandone gli zuccheri naturali per provocare la presa di spuma direttamente in bottiglia. È una tecnica estremamente rara in Champagne e perfettamente coerente con la volontà di ridurre al minimo gli elementi estranei all’uva. Anche il dosage viene generalmente eliminato e molte delle cuvée vengono commercializzate come Brut Nature, affidando l’equilibrio finale alla maturità della vendemmia, all’acidità naturale e al lungo affinamento. Il Meunier, varietà profondamente legata alla Vallée de la Marne, occupa un ruolo centrale e viene trattato come un vero interprete del terroir, non semplicemente come componente degli assemblaggi. Éocène ne mette in evidenza il carattere insieme allo Chardonnay, mentre Yprésien approfondisce il rapporto tra Meunier, Pinot Noir, affinamento in legno e specifica origine geologica; Lutétien e Campanien proseguono questa ricerca spostando l’attenzione su differenti substrati e parcelle. La gamma diventa così una sorta di cartografia verticale del territorio: non soltanto dove si trova una vigna sulla superficie, ma cosa esiste sotto di essa e in quale epoca quel terreno si è formato. È proprio questo aspetto a rendere Legrand-Latour quasi unico nel panorama champenois. Dietro appena quattro ettari di vigneto esiste infatti una ricerca che unisce viticoltura, paleontologia e geologia e che trova nella Cave aux Coquillages il proprio simbolo più evidente. Patrice Legrand ha scavato fisicamente nel passato di Fleury-la-Rivière, riportando alla luce un mare scomparso milioni di anni fa; Thibault ha trasformato quella conoscenza in una filosofia produttiva. Meunier, biodinamica, agroforestazione, fermentazioni spontanee, fûts usati, tirage con mosto d’uva e assenza di dosage sono quindi strumenti al servizio di un obiettivo molto preciso: andare oltre una definizione generica di terroir e cercare di comprendere concretamente quale strato del sottosuolo stia contribuendo all’identità di ogni vino. È questa fusione tra milioni di anni di storia geologica e una delle interpretazioni più contemporanee dello Champagne de vigneron a fare di Legrand-Latour una realtà profondamente originale e uno dei progetti più affascinanti di Fleury-la-Rivière e dell’intera Vallée de la Marne.