CHATEAU MUSAR

MUSAR JEUNE 2023 - CHATEAU MUSAR

Prezzo di listino €20,50 Prezzo di vendita€23,50risparmi €3,00

Abbinamenti, Perfetto come aperitivo raffinato, si sposa meravigliosamente con piatti di pesce crudo e marinato, crostacei, tartare di salmone o tonno, ma anche con cucina mediterranea.
Alcol, 12,5%
Annata, 2023
Denominazione, Wine of Lebanon - Beeka Valley
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Libano
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Viognier, Vermentino e Chardonnay

NOTE SENSORIALI:

Alla vista colpisce con il suo giallo paglierino brillante dai riflessi dorati, segno di maturità e ricchezza aromatica. Il naso è un mosaico di profumi intensi e vivaci: pesca gialla e albicocca, mango, ananas maturo, scorza di lime e pompelmo, con un elegante sottofondo di fiori bianchi, erbe aromatiche e un accenno minerale che richiama la pietra bagnata. Il sorso è pieno e vellutato, ma bilanciato da una freschezza tagliente e da una sapidità naturale che amplifica le sensazioni fruttate e floreali. La bocca si apre su note di pera, agrumi canditi e miele d’acacia, per chiudersi con un finale lungo, armonioso e leggermente salino, che invita immediatamente a un nuovo sorso. È un vino dal carattere solare e versatile, pensato per essere bevuto giovane, ma capace di evolvere per qualche anno, acquisendo sfumature più complesse di miele e frutta secca. Rappresenta una porta d’ingresso perfetta all’universo di Château Musar, esprimendo l’essenza del terroir libanese in chiave moderna e accessibile.

CURIOSITÁ:

Il Musar Jeune Blanc è l’espressione più immediata e contemporanea della storica cantina Château Musar, un vino bianco nato per raccontare la freschezza e la luminosità del terroir libanese. La sua anima giovane e fruttata deriva dall’assemblaggio di Viognier, Vermentino e Chardonnay, varietà che trovano nella Valle della Bekaa un habitat straordinario, grazie al clima mediterraneo mitigato dalle altitudini (oltre 1.000 metri sul livello del mare) e ai suoli calcarei e ghiaiosi, ricchi di minerali.

Chateau Musar

Château Musar è molto più di una cantina: è uno dei simboli della rinascita vitivinicola moderna del Libano e una delle realtà più originali del panorama mondiale, capace di costruire la propria identità attraverso una combinazione irripetibile di antichissima cultura mediterranea, viticoltura d’altitudine, lunghissimi affinamenti e una filosofia enologica volutamente poco interventista. La storia comincia nel 1930 con Gaston Hochar, che a soli vent’anni, dopo alcuni viaggi a Bordeaux e ispirato da una tradizione vinicola libanese millenaria, pianta i primi vigneti nella Valle della Bekaa e fonda Château Musar. La cantina viene però costruita molto lontano dalle vigne, a Ghazir, circa 25 chilometri a nord di Beirut e affacciata sul Mediterraneo: quando Gaston iniziò il progetto, i confini del Libano moderno non erano ancora definitivamente stabiliti e volle assicurarsi che la struttura produttiva rimanesse all’interno del Paese. Durante la Seconda guerra mondiale l’incontro con il maggiore Ronald Barton, appartenente alla famiglia di Château Langoa-Barton e Léoville-Barton e allora di stanza in Libano, rafforza ulteriormente il legame della famiglia Hochar con Bordeaux. La figura destinata a trasformare Musar in un mito internazionale è però Serge Hochar, primogenito di Gaston. Dopo una formazione iniziale da ingegnere civile, Serge sceglie definitivamente il vino e studia enologia a Bordeaux, dove entra in contatto con maestri come Émile Peynaud e Jean Ribéreau-Gayon. Nel 1959 assume la responsabilità della vinificazione e impiega quasi vent’anni a definire quella particolare identità di Château Musar Red che raggiunge la propria forma definitiva nel 1977. Il grande rosso nasce dall’incontro tra Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignan, una combinazione apparentemente insolita ma perfettamente coerente con la storia mediterranea e francese del progetto. Le vigne si trovano nella parte meridionale della Valle della Bekaa, soprattutto nei dintorni di Aana e Kefraya, a circa 900 metri di altitudine, su terreni prevalentemente ghiaiosi impostati sopra substrati calcarei. Il clima è caratterizzato da estati molto calde e asciutte, inverni freddi nei quali la neve non è affatto inconsueta e fortissime escursioni termiche. La quota prolunga la maturazione e permette alle uve di conservare acidità anche sotto il sole libanese, mentre il clima secco limita naturalmente la pressione delle malattie. I vigneti sono condotti secondo principi biologici fin dalle origini, senza irrigazione e con rese volutamente basse, generalmente non superiori a circa 30-35 ettolitri per ettaro. La vendemmia è manuale e da qui comincia uno degli aspetti più incredibili della storia di Musar: le uve devono lasciare la Bekaa e attraversare le montagne per raggiungere la cantina di Ghazir. In condizioni normali il viaggio richiede alcune ore; durante la guerra civile libanese, tra il 1975 e il 1990, poteva trasformarsi in un'autentica avventura. Strade chiuse, bombardamenti e posti di blocco costringevano i camion a deviazioni lunghissime e in alcuni casi il trasferimento durò giorni. Nel 1984 le uve dovettero addirittura essere trasportate via mare e arrivarono avendo già iniziato spontaneamente a fermentare: quella vendemmia non venne mai commercializzata. Nel 1990 il percorso verso Ghazir richiese invece una deviazione di circa 250 chilometri. Serge continuò a produrre praticamente durante l’intero conflitto, convinto che interrompere significasse spezzare un legame culturale prima ancora che commerciale. Proprio per questa determinazione, nel 1984 Decanter lo nominò primo “Man of the Year” della propria storia. La consacrazione internazionale era però già iniziata nel 1979, quando Michael Broadbent assaggiò Château Musar 1967 alla Bristol Wine Fair e lo indicò come la grande scoperta della manifestazione. Da quel momento un vino libanese, proveniente da un Paese che il mondo associava soprattutto alla guerra, iniziò a essere ricercato e discusso tra appassionati e collezionisti internazionali. La filosofia di Serge rimaneva profondamente anticonvenzionale. Fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, cemento, interventi ridotti, dosi contenute di solforosa e imbottigliamenti generalmente senza filtrazioni importanti facevano parte del suo modo di considerare il vino come qualcosa di vivo, destinato a sviluppare una propria personalità anziché essere ricondotto ogni anno allo stesso modello. Il Château Musar Red viene tradizionalmente vinificato separando le differenti varietà; le fermentazioni avvengono in cemento, accompagnate da macerazioni che possono protrarsi per diverse settimane. I vini passano successivamente in barrique di rovere francese per un periodo relativamente contenuto, generalmente intorno a un anno, per poi ritornare in cemento. Soltanto dopo un lungo percorso le diverse componenti vengono assemblate e imbottigliate. Ma per Musar la bottiglia non rappresenta la fine dell’affinamento: il vino continua a riposare nelle cantine di Ghazir e viene normalmente commercializzato soltanto dopo circa sette anni dalla vendemmia. Serge considerava il tempo un vero ingrediente e conservava deliberatamente una parte significativa di ogni annata nelle cantine familiari, costruendo negli anni una straordinaria biblioteca di vecchie vendemmie. Questa filosofia spiega anche la sorprendente variabilità tra un millesimo e l’altro. Musar non cerca di cancellare le caratteristiche dell’annata: maturità, acidità, evoluzione aromatica e persino alcune componenti considerate tecnicamente irregolari secondo l’enologia più convenzionale possono diventare parte dell’identità del vino. È proprio questa imprevedibilità controllata ad aver creato una schiera di appassionati per i quali ogni vecchia bottiglia di Musar rappresenta un'esperienza diversa. Il rosso è soltanto una parte della storia. Château Musar White è forse ancora più particolare e rappresenta uno dei grandi tesori della cantina. Nasce principalmente da Obaideh e Merwah, antichissime varietà bianche libanesi coltivate sulle montagne a quote che possono raggiungere circa 1.500 metri. Sono vigneti estremi, con vecchie piante capaci di vivere in condizioni difficili e maturazioni molto lente. Musar considera queste varietà parte di un patrimonio viticolo ancestrale e il bianco viene concepito con la stessa prospettiva dei grandi vini da invecchiamento: non un vino costruito sull’aromaticità immediata, ma sulla capacità di sviluppare complessità per decenni. Anche il raro Château Musar Rosé segue una filosofia lontanissima dall’idea del rosato semplice e di pronta beva, completando una gamma nella quale il tempo rimane sempre protagonista. Accanto ai vini principali sono nati Hochar Père et Fils, Musar Jeune e progetti più recenti come Levantine de Musar, che permettono di esplorare espressioni differenti della viticoltura libanese mantenendo la stessa matrice familiare. Dopo la scomparsa di Serge nel 2014, l'eredità è passata alla terza generazione degli Hochar, con Gaston e Marc impegnati a proseguire il progetto insieme alla squadra storica della cantina. L’obiettivo dichiarato non è trasformare Musar in qualcosa di più moderno e prevedibile, ma conservare quella libertà interpretativa che Serge aveva difeso per tutta la vita. Château Musar rimane così un caso quasi irripetibile nel mondo del vino: vigne della Valle della Bekaa coltivate a circa 900 metri, antiche varietà bianche che salgono verso i 1.500, uve trasportate attraverso le montagne fino alle cantine di Ghazir, fermentazioni spontanee, cemento, legno utilizzato senza protagonismo e soprattutto anni, talvolta decenni, concessi al vino per trovare la propria forma. La guerra civile è inevitabilmente parte della sua storia, ma ridurre Musar ai vini prodotti sotto le bombe significherebbe perdere il significato più profondo del progetto. Serge Hochar voleva dimostrare che il Libano non era soltanto conflitto, ma cultura, ospitalità e una civiltà del vino vecchia di migliaia di anni. Gaston aveva iniziato questo percorso nel 1930; Serge lo ha trasformato in una delle storie più affascinanti dell’enologia mondiale. Oggi ogni bottiglia di Château Musar continua a raccontare quella stessa idea: il vino come espressione di terra, tempo e libertà, profondamente libanese e proprio per questo impossibile da confondere con qualsiasi altro.