MARCO CAPRA

NEBBIOLO D'ALBA DOC "TESTANVISCA" 2023 - MARCO CAPRA

Prezzo di listino €22,90 Prezzo di vendita€26,00risparmi €3,10

Abbinamenti, Testanvisca 2023 possiede struttura e tannino sufficienti per accompagnare una cucina piemontese di carattere. È particolarmente indicato con arrosti, bolliti e selvaggina, gli abbinamenti suggeriti direttamente dalla cantina, ma trova una splendida sintonia anche con tajarin al ragù, agnolotti del plin, brasati e carni rosse. Molto interessante con funghi porcini e preparazioni a base di tartufo, soprattutto lasciando evolvere la bottiglia per qualche anno, mentre Castelmagno, Parmigiano Reggiano e altri formaggi stagionati accompagnano perfettamente la sua struttura tannica.
Alcol, 14%
Annata, 2023
Denominazione, Nebbiolo d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16-18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice mostra il classico rosso granato luminoso del Nebbiolo, trasparente e raffinato. Il bouquet possiede una bella complessità fin dalla giovinezza: la violetta introduce un profilo floreale elegante, immediatamente accompagnato da ribes nero e mirtillo, mentre con l’ossigenazione emergono lampone, liquirizia e una trama di spezie fini. Il passaggio nelle grandi botti di rovere non cerca di sovrapporsi al frutto, ma contribuisce ad ampliare lentamente il registro aromatico. Al palato è persistente e strutturato senza diventare pesante: il tannino, elemento imprescindibile del Nebbiolo, è presente ma delicato e accompagna un sorso nel quale ritornano lampone e spezie. La freschezza mantiene il vino dinamico e sostiene una chiusura asciutta e progressiva. Testanvisca riesce così a mostrare il lato più immediatamente godibile del Nebbiolo senza banalizzarlo: floreale e fruttato in apertura, progressivamente più speziato e profondo nel bicchiere, con una struttura che lascia intuire una buona capacità di evoluzione.

CURIOSITÀ:

Il Nebbiolo d’Alba “Testanvisca” 2023 di Marco Capra è un vino che unisce il carattere nobile del Nebbiolo a una delle storie più personali della cantina di Santo Stefano Belbo. Testanvisca nasce infatti nel 2012, anno della nascita di Riccardo, secondo figlio di Marco, al quale il vino è dedicato. Il nome appartiene al dialetto piemontese: “testanvisca” indica qualcuno dalla testa accesa, sveglio, vivace e testardo, proprio il carattere con cui Marco descrive affettuosamente suo figlio. Riccardo ha sempre avuto una grande passione per i motori e da qui nasce anche l’inconfondibile veste grafica della bottiglia: l’illustratrice Alice Lotti ha realizzato sei differenti etichette che lo ritraggono alla guida di aeroplano, trattore, automobile, muletto e moto, oltre a una versione con il suo inseparabile orsetto. Persino la confezione diventa parte del racconto, trasformandosi in un gioco da tavolo che ripercorre le lavorazioni necessarie per arrivare dal vigneto alla bottiglia. Dietro questo lato giocoso c’è però un Nebbiolo serio e costruito per evolvere: le vigne si trovano intorno ai 330 metri di altitudine, su terreni argilloso-calcarei con presenza di sabbia, e dopo la vinificazione il vino affronta 12-15 mesi nelle grandi botti di rovere austriaco. Un Nebbiolo che cresce lentamente, proprio come il figlio al quale è dedicato.

Marco Capra

Marco Capra è una cantina familiare di Santo Stefano Belbo, nel cuore di quelle colline piemontesi dove Langhe e Monferrato si incontrano dando vita a un paesaggio profondamente legato alla viticoltura. La sede si trova sulla collina di Seirole e la storia aziendale attraversa tre generazioni, partendo dalla tradizione agricola del secondo dopoguerra per arrivare a una produzione contemporanea costruita sulla valorizzazione delle varietà piemontesi e sul lavoro diretto in vigneto.
Le origini risalgono al 1945, quando Tommaso Capra, conosciuto in famiglia come Tumasin, dà vita all’attività agricola. È un periodo nel quale il vino piemontese possiede ancora una dimensione prevalentemente contadina e le aziende delle colline sono spesso realtà miste, nelle quali la vite convive con altre colture.
Con la generazione successiva entra in azienda Luciano Capra, che continua il lavoro del padre e sviluppa progressivamente l’attività vitivinicola. Per molti anni il vino viene commercializzato soprattutto secondo le consuetudini dell’epoca, anche sfuso e nelle tradizionali damigiane, molto prima che l’imbottigliamento aziendale diventasse il centro della produzione. Il cambiamento decisivo arriva nel 1999 con Marco Capra, terza generazione della famiglia. Marco sceglie di dare una nuova direzione all’azienda, concentrandosi maggiormente sulla qualità delle singole uve, sull’imbottigliamento diretto e sulla costruzione di vini capaci di rappresentare in maniera più precisa le caratteristiche delle differenti vigne. Nel 2014 questo percorso viene sottolineato anche attraverso il cambiamento del nome aziendale. Lo storico marchio Sanmarco lascia spazio direttamente a Marco Capra, evidenziando la dimensione personale e artigianale raggiunta dal progetto.
Il territorio di Santo Stefano Belbo rappresenta il punto di partenza di tutto il lavoro. I vigneti si sviluppano su colline caratterizzate da esposizioni, altitudini e pendenze differenti, in un paesaggio nel quale la vite occupa da secoli un ruolo fondamentale.
Alcune parcelle presentano pendenze particolarmente elevate, in certi casi superiori al 40%, rendendo difficile o impossibile utilizzare normalmente i mezzi meccanici. Marco definisce queste vigne Sorì Eroici, sottolineando il lavoro necessario per coltivare filari nei quali gran parte delle operazioni deve essere eseguita manualmente.
La gestione delle vigne parte dall’osservazione delle singole piante. Produzioni contenute, vendemmia manuale e scelta accurata del momento della raccolta permettono di ottenere uve equilibrate prima ancora dell’ingresso in cantina. La maturazione non viene valutata soltanto attraverso gli zuccheri, ma considerando acidità, sviluppo aromatico e condizioni complessive dell’annata.
La varietà dei vitigni coltivati riflette la posizione particolare dell’azienda. Moscato, Barbera, Nebbiolo, Dolcetto, Nascetta, Chardonnay e Pinot Nero permettono di raccontare differenti tradizioni enologiche piemontesi e di produrre vini che spaziano dai bianchi ai rossi fino al Metodo Classico.
La Barbera rappresenta naturalmente una delle varietà più importanti. Marco ne ricerca soprattutto il carattere fruttato e la naturale freschezza, interpretandola attraverso differenti livelli di struttura e affinamento. È un vitigno capace di raccontare con immediatezza queste colline ma, nelle selezioni più importanti, anche di sviluppare profondità e complessità.
Il Nebbiolo viene invece lavorato cercando eleganza, precisione aromatica e capacità di evoluzione. Una delle etichette più significative è Testanvisca, vino dedicato al figlio Riccardo. La scelta di legare proprio il Nebbiolo alla sua nascita richiama simbolicamente la capacità di questo vitigno di crescere e trasformarsi lentamente nel tempo.
Anche la Nascetta occupa uno spazio interessante nella produzione. Il recupero di questa antica varietà bianca delle Langhe permette alla cantina di affiancare ai vitigni più conosciuti un’uva dalla forte identità territoriale, contribuendo alla valorizzazione di un patrimonio che per lungo tempo aveva rischiato di essere dimenticato.
Il Moscato rappresenta invece il legame più immediato con Santo Stefano Belbo e con la tradizione storica di queste colline. Qui il vitigno aromatico trova da generazioni uno dei propri territori di riferimento e continua a costituire una parte importante dell’identità agricola locale.
Un altro capitolo fondamentale è quello dedicato alle bollicine. Chardonnay e Pinot Nero vengono utilizzati per la produzione di Metodo Classico, mostrando un volto differente delle colline piemontesi e sfruttando altitudine, escursioni termiche e caratteristiche dei terreni per conservare freschezza nelle uve.
Tra queste etichette spicca Seitremenda, Alta Langa dedicata alla figlia Elisabetta. Chardonnay e Pinot Nero vengono lavorati secondo il Metodo Classico e affrontano un lungo affinamento sui lieviti, costruendo progressivamente struttura e complessità senza perdere la componente fresca necessaria all’equilibrio.
La scelta di dedicare alcuni vini ai figli racconta bene la dimensione familiare della cantina. Le bottiglie non rappresentano semplicemente prodotti differenti, ma diventano anche strumenti attraverso cui conservare momenti e passaggi importanti della storia dei Capra.
In cantina Marco lavora cercando di adattare le tecniche alla materia prima. Acciaio, legno e lunghi affinamenti vengono utilizzati in maniera differente in funzione del vitigno e del vino che si vuole ottenere, evitando di applicare lo stesso modello a tutte le etichette.
La filosofia aziendale comprende anche una crescente attenzione alla sostenibilità. Il lavoro in vigneto cerca di ridurre l’impatto degli interventi, mentre in cantina sono state adottate soluzioni rivolte al contenimento dei consumi e alla gestione responsabile delle risorse, comprese bottiglie più leggere e sistemi dedicati al recupero delle acque.
Marco Capra rappresenta così l’evoluzione di una piccola storia agricola piemontese iniziata nel 1945. Dal lavoro di Tumasin alla generazione di Luciano, fino alla trasformazione guidata da Marco, la cantina ha progressivamente spostato il proprio centro dalla semplice produzione di vino alla valorizzazione delle singole vigne. I Sorì Eroici, le varietà tradizionali, l’Alta Langa e le etichette dedicate alla nuova generazione raccontano oggi un progetto profondamente familiare, nel quale il futuro continua a essere costruito partendo dalle colline di Santo Stefano Belbo.