POSSA

METODO ANCESTRALE "PRINCIPE JACOPO" - AZIENDA AGRICOLA POSSA

Prezzo di listino €24,50 Prezzo di vendita€27,50risparmi €3,00

Abbinamenti, La freschezza, la bollicina e soprattutto la forte componente salina rendono Principe Jacopo ideale con una cucina marina semplice e immediata. È perfetto con acciughe, muscoli ripieni, fritto misto, calamari, gamberi e piccoli pesci azzurri, ma accompagna magnificamente anche focaccia ligure, farinata e torte salate alle erbe. Molto interessante con crudi di pesce, ostriche e tartare, dove la componente iodato-sapida crea una naturale continuità con il piatto. La sua agilità lo rende piacevole anche con formaggi freschi, verdure fritte e antipasti mediterranei. È una bottiglia nata per la convivialità, più da bere che da analizzare, ma capace di mostrare una forte identità territoriale.
Alcol, 12%
Annata, 2026
Denominazione, Bianco Frizzante Medoto Ancestrale
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Liguria (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, 50% Albarola, 30% Bosco e 20% Vermentino

NOTE SENSORIALI:

Il Metodo Ancestrale “Principe Jacopo” di Possa si presenta con un giallo dorato luminoso, naturalmente velato, animato da una bollicina fine, vivace e irregolare nel modo più autentico del metodo ancestrale. Il naso è immediato e mediterraneo, con mela fresca, pera e scorza di limone che si intrecciano a fiori di campo, erbe aromatiche e sottili richiami di macchia mediterranea. Con l’ossigenazione emergono sfumature di lievito, agrume maturo e una decisa sensazione marina. Al palato è agile, asciutto e sorprendentemente sapido, sostenuto da una freschezza incisiva che rende il sorso estremamente scorrevole. La rifermentazione in bottiglia aggiunge consistenza e una piacevole cremosità senza togliere energia. Il finale è netto, salino e persistente, con ritorni agrumati ed erbacei e una marcata impronta iodato-minerale. Una bollicina spontanea, irrequieta e profondamente ligure, più vicina al mare e alla roccia che a qualsiasi idea convenzionale di spumante.

CURIOSITÁ:

Principe Jacopo è il primo Metodo Ancestrale realizzato da Heydi Samuele Bonanini e porta il nome di suo figlio Jacopo, a sottolineare il valore personale attribuito a questa bottiglia. Possa nasce ufficialmente nel 2004 a Riomaggiore con l’obiettivo di recuperare terrazze e vigne delle Cinque Terre minacciate dall’abbandono, lavorate tra muretti a secco, pendenze estreme e piccoli appezzamenti raggiungibili quasi esclusivamente a mano. La vinificazione prevede circa 24 ore di macerazione sulle bucce e fermentazione spontanea in acciaio; quando restano circa 20 g/l di zucchero la fermentazione viene fermata mediante raffreddamento e il vino rimane intorno a 0 °C per circa tre mesi. Viene quindi imbottigliato, tradizionalmente a fine gennaio, e con l’aumento naturale della temperatura riprende la fermentazione direttamente in bottiglia, formando la bollicina senza ricorrere a una seconda aggiunta di zuccheri. La prima annata risale al 2019 e la produzione rimane molto limitata, nell’ordine di circa 1.300 bottiglie.

Possa

Possa è una delle realtà più autentiche e radicalmente legate al paesaggio delle Cinque Terre, fondata ufficialmente nel 2004 a Riomaggiore da Samuele Heydi Bonanini con un obiettivo preciso: recuperare vigneti terrazzati destinati all’abbandono e riportare al centro varietà, pratiche agricole e vini appartenenti alla memoria più profonda di questo territorio. Il cuore dell’azienda è il vigneto Possa, conosciuto anche come Possàitara, uno spettacolare anfiteatro di poco più di 2,5 ettari che parte da circa 150 metri di altitudine e scende quasi fino al mare, con terrazze esposte prevalentemente a sud e sud-ovest sostenute dai tradizionali muretti a secco. A questo nucleo si aggiungono altre piccole proprietà tra Riomaggiore e la costa di Tramonti, comprese parcelle a Schiara, Bargone, Casen di qui, Casen di là e Val di Serra. Qui parlare di viticoltura eroica non è un esercizio retorico: pendenze estreme, scalinate, sentieri strettissimi e appezzamenti difficilmente raggiungibili rendono impossibile gran parte della meccanizzazione e obbligano a svolgere manualmente quasi ogni operazione, utilizzando dove possibile piccole monorotaie per il trasporto delle uve e dei materiali. Anche la manutenzione dei muretti diventa parte integrante del lavoro agricolo, perché coltivare queste vigne significa contemporaneamente preservare il paesaggio e contrastare l’abbandono e il dissesto idrogeologico. I terreni sono poveri, sassosi e fortemente drenanti, con una presenza importante di arenarie, mentre l’esposizione solare e la continua ventilazione proveniente dal mare contribuiscono a definire un ambiente estremo nel quale la vite sviluppa naturalmente rese contenute e una forte personalità. Fin dall’inizio Samuele sceglie una strada lontana dall’omologazione, rifiutando la ricerca dei vitigni più commerciali e dedicandosi anche al recupero delle varietà storicamente presenti nelle Cinque Terre. Accanto a Bosco e Albarola trovano così spazio antiche uve locali e varietà quasi dimenticate, mentre il patrimonio comprende anche vitigni a bacca rossa come Canaiolo e Bonamico. La biodiversità diventa uno dei principi fondamentali del progetto e la conduzione dei vigneti segue un'impostazione biologica, senza diserbo chimico e con interventi ridotti al minimo necessario. La filosofia continua in cantina, dove l’obiettivo non è correggere il vino per adattarlo a un modello prestabilito, ma accompagnare ciò che arriva dalle terrazze: le fermentazioni vengono avviate spontaneamente quando le condizioni lo consentono, la solforosa viene utilizzata con grande misura e acciaio, anfora e legno sono scelti secondo il carattere della singola cuvée. Particolarmente interessante è proprio il rapporto con il legno, perché Samuele ha recuperato anche essenze tradizionalmente utilizzate nella zona, come castagno, acacia e ciliegio, affiancandole al rovere senza trasformare il contenitore in una firma aromatica dominante. Il Cinque Terre DOC rappresenta naturalmente una delle espressioni centrali dell’azienda e cerca di restituire quella combinazione di maturità mediterranea, freschezza e sapidità che nasce dal rapporto quasi fisico tra vigneto e mare. U Giancu approfondisce invece il mondo dei bianchi macerati, utilizzando il contatto con le bucce per aumentare struttura e complessità, mentre U Neigru racconta il volto rosso e meno conosciuto delle Cinque Terre attraverso varietà storiche del territorio. Parmaea, Principe Jacopo Metodo Ancestrale, Brio d’Amour e Rosé d’Amour mostrano la parte più sperimentale e libera del progetto, con rifermentazioni, macerazioni e interpretazioni che nascono sempre dalla volontà di mantenere il vino legato al paesaggio piuttosto che a una categoria stilistica. Ma è inevitabilmente il Cinque Terre Sciacchetrà DOP a rappresentare uno dei vertici della produzione. Questo antichissimo vino passito nasce da uve raccolte sui terrazzamenti e successivamente appassite, concentrando zuccheri, profumi e sostanze estrattive prima della vinificazione. Possa ne realizza differenti interpretazioni, compresa una versione affinata in anfora e l’originale Sciacchetrà Underwater, nel quale il percorso di maturazione viene ulteriormente sviluppato attraverso un affinamento subacqueo. Il recupero dello Sciacchetrà possiede per Samuele un significato che supera la semplice produzione enologica: significa preservare una delle tradizioni più fragili delle Cinque Terre, inevitabilmente legata alla sopravvivenza dei terrazzamenti e alla presenza quotidiana dell’uomo sulle colline. Questa dimensione sociale è diventata negli anni una parte importante del progetto. Possa ha sviluppato iniziative dedicate alla trasmissione della cultura agricola ai bambini e progetti finalizzati al recupero di terreni abbandonati attraverso l’inclusione lavorativa, un impegno riconosciuto nell’agosto 2026 con il Premio Responsabilità Sociale assegnato nell’ambito della Rassegna nazionale dei Vini dei Parchi e delle Aree Protette di Festambiente. A oltre vent’anni dalla fondazione, Possa rimane quindi molto più di una piccola cantina naturale ligure. È il progetto personale di Samuele Heydi Bonanini costruito intorno alla convinzione che produrre vino a Riomaggiore significhi prima di tutto custodire un paesaggio. Recuperare muretti a secco, riportare in produzione terrazze abbandonate, conservare antichi vitigni, lavorare senza chimica di sintesi, utilizzare fermentazioni spontanee e riscoprire legni tradizionali sono differenti aspetti della stessa idea. In un territorio dove ogni bottiglia richiede una quantità di lavoro difficilmente confrontabile con quella della viticoltura ordinaria, Possa ha scelto deliberatamente la strada più complessa: continuare a coltivare dove sarebbe molto più semplice abbandonare. È proprio questo rapporto assoluto tra uomo, pietra, vite e mare a rendere i vini di Possa una delle interpretazioni più personali delle Cinque Terre contemporanee.