PINOT NOIR "TREINTA Y DOS" 2021 - BODEGA CHACRA
Abbinamenti, Si sposa con carni arrosto e formaggi a pasta dura. Ottimo per accompagnare lo stinco di maiale al forno.
Alcol, 12%
Annata, 2021
Denominazione, Patagonia Pinot Noir
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Patagonia (Argentina)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Pinot Nero 100%
NOTE SENSORIALI:
Si rivela all’occhio con una veste color rubino. Al naso si viene immediatamente avvolti da note fruttate, arricchite da generosi rimandi speziati e da note floreali più leggere. Appena entrato in bocca si fa apprezzare per la grana scolpita dei propri tannini, che si sviluppano in un sorso concentrato pieno e lungo.
CURIOSITÁ:
Il Patagonia Pinot Noir “Treinta Y Dos” viene realizzato dalla Bodega Chacra partendo da un’unica parcella di vecchie vigne, risalente addirittura al 1932. Ci troviamo di fronte a una delle etichette senza dubbio con più personalità della cantina, ideale per affrontare un buon periodo di affinamento ma al contempo ottimo anche da bere in giovane età. Le viti crescono seguendo pratiche di agricoltura biologica e biodinamica, e una volta terminata la vinificazione il vino matura per 24 mesi in barrique di rovere francese, nuove al 50%.
Bodega Chacra +
Bodega Chacra è una delle realtà che hanno cambiato più radicalmente la percezione internazionale del vino argentino, dimostrando come la Patagonia possa essere non soltanto terra di grandi spazi e viticoltura estrema, ma anche uno dei luoghi più interessanti al mondo per Pinot Noir e Chardonnay di finezza. Il progetto nasce nel 2003 a Mainqué, nella valle del Río Negro, per iniziativa di Piero Incisa della Rocchetta, appartenente alla famiglia che ha scritto una parte fondamentale della storia del vino italiano con Sassicaia. Invece di costruire il proprio percorso in Toscana, Piero sceglie però una strada completamente autonoma e quasi opposta: lascia l’Europa, arriva nella Patagonia settentrionale e acquista una proprietà in parte abbandonata nella quale sopravvivono vecchissime vigne di Pinot Noir piantate nella prima metà del Novecento. È proprio questo patrimonio vegetale a convincerlo delle potenzialità di Mainqué. La valle del Río Negro è un ambiente quasi paradossale: intorno domina un paesaggio desertico, ma lungo il fiume l’antico sistema di canali irrigui trasforma una stretta fascia di territorio in un'oasi agricola capace di ospitare frutteti e vigneti. Il clima è secco, le giornate possono essere calde e luminose, mentre le notti diventano rapidamente fredde grazie alla forte escursione termica, condizione che permette alle uve di maturare preservando acidità e precisione aromatica. I terreni sono prevalentemente alluvionali e stratificati, con sabbie, limi, argille, ghiaie e depositi calcarei che cambiano sensibilmente tra le parcelle. In questo contesto Piero trova vecchie piante di Pinot Noir sopravvissute per decenni e decide di recuperarle invece di sostituirle con nuovi impianti ad alta produttività. Treinta y Dos nasce dalla parcella piantata nel 1932 ed è la cuvée più profonda e strutturata della proprietà; Cincuenta y Cinco proviene invece dalle vigne del 1955 e tende generalmente verso una lettura più sottile, floreale e raffinata. Questi due vini diventano rapidamente il manifesto di Chacra e mostrano una Patagonia completamente diversa dall’immagine più consueta dell’Argentina vinicola: colori relativamente trasparenti, gradazioni moderate, tannini finissimi, frutto rosso croccante, note floreali e una freschezza quasi salina sostituiscono la ricerca di concentrazione, maturità esasperata e legno nuovo. Barda rappresenta l’espressione più immediata del Pinot Noir aziendale, ma segue la stessa filosofia e nasce dall’assemblaggio di differenti parcelle, comprese vigne più giovani, mentre Sin Azufre porta l’approccio di Chacra verso una dimensione ancora più essenziale attraverso una vinificazione senza aggiunta di solforosa. Negli anni la ricerca si è ampliata anche attraverso altre piccole parcelle e nuove interpretazioni, dimostrando che il progetto non vuole essere semplicemente la celebrazione di due vecchie vigne, ma una vera esplorazione del potenziale di Mainqué. Tutti i vigneti vengono lavorati secondo principi biologici e biodinamici, con grande attenzione alla vitalità del suolo, alla biodiversità e alla riduzione degli interventi. Piero considera infatti il vigneto come il luogo nel quale viene costruita quasi interamente la qualità del vino: uve sane, maturità equilibrata e radici capaci di interagire con il terreno devono permettere alla cantina di intervenire il meno possibile. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti indigeni, e acciaio, cemento, anfore e vecchi contenitori di rovere vengono utilizzati in proporzioni differenti secondo parcella e annata. Il legno non deve diventare una firma aromatica, ma soltanto uno strumento di evoluzione. Questa filosofia è diventata ancora più affascinante quando Chacra ha aperto un secondo grande capitolo dedicato allo Chardonnay. L’incontro con Jean-Marc Roulot, uno dei più importanti interpreti dello Chardonnay di Meursault, nasce da un’amicizia sviluppata negli anni e si trasforma progressivamente in un vero progetto comune. Nel 2016 una parte delle vecchie vigne di Merlot di Mainqué viene sovrainnestata con Chardonnay e Roulot entra ufficialmente nella collaborazione; la prima vendemmia arriva nel 2017. L’obiettivo non è produrre una copia borgognona in Patagonia, ma utilizzare l’esperienza di Jean-Marc per comprendere come lo Chardonnay possa comportarsi in un ambiente completamente diverso da Meursault. Pressatura, ossigenazione, contenitori e tempi di affinamento vengono quindi studiati vendemmia dopo vendemmia, con una presenza diretta di Roulot in Patagonia durante la raccolta e una continua evoluzione del metodo. Mainqué Chardonnay rappresenta l’interpretazione più immediata di questo lavoro, mentre Chacra Chardonnay costituisce la selezione più profonda e ambiziosa; entrambe vengono vinificate attraverso combinazioni di rovere francese, acciaio, cemento e, secondo la vendemmia, altri contenitori neutri, cercando soprattutto purezza, tensione e una particolare componente salina. La collaborazione con Roulot ha rafforzato un principio già centrale nei Pinot Noir: precisione e finezza devono nascere senza forzare il carattere del territorio. Chacra rappresenta così un incontro tra mondi apparentemente lontanissimi. Da una parte esiste l’eredità di Piero Incisa della Rocchetta e di una delle grandi famiglie del vino italiano; dall’altra la Patagonia, Mainqué, il deserto, i canali del Río Negro e vecchie vigne di Pinot Noir dimenticate per decenni. A queste si aggiunge la cultura borgognona di Jean-Marc Roulot, utilizzata non per europeizzare i vini argentini ma per approfondire ulteriormente la conoscenza dello Chardonnay patagonico. Treinta y Dos, Cincuenta y Cinco, Barda, Sin Azufre, Mainqué e Chacra Chardonnay diventano così differenti interpretazioni della stessa idea: produrre vini di energia e trasparenza, nei quali maturità e concentrazione non cancellino freschezza e territorio. In un Paese storicamente identificato nel mondo soprattutto con Malbec, Mendoza e vini di grande struttura, Bodega Chacra ha scelto quasi tutto ciò che sembrava meno ovvio: Patagonia invece delle Ande centrali, Pinot Noir e Chardonnay invece del Malbec, vecchie vigne invece di nuovi impianti, biodinamica, fermentazioni spontanee e un utilizzo sempre più discreto del legno. È proprio questa indipendenza a definire il progetto di Piero Incisa della Rocchetta: una cantina nata nel 2003 dal recupero di vecchie vigne a Mainqué e diventata in pochi anni uno dei simboli più convincenti di una Patagonia capace di produrre vini sottili, longevi e profondamente originali.