CHAMPAGNE BIOLOGICO BRUT NATURE "LA PIERRE" 100% PINOT NOIR - MARIE COPINET
Abbinamenti, La struttura del Pinot Nero, la forte sapidità e il dosaggio zero rendono La Pierre uno Champagne decisamente gastronomico. È magnifico con ostriche calde, capesante rosolate, crostacei e pesci dalla carne consistente, ma possiede sufficiente profondità per accompagnare anche piatti di terra. Molto interessante con filetto di maiale, vitello arrosto, animelle croccanti o pollame, dove acidità ed effervescenza alleggeriscono la componente più succulenta del piatto. Ottimo anche con uova morbide, funghi e formaggi di buona stagionatura. Da provare con capesante scottate al burro oppure con un filetto di maiale accompagnato da una salsa delicata agli agrumi.
Alcol, 12,5%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Pinot Nero 100%
NOTE SENSORIALI:
Lo Champagne Biologico Brut Nature “La Pierre” di Marie Copinet si presenta con un giallo dorato luminoso, animato da un perlage fine e cremoso. Il naso è intenso e progressivo, con mela croccante, pompelmo, albicocca e prugna che si intrecciano a scorza d’arancia, ribes nero e delicate sfumature di frutta tropicale. Con l’ossigenazione emergono nocciola fresca, cannella, pane tostato ed erbe aromatiche, accompagnate da una netta sensazione calcarea che richiama la pietra bagnata. Al palato il Pinot Nero mostra tutta la propria consistenza: l’attacco è pieno e succoso, ma immediatamente sostenuto da un’acidità energica e da una mineralità salina molto incisiva. L’effervescenza è perfettamente integrata e accompagna un sorso asciutto, profondo e dinamico. Il finale è lungo, leggermente agrumato e quasi gessoso, con una sottile vena amaricante e speziata. Un Blanc de Noirs di carattere, potente ma estremamente preciso, reso ancora più verticale dall’assenza totale di dosaggio.
CURIOSITÁ:
“La Pierre” fa parte della collezione parcellare “Nos pas dans…” con cui Marie-Laure e Alexandre Copinet raccontano separatamente i diversi suoli coltivati dalla famiglia in Champagne. È un Blanc de Noirs ottenuto esclusivamente da Pinot Noir del lieu-dit La Croix Maître-Anne, a Verpillières-sur-Ource, nella Côte des Bar. Qui il vitigno affonda le radici nei calcari marnosi del Kimmeridgiano, ed è proprio la forte presenza della pietra a dare il nome alla cuvée. La fermentazione avviene con lieviti indigeni attraverso una vinificazione lenta e poco interventista; una parte, indicata intorno al 15%, passa in fusti da 300 litri mentre il resto viene lavorato in vasca, con svolgimento della malolattica. Il vino base rimane almeno 10 mesi sulle fecce fini prima della presa di spuma, quindi trascorre almeno 24 mesi in bottiglia sui lieviti e ulteriore tempo dopo la sboccatura. Il dosaggio è rigorosamente pari a 0 g/l. Il Domaine è certificato biologico Ecocert e lavora senza prodotti di sintesi, privilegiando maturità delle uve, biodiversità e interventi minimi in cantina.
Marie Copinet +
Champagne Marie Copinet è una maison familiare e indipendente profondamente legata alla Côte de Sézanne, ma con una particolarità che la distingue da molti récoltant-manipulant della regione: il suo patrimonio viticolo non è concentrato in un solo settore della Champagne, bensì distribuito tra tre territori molto differenti – Sézannais, Côte des Bar e Vallée de la Marne – permettendo alla famiglia di lavorare Chardonnay, Pinot Noir e Meunier nei luoghi nei quali ciascuna varietà trova condizioni particolarmente favorevoli. La storia nasce dall’unione di due famiglie di vignaioli. I nonni di Alexandre Kowal-Copinet ricevono le prime vigne nel 1956 e iniziano successivamente a commercializzare direttamente il proprio Champagne a Cuchery, nella Vallée de la Marne. Dall’altra parte, la famiglia di Marie-Laure sviluppa il proprio patrimonio nel Sézannais durante gli anni Sessanta e nel 1975 i suoi genitori si stabiliscono come vignerons indépendants a Montgenost, iniziando a vinificare direttamente le proprie uve. Marie-Laure e Alexandre ereditano quindi due tradizioni complementari e prendono progressivamente in mano il progetto familiare, arrivando alla creazione dell’identità contemporanea Marie Copinet. Il vigneto comprende oggi circa 10 ettari distribuiti tra diversi comuni e tre grandi aree della denominazione. Nel Sézannais, tra Montgenost e Villenauxe-la-Grande, domina lo Chardonnay, coltivato sui caratteristici terreni bianchi nei quali la componente calcarea e gessosa svolge un ruolo fondamentale. Nella parte meridionale della Côte des Bar, intorno a Verpillières-sur-Ource, trova invece maggiore spazio il Pinot Noir, mentre nella Vallée de la Marne, tra Cuchery e altri vigneti della famiglia, il Meunier diventa protagonista. Questa distribuzione non è semplicemente geografica: Marie-Laure e Alexandre hanno progressivamente costruito la gamma proprio sulla volontà di mettere in evidenza le differenze tra craie, argilla e pietra, trasformando la diversità dei suoli in uno degli elementi centrali della maison. L’età media delle vigne si colloca indicativamente tra trenta e quarant’anni e l’intera produzione proviene dai vigneti direttamente lavorati dalla famiglia, senza acquisto sistematico di uve esterne. La trasformazione agricola è stata profonda. Dopo anni di progressiva riduzione degli interventi, il domaine entra ufficialmente nel percorso di certificazione biologica nel 2018 e il 2021 rappresenta la prima vendemmia certificata bio. Il terreno viene lavorato regolarmente per evitare il diserbo chimico e favorire la vita microbiologica, mentre insetticidi ed erbicidi di sintesi sono stati eliminati. La biodiversità viene incoraggiata attraverso alveari, rifugi per insetti e coccinelle e altri interventi destinati a ricostruire un ambiente agricolo più complesso intorno alla vite. La maturità dell’uva costituisce un altro punto fondamentale: la raccolta è manuale e non viene anticipata semplicemente per preservare acidità elevate. Alexandre ricerca invece la maturazione fisiologica del frutto e non ricorre alla chaptalisation, scelta particolarmente significativa in Champagne perché obbliga a costruire equilibrio e grado alcolico direttamente nel vigneto. Anche in cantina l’approccio è diventato progressivamente più identitario. Le fermentazioni alcoliche partono spontaneamente attraverso i lieviti indigeni e la fermentazione malolattica non viene bloccata, ma lasciata svolgere naturalmente. La famiglia utilizza contenitori differenti secondo varietà, parcella e carattere del vino: acciaio, fusti di rovere o acacia, fûts cigare, foudres e persino uova realizzate con argilla locale. Non esiste quindi un recipiente considerato migliore in assoluto; l’obiettivo è individuare per ciascun vin clair il contenitore capace di accompagnarne l’evoluzione senza cancellare il carattere del terroir. Questa ricerca è diventata particolarmente evidente nelle cuvée più recenti, nelle quali la geologia viene dichiaratamente portata al centro del progetto. La serie “Nos Pas” rappresenta probabilmente l’espressione più interessante della Marie Copinet contemporanea. Nos Pas dans la Craie, Nos Pas dans l’Argile e Nos Pas dans la Pierre nascono dall’idea di raccontare tre matrici geologiche differenti attraverso vinificazioni e affinamenti pensati specificamente per ciascuna origine. Non è più soltanto il vitigno a definire lo Champagne, ma il rapporto tra varietà e sottosuolo. La craie porta naturalmente verso tensione, verticalità e una particolare sensazione salina; l’argilla favorisce maggiore volume e profondità; i terreni più pietrosi introducono un'altra lettura della maturità e della struttura. Sono cuvée generalmente elaborate con dosaggi estremamente bassi o come Brut Nature, perché la maturazione delle uve e il lungo lavoro sui vini devono fornire da soli l’equilibrio necessario. Anche Argilla Villonissa approfondisce questa ricerca, mentre cuvée come Au Détour du Sézannais riportano l’attenzione sul territorio che costituisce il cuore storico della famiglia. Accanto a queste interpretazioni più contemporanee rimane una gamma capace di raccontare la storia della maison. Il Blanc de Blancs mette naturalmente al centro lo Chardonnay del Sézannais e viene prodotto anche in versione Brut Nature, senza aggiunta di zucchero dopo il dégorgement. Léonard e Victoire appartengono invece alle selezioni storicamente più prestigiose della casa, mentre rosé e assemblaggi di Pinot Noir e Meunier mostrano l’altra anima della proprietà. L’evoluzione degli ultimi anni è però evidente: Marie-Laure e Alexandre sono passati progressivamente da una produzione costruita principalmente intorno agli assemblaggi tradizionali a una ricerca molto più dettagliata su suolo, parcella, contenitore e maturazione. La vendemmia 2021, prima certificata biologica, rappresenta simbolicamente uno dei punti di svolta di questo percorso. Champagne Marie Copinet è quindi molto più di una maison del Sézannais specializzata nello Chardonnay. La sua vera particolarità consiste nel poter attraversare tre Champagne differenti con un unico patrimonio familiare: lo Chardonnay dei terreni bianchi del Sézannais, il Pinot Noir della Côte des Bar e il Meunier della Vallée de la Marne. Marie-Laure e Alexandre Kowal-Copinet hanno trasformato questa dispersione geografica in un punto di forza, utilizzandola per studiare il rapporto tra vitigno e geologia e accompagnandola con agricoltura biologica, raccolte a piena maturità, assenza di chaptalisation, fermentazioni spontanee e contenitori differenti scelti in funzione del singolo vino. È questa continua ricerca, più che uno stile enologico rigido, a definire oggi Marie Copinet: una Champagne familiare capace di conservare l’eredità delle generazioni precedenti e allo stesso tempo di evolvere verso vini sempre più territoriali, secchi e precisi, nei quali craie, argilla e pietra diventano parte integrante del racconto della bottiglia.