HILBERG PASQUERO

COLLI TORTONESI DOC TIMORASSO "SCARPANTÁ" 2023 - HILBERG PASQUERO

Prezzo di listino €37,50 Prezzo di vendita€42,00risparmi €4,50

Abbinamenti, La struttura e la forte componente minerale dello Scarpantà 2023 lo rendono un Timorasso decisamente gastronomico. È ideale con crostacei, pesci al forno, branzino, rombo e baccalà, ma accompagna magnificamente anche risotti ai frutti di mare e primi piatti con salse cremose. La materia del vino permette di spingersi verso carni bianche, pollo arrosto e coniglio alle erbe, mentre freschezza e sapidità trovano un ottimo equilibrio con formaggi di media stagionatura. Interessante anche con funghi porcini e preparazioni a base di tartufo bianco, soprattutto dopo qualche anno di bottiglia.
Alcol, 13,5%
Annata, 2023
Denominazione, Colli Tortonesi DOC
Filosofia, Bioergodinamica
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Timorasso 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Colli Tortonesi DOC Timorasso “Scarpantà” 2023 di Hilberg Pasquero si presenta con un giallo paglierino luminoso, arricchito da delicati riflessi dorati. Il naso è profondo e progressivo, con mela gialla, pesca bianca e scorza di cedro che si intrecciano a fiori di campo ed erbe aromatiche. Con l’ossigenazione emergono sfumature più complesse di camomilla, mandorla e pietra bagnata, accompagnate da una mineralità netta e quasi gessosa. Al palato è strutturato e materico, ma sostenuto dalla naturale acidità del Timorasso, che imprime tensione e continuità al sorso. La lunga permanenza in ceramica dona volume e una tessitura cremosa senza introdurre alcuna nota di legno, mentre la sapidità diventa progressivamente protagonista. Il finale è lungo, asciutto e minerale, con ritorni agrumati e ammandorlati. Un Timorasso originale, potente ma misurato, costruito sulla profondità più che sull’esuberanza.

CURIOSITÁ:

Scarpantà è un progetto decisamente particolare nella gamma Hilberg Pasquero: il Timorasso non proviene infatti dai vigneti aziendali del Roero, ma dal territorio dei Colli Tortonesi, dove un amico della famiglia, Walter, ha invitato Michele Pasquero a conoscere le proprie vigne e ad “adottare” questa varietà. Il vino è 100% Timorasso, da colline dolci esposte a nord-ovest su suoli caratterizzati da calcare, argilla e pietre. Le uve vengono raccolte e selezionate manualmente, quindi trasportate a Priocca, nel Roero, e raffreddate durante la notte. Dopo una pressatura delicata, la fermentazione parte spontaneamente in acciaio a temperatura controllata. La parte più originale arriva però con l’affinamento: il vino viene trasferito in contenitori rotanti Clayver in ceramica, che permettono di mantenere periodicamente in sospensione le fecce fini attraverso un bâtonnage delicato. Qui rimane per almeno un anno, seguito da ulteriori sei mesi in bottiglia. Nessun affinamento in legno: Hilberg Pasquero cerca soprattutto equilibrio, materia e precisione minerale.

Hilberg Pasquero

Hilberg Pasquero è una delle realtà più personali del Roero, una piccola azienda familiare di Priocca nata dall’incontro, all’inizio degli anni Ottanta, tra due persone provenienti da mondi molto diversi: Annette Hilberg, infermiera tedesca arrivata in Italia con una forte sensibilità verso ecologia e natura, e Michele Pasquero, cresciuto nella campagna piemontese e profondamente legato alla tradizione agricola della propria famiglia. Le radici della proprietà sono però precedenti: la famiglia Pasquero lavorava già all’inizio del Novecento sulla collina di Bricco Gatti, dove la vecchia azienda agricola seguiva il modello della policoltura contadina, alternando vite, ortaggi, mais, fieno e altre coltivazioni. L’incontro tra Annette e Michele trasforma progressivamente questa eredità in qualcosa di nuovo. Negli anni in cui l’agricoltura biologica era ancora una scelta pionieristica, i due iniziano a sperimentare sistemi di coltivazione differenti, osservando fertilità dei terreni, biodiversità, cicli lunari e rapporti tra piante e ambiente. Da questa ricerca nasce quella che oggi definiscono “bio-ergo-dinamica”: non l’applicazione rigida di un protocollo, ma un metodo che mette insieme conoscenze agronomiche, esperienza contadina, principi biologici e biodinamici e osservazione continua della natura. Il termine “ergon”, inteso come lavoro e capacità dell’uomo di interagire consapevolmente con il proprio ambiente, sintetizza bene una filosofia nella quale il vignaiolo non deve dominare il vigneto, ma comprenderne gli equilibri. La cantina si trova a Bricco Gatti, sul margine sud-orientale del Roero, in un territorio particolarmente interessante perché rappresenta una zona di transizione geologica. Nei vigneti convivono sabbie, marne, gesso e argille, comprese caratteristiche argille blu, creando una forte variabilità anche tra parcelle relativamente vicine. È proprio questa diversità a costituire uno degli elementi centrali della produzione: Michele e Annette hanno progressivamente imparato a conoscere ogni appezzamento e a interpretarlo attraverso vinificazioni e affinamenti differenti, evitando di applicare un'unica ricetta a tutte le uve. Nebbiolo e Barbera rappresentano il cuore storico della produzione, affiancati dall’Arneis e da varietà meno comuni che testimoniano la curiosità dell’azienda e il desiderio di preservare biodiversità e vecchio materiale vegetale. Negli anni Hilberg Pasquero ha infatti lavorato anche sul recupero di varietà rare e sulla sperimentazione di selezioni e incroci, costruendo una gamma molto più articolata di quanto ci si potrebbe aspettare dalle dimensioni della proprietà. Il Nebbiolo costituisce inevitabilmente uno degli interpreti principali. Priocca si trova all’interno della denominazione Roero e qui il vitigno cresce su terreni profondamente differenti da quelli delle Langhe poste sulla sponda opposta del Tanaro: la presenza significativa di sabbie e marne tende a favorire profili nei quali profumo, finezza e agilità convivono con la struttura tannica tipica della varietà. Mon Suri, Sul Monte, Val Martin e Ciabot delle Rose rappresentano differenti letture del Nebbiolo e mostrano quanto l’azienda abbia scelto di approfondire il rapporto tra singola vigna e vino. Il Roero DOCG costituisce una delle espressioni più rappresentative del progetto e nasce esclusivamente da vigneti di Priocca, affrontando un affinamento prolungato tra rovere francese e bottiglia. Anche la Barbera viene osservata attraverso parcelle e interpretazioni differenti: Mon Seij e Sulla Stella appartengono alle selezioni più importanti, mentre altri vini esplorano un volto più immediato e dinamico della varietà. Accanto alle uve tradizionali compaiono etichette come Vareij, legata alla ricerca sulle varietà autoctone rare, e una serie di microproduzioni che rendono evidente quanto per Michele il vino rimanga prima di tutto un campo di osservazione e sperimentazione. Anche i nomi delle bottiglie raccontano spesso luoghi, ricordi e piccoli elementi della vita aziendale. Ciabot delle Rose richiama il piccolo edificio presente nel vigneto e la rosa piantata dalla nonna; Val Martin prende il nome dalla valle nella quale si trova la parcella, immersa in un ambiente ricco di biodiversità e tartufaie; altre etichette utilizzano espressioni piemontesi o riferimenti ai cicli naturali. Persino la linea 29,5 richiama i circa 29,5 giorni del ciclo sinodico della Luna, trasformando un elemento della filosofia agricola aziendale nell’identità stessa del vino. In cantina l’obiettivo rimane quello di trovare per ogni vino il proprio equilibrio attraverso fermentazione e maturazione, scegliendo tempi e contenitori in funzione della materia prima piuttosto che imponendo un protocollo prestabilito. Il legno viene utilizzato soprattutto come strumento di evoluzione e non per costruire un carattere aromatico uniforme; per le selezioni più importanti gli affinamenti possono essere lunghi, coerentemente con la convinzione di Michele che Nebbiolo e Barbera possano esprimere pienamente la propria personalità soltanto quando viene concesso loro il tempo necessario. L’intero progetto conserva inoltre una dimensione fortemente familiare. Annette ha portato nel Roero uno sguardo esterno, creativo e profondamente sensibile alle tematiche ambientali; Michele vi ha aggiunto la conoscenza di una campagna nella quale è cresciuto e una continua curiosità agronomica ed enologica. Dalla loro unione sono nati anche tre figli e l’azienda continua a presentarsi non semplicemente come cantina, ma come fattoria e luogo di vita. È probabilmente proprio questo incontro tra culture differenti a spiegare l’originalità di Hilberg Pasquero: profondamente piemontese nella terra e nelle varietà, ma poco incline a lasciarsi imprigionare dalle convenzioni. La tradizione viene rispettata quando possiede un significato agricolo, ma può essere messa in discussione quando l’osservazione suggerisce una strada differente. Oggi Hilberg Pasquero rappresenta così un volto particolarmente indipendente del Roero: una realtà di dimensioni contenute nella quale Nebbiolo, Barbera, Arneis e varietà rare diventano strumenti per raccontare la complessità di Bricco Gatti e di Priocca. Argille blu, marne, gesso e sabbie, biodiversità, cicli naturali e lunghi affinamenti confluiscono in una filosofia che Annette e Michele hanno costruito in oltre quarant’anni di vita insieme. Più che aderire semplicemente alle definizioni di biologico o biodinamico, hanno cercato di sviluppare un proprio linguaggio agricolo, nel quale esperienza, scienza e sensibilità convivono. È questa libertà, unita a un legame profondissimo con la campagna del Roero, a rendere Hilberg Pasquero una cantina difficilmente assimilabile ad altre: una storia nata dall’incontro tra una donna tedesca e un uomo piemontese e diventata, vendemmia dopo vendemmia, una delle interpretazioni più originali di Priocca e del suo territorio.