MÂCON-VILLAGES CHARDONNAY "RIFT 71" 2022 - JEAN LORON
Abbinamenti, La consistenza cremosa, la freschezza e la particolare vena speziata del Rift 71 2022 lo rendono uno Chardonnay estremamente gastronomico. È ideale con pesci al forno, crostacei, capesante e primi piatti di mare, ma si esprime magnificamente anche con pollo arrosto, faraona e altre carni bianche. Molto interessante con funghi e salse alle erbe aromatiche: un pollo al dragoncello o un piatto con spugnole valorizzano particolarmente le sfumature terrose e speziate del vino. Ottimo anche con risotti, verdure arrosto e formaggi morbidi di media intensità. La componente fresca permette inoltre di accompagnarlo con preparazioni leggermente cremose senza appesantire il palato.
Alcol, 13%
Annata, 2022
Denominazione, Macon Villages AOC
Filosofia, Senza solfiti aggiunti
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
Il Mâcon-Villages Chardonnay “Rift 71” 2022 di Jean Loron si presenta con un giallo paglierino luminoso, accompagnato da delicati riflessi dorati. Il naso è originale e immediatamente espressivo, con pesca gialla, pera e mela matura che incontrano scorza d’arancia e agrumi, seguiti da nocciola fresca, burro e una particolare sfumatura di zenzero candito. Con l’ossigenazione emergono sensazioni più minerali e leggermente terrose, che ne sottolineano il carattere poco convenzionale. Al palato è succoso, ampio e piacevolmente cremoso, ma sostenuto da una vena acida precisa che mantiene il sorso dinamico e pulito. La componente fruttata rimane matura senza diventare pesante, mentre una sottile speziatura accompagna la progressione. Il finale è lungo, fresco e asciutto, con ritorni di agrumi, frutta a nocciolo e pietra. Uno Chardonnay del Mâconnais sorprendente, capace di combinare naturalezza espressiva, materia e grande bevibilità.
CURIOSITÁ:
Rift 71 è uno dei progetti più anticonvenzionali della storica Maison Jean Loron, famiglia presente tra Beaujolais e Mâconnais fin dal 1711. È ottenuto esclusivamente da Chardonnay proveniente da differenti terroir del Mâconnais, caratterizzati da una forte presenza calcarea e da una geologia formatasi oltre 200 milioni di anni fa. La particolarità fondamentale della cuvée è la vinificazione senza alcuna aggiunta di solfiti dalla raccolta fino all’imbottigliamento: una scelta tecnicamente complessa soprattutto per un vino bianco, dove la protezione dall’ossidazione diventa decisiva. L’affinamento avviene esclusivamente in vasche di acciaio inox sulle fecce fini, mantenute protette dal contatto con l’ossigeno; non viene quindi utilizzato legno. La filosofia della linea Rift affonda le proprie radici nell’esperienza dell’enologo Jean-Pierre Rodet, che agli inizi della carriera lavorò accanto a Jules Chauvet, figura fondamentale nello sviluppo della vinificazione senza solforosa aggiunta. L’etichetta disegnata a mano richiama inoltre il movimento e le pendenze delle colline.
Jean Loron +
Maison Jean Loron è una delle realtà storiche più importanti tra Beaujolais e Mâconnais, con una storia che supera i tre secoli e che ha origine a Chénas nel 1711, anno di nascita di Jean Loron, vignaiolo sulle ripide colline del Beaujolais e capostipite di una famiglia destinata a costruire nel tempo un patrimonio viticolo eccezionale. Il passaggio fondamentale avviene nel 1821, quando Jean-Marie Loron decide di organizzare una vera attività commerciale e di vinificazione, ponendo le basi della maison moderna; nei decenni successivi gli eredi ampliano progressivamente le proprietà, sviluppando rapporti con viticoltori e acquisendo domaines in alcuni dei terroir più prestigiosi della regione. La sede storica si trova oggi a Pontanevaux, nel comune di La Chapelle-de-Guinchay, in una posizione strategica tra Beaujolais e Mâconnais, e proprio questa doppia appartenenza costituisce uno degli elementi fondamentali dell’identità Jean Loron: Gamay Noir sui grandi terroir del Beaujolais e Chardonnay sulle colline del Mâconnais. Il patrimonio complessivamente gestito dai Domaines Loron e Domaines Auvigue raggiunge oggi circa 220 ettari e permette alla maison di essere presente in otto dei dieci cru del Beaujolais, oltre che in denominazioni fondamentali del Mâconnais come Pouilly-Fuissé, Pouilly-Fuissé Premier Cru, Saint-Véran, Viré-Clessé e Mâcon-Villages. Nel Beaujolais il patrimonio comprende proprietà storiche e fortemente identitarie come Domaine de la Vieille Église a Juliénas, Château de la Terrière tra Brouilly, Régnié e Beaujolais-Villages, Château Bellevue a Villié-Morgon e Domaine de la Rochelle tra Chénas e Moulin-à-Vent; a queste si aggiungono parcelle e lieux-dits selezionati che permettono di approfondire ulteriormente la straordinaria diversità geologica della regione. Château de la Terrière, acquisito nel 2003, è una proprietà storica il cui patrimonio comprende anche la Tour Bourdon, inserita nel Beaujolais Geopark riconosciuto dall’UNESCO; Château Bellevue entra invece nella maison nel 2009 e dispone di circa 24 ettari tra Morgon, Fleurie e Beaujolais Blanc. Nel 2023 l’acquisizione del Domaine de la Rochelle ha ulteriormente rafforzato la presenza a Chénas e Moulin-à-Vent. Sul versante del Mâconnais, un passaggio fondamentale avviene già nel 1976 con l’ingresso dei Domaines Auvigue, realtà storicamente legata a Fuissé e oggi dedicata alla valorizzazione dello Chardonnay attraverso alcuni dei grandi terroir calcarei attorno alla Roche de Solutré. La dimensione raggiunta dalla maison non ha però portato a una standardizzazione produttiva: negli ultimi quindici anni Jean Loron ha intrapreso un enorme lavoro di identificazione dei terroir e ristrutturazione dei vigneti, arrivando oggi ad avere oltre il 60% delle vigne rinnovate secondo criteri agronomici pensati per migliorare biodiversità, gestione dell’acqua, struttura dei suoli e capacità delle piante di affrontare le variazioni climatiche. Circa 50 ettari sono condotti in agricoltura biologica e il lavoro comprende lavorazioni meccaniche del terreno, coperture vegetali invernali e pratiche finalizzate a incrementare la resilienza naturale dei vigneti. Il Beaujolais costituisce un laboratorio particolarmente affascinante perché il Gamay cambia radicalmente espressione secondo la geologia: graniti, scisti, rocce vulcaniche, pietre blu, sabbie e terreni alluvionali costruiscono una delle cartografie pedologiche più complesse di Francia, riconosciuta nel 2018 con l’inserimento del territorio nel network mondiale dei Geoparchi UNESCO. È proprio la volontà di rendere leggibili queste differenze ad aver progressivamente orientato Jean Loron verso vinificazioni sempre più parcellari. Nei rossi il Gamay viene in maggioranza diraspato e sottoposto a estrazioni delicate e prolungate, cercando struttura e profondità senza perdere il carattere floreale e fruttato della varietà. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la solforosa: ispirandosi al lavoro di Jules Chauvet, figura fondamentale della ricerca enologica nel Beaujolais, dal 2009 i domaines hanno progressivamente eliminato l’aggiunta di solforosa durante vinificazione e affinamento dei rossi, limitandone l’impiego a quantità minime al momento dell’imbottigliamento. La scelta permette di preservare maggiormente l’espressione aromatica del Gamay e si inserisce in una filosofia che considera il vino prima di tutto come interprete del luogo. Nel Mâconnais il lavoro cambia naturalmente prospettiva: lo Chardonnay viene vinificato ricercando tensione, mineralità e precisione, con élevage calibrati secondo il carattere delle singole parcelle e particolare attenzione ai terroir di Pouilly-Fuissé e ai suoi Premier Cru. Ogni domaine dispone inoltre di spazi di vinificazione pensati in funzione delle caratteristiche delle proprie vigne, evitando di centralizzare completamente il processo produttivo e permettendo alle differenti proprietà di conservare una propria identità. La profondità storica della maison emerge anche attraverso una straordinaria vinothèque che custodisce circa 30.000 bottiglie di vecchie annate di Beaujolais e Mâconnais, alcune conservate da diversi decenni, testimonianza concreta della capacità di evoluzione di vini troppo spesso considerati soltanto per il consumo giovane. Oggi Maison Jean Loron è guidata da Thierry Bellicaud, nominato direttore generale alla fine del 2024 dopo dieci anni di gestione di Philippe Bardet; Bellicaud, originario della regione e con una lunga esperienza maturata anche alla guida di Domaine Laroche a Chablis e Maison Champy a Beaune, ha assunto il compito di accompagnare questa proprietà tricentenaria nella sua nuova fase. Il progetto contemporaneo è sintetizzato nel concetto di “Nouveaux Grands Vins de Terroirs”: non rinnegare la dimensione e la storia della maison, ma utilizzare l’enorme patrimonio di vigne per dimostrare quanto Beaujolais e Mâconnais possano produrre vini di precisione, identità e longevità. Jean Loron rappresenta quindi molto più di un singolo produttore: è un mosaico di domaines, vigneti e lieux-dits costruito attraverso oltre trecento anni di storia. Dai graniti di Morgon, Fleurie, Chénas e Moulin-à-Vent ai calcari di Fuissé, dal Gamay Noir allo Chardonnay, il filo conduttore rimane la volontà di interpretare separatamente territori profondamente differenti. La presenza in otto dei dieci cru del Beaujolais, i circa 220 ettari gestiti tra Beaujolais e Mâconnais, i 50 ettari biologici, il lavoro di ristrutturazione dei vigneti, le vinificazioni dei rossi senza solforosa aggiunta fino all’imbottigliamento e una vinothèque di circa 30.000 vecchie bottiglie mostrano quanto il progetto contemporaneo sia costruito sulla combinazione tra patrimonio storico e ricerca. A oltre tre secoli dalle prime vigne di Jean Loron a Chénas, la maison continua così a utilizzare Gamay e Chardonnay come strumenti per raccontare una delle aree geologicamente più diverse della Francia, con l’ambizione di riportare Beaujolais e Mâconnais al centro del discorso sui grandi vini di terroir.