CHÂTEAU SAINT PIERRE

SAINT JULIEN 4° GRAND CRU CLASSÉ 2018 - CHÂTEAU SAINT PIERRE

Prezzo di listino €98,00 Prezzo di vendita€114,00risparmi €16,00

Abbinamenti, La profondità e la trama tannica del Château Saint-Pierre 2018 richiedono piatti importanti e succulenti. È magnifico con carré d’agnello alle erbe, côte de boeuf, filetto di manzo, brasati e selvaggina da piuma, ma trova grande sintonia anche con preparazioni a base di funghi porcini o tartufo nero. Particolarmente raffinato con un carré di vitello alle spugnole oppure con anatra arrosto, dove freschezza e tannino riescono a bilanciare la ricchezza della carne. Ottimo anche con formaggi stagionati a pasta dura.
Alcol, 14,5%
Annata, 2018
Denominazione, Saint-Julien AOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Bordeaux (Francia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, 77% Cabernet Sauvignon e 23% Merlot

NOTE SENSORIALI:

Il Saint-Julien 4ème Grand Cru Classé 2018 di Château Saint-Pierre si presenta con un rosso rubino profondissimo, ormai orientato verso eleganti sfumature granato-porpora. Il naso è intenso e stratificato, con cassis, mora, amarena e lampone nero accompagnati da rosa rossa, cedro e grafite. Con l’ossigenazione emergono liquirizia, tabacco, cioccolato fondente, spezie e leggere note mentolate e affumicate, mentre il frutto conserva una notevole precisione. Al palato è potente ma perfettamente composto: la materia è ricca e profonda, sostenuta da una freschezza sorprendente e da tannini fitti, vellutati e finemente cesellati. Il Cabernet Sauvignon imprime verticalità e carattere, mentre il Merlot contribuisce alla morbidezza centrale del sorso. La chiusura è lunghissima, sapida e leggermente gessosa, con ritorni di ribes nero, grafite, liquirizia e cedro. Un grande Saint-Julien, capace di coniugare la concentrazione del 2018 con eleganza e precisione.

CURIOSITÀ:

Il Château Saint-Pierre 2018 è composto da 77% Cabernet Sauvignon e 23% Merlot e nasce dai 17 ettari di uno dei più piccoli Grand Cru Classé del Médoc. I vigneti di Saint-Julien poggiano sulle profonde graves di origine günziana, depositi ghiaiosi particolarmente drenanti sovrapposti a un sottosuolo argilloso-sabbioso. Classificato Quatrième Grand Cru nel celebre Classement del 1855, Saint-Pierre ebbe una storia insolita: nel corso delle generazioni la proprietà fu progressivamente frammentata, finché Henri Martin riuscì nel 1982 a ricostituire il vigneto nelle dimensioni storiche dell’epoca della classificazione. Il 2018 fu un’annata calda e concentrata; la vendemmia si svolse dal 20 settembre al 1° ottobre con una resa di circa 41 hl/ha. Fu inoltre il primo millesimo elaborato con i nuovi impianti tecnici della proprietà, tra cui una pressa verticale. L’affinamento dura circa 14-16 mesi in barrique, con una quota di legno nuovo intorno al 50%, calibrata per accompagnare la potenza dell’annata senza coprirne il frutto.

Château Saint Pierre

Château Saint-Pierre è uno dei Grand Cru Classé più piccoli e riservati di Saint-Julien, nel Médoc, e possiede una storia fatta di prestigio, frammentazioni e successive riunificazioni che lo rende particolarmente affascinante nel panorama bordolese. Le origini viticole della proprietà risalgono almeno al XVI secolo e nel 1693 i documenti attestano l’esistenza di una tenuta chiamata Serançan, appartenuta prima alla famiglia Foix de Candale e successivamente ai De Cheverry. Il nome attuale arriva nel XVIII secolo, quando Jean-Baptiste de Saint-Pierre, rientrato in Francia dopo un periodo trascorso a Saint-Domingue, acquista la proprietà e investe importanti risorse nello sviluppo del vigneto e della produzione. Già nei primi decenni dell’Ottocento i vini godevano di una reputazione considerevole e nel 1855 Château Saint-Pierre viene inserito nella celebre classificazione dei vini del Médoc come Quatrième Grand Cru Classé, collocandosi ai vertici della propria categoria. La storia successiva è però molto meno lineare. Divisioni ereditarie, fillossera e difficoltà economiche portano alla progressiva frammentazione della proprietà, che arriva a essere conosciuta attraverso differenti entità e marchi. Negli anni Venti del Novecento i négociants belgi Charles e Pierre Van den Bussche riescono a riunire gran parte del patrimonio viticolo, ma sarà soltanto Henri Martin a restituire definitivamente unità al domaine. La figura di Martin è fondamentale nella storia moderna di Saint-Julien: figlio di un bottaio di Beychevelle e nipote di un maître de chai di Château Gruaud-Larose, costruisce praticamente da zero Château Gloria acquistando nel corso degli anni piccole parcelle, molte delle quali provenienti da cru classés della denominazione. Il successo di Gloria gli permette infine di realizzare il sogno di possedere personalmente un Grand Cru Classé. Tra il 1981 e il 1982 acquisisce Château Saint-Pierre e completa la riunificazione di château, cantina e vigneti, riportando la proprietà a un'integrità che mancava da oltre un secolo. Oggi Saint-Pierre appartiene ancora alla famiglia ed è inserito nei Domaines Henri Martin, portati avanti dalla famiglia Triaud e dalle nuove generazioni. Il vigneto rappresenta uno degli aspetti più preziosi della proprietà. Con appena 17 ettari, Château Saint-Pierre è il più piccolo dei Grand Cru Classé di Saint-Julien e mantiene una dimensione estremamente contenuta rispetto a molte grandi proprietà del Médoc. Le parcelle si trovano nel cuore di Saint-Julien-Beychevelle, intorno allo château e al suo parco, e poggiano sui classici depositi di graves günziennes formatisi attraverso antichi apporti fluviali della Garonna. Questi profondi strati di ciottoli e ghiaie garantiscono un drenaggio particolarmente efficace e accumulano durante il giorno il calore che viene lentamente restituito alle piante, mentre nel sottosuolo compaiono componenti argillose e sabbiose capaci di conservare riserve idriche preziose nelle stagioni più asciutte. È un ambiente particolarmente adatto al Cabernet Sauvignon, che rappresenta infatti circa l’80% del vigneto, affiancato indicativamente dal 15% di Merlot e da piccole percentuali di Petit Verdot e Cabernet Franc. L’età media delle vigne si avvicina ai sessant’anni, un patrimonio particolarmente importante che contribuisce alla naturale concentrazione e alla profondità dei vini. La gestione contemporanea attribuisce grande importanza alla biodiversità e alla vitalità dei terreni. La conversione ufficiale all’agricoltura biologica è iniziata con la vendemmia 2021 e il millesimo 2024 rappresenta il primo certificato integralmente biologico della storia della proprietà. Parallelamente vengono sperimentate e applicate pratiche ispirate alla biodinamica, inserite in un lavoro più ampio di osservazione delle singole parcelle. Proprio la selezione intra-parcellare è diventata uno degli elementi fondamentali della filosofia contemporanea di Saint-Pierre: all’interno dello stesso appezzamento possono infatti esistere differenze di maturazione e comportamento delle piante che vengono considerate separatamente per aumentare la precisione della raccolta e dell’assemblaggio finale. La vendemmia viene effettuata manualmente e le differenti varietà e parcelle vengono vinificate separatamente, così da poter valutare successivamente ogni componente. Cabernet Sauvignon rimane inevitabilmente la struttura portante del Grand Vin e rappresenta la chiave per comprendere lo stile della proprietà: frutto nero, cassis, grafite, spezie, componente balsamica e una trama tannica profonda vengono sostenuti dalla freschezza tipica dei migliori terroir ghiaiosi di Saint-Julien. Il Merlot contribuisce con maggiore rotondità e morbidezza, mentre Petit Verdot e Cabernet Franc vengono utilizzati in proporzioni minori e possono apportare speziatura, profumo e complessità. L’affinamento del Grand Vin dura generalmente tra 14 e 16 mesi in barrique di rovere francese, con una quota di legno nuovo che si colloca intorno al 50%, modulata naturalmente secondo le caratteristiche dell’annata. Anche in questa fase l’obiettivo non è utilizzare la barrique come firma aromatica, ma accompagnare la struttura importante del Cabernet verso una tessitura più raffinata e complessa. Accanto al Grand Vin viene prodotto Esprit de Saint-Pierre, seconda etichetta che permette una selezione ancora più rigorosa delle masse destinate al vino principale. Lo stile di Château Saint-Pierre rappresenta molto bene l’equilibrio che ha reso celebre Saint-Julien. Rispetto alla severità che può caratterizzare alcuni grandi Cabernet di Pauillac e alla maggiore morbidezza generalmente associata a Margaux, i migliori vini della denominazione cercano una sintesi tra struttura, profondità e finezza. Saint-Pierre interpreta questo equilibrio con una particolare intensità: la percentuale elevata di Cabernet Sauvignon e la notevole età media delle vigne producono vini profondi e concentrati, ma raramente costruiti soltanto sulla potenza. Tannino, freschezza e componente minerale permettono alle migliori annate di affrontare evoluzioni molto lunghe, durante le quali il frutto nero giovanile lascia progressivamente spazio a grafite, cedro, tabacco, spezie, sottobosco e sfumature terrose. La produzione rimane inevitabilmente limitata, conseguenza diretta dei soli 17 ettari di proprietà, ed è proprio questa dimensione a rendere Saint-Pierre una sorta di piccolo gioiello all’interno della classificazione del 1855. Per molto tempo il château è rimasto meno conosciuto rispetto ai nomi monumentali che lo circondano, anche perché durante una parte importante del Novecento la produzione veniva commercializzata soprattutto tra Belgio e Inghilterra. La rinascita iniziata con Henri Martin nel 1982 ha progressivamente riportato il domaine al livello suggerito dalla sua storia. Oggi Château Saint-Pierre rappresenta quindi non soltanto un Quatrième Grand Cru Classé, ma uno dei casi più interessanti di recupero di un patrimonio storico del Médoc: un vigneto frammentato per generazioni, ricomposto parcella dopo parcella e restituito alla propria unità da un uomo nato proprio a Saint-Julien. La famiglia Triaud continua quel percorso attraverso una viticoltura sempre più precisa, la certificazione biologica e un'attenzione crescente alla lettura delle singole parcelle. Vecchie vigne di Cabernet Sauvignon, graves günziennes, appena 17 ettari e una produzione rimasta sorprendentemente contenuta rispetto a quella dei grandi château vicini definiscono ancora oggi la sua identità. Un Saint-Julien classico e profondamente territoriale, nel quale la forza del Cabernet viene progressivamente trasformata in eleganza, precisione e longevità.