AGRICOLA QUERCIABELLA

TOSCANA IGT BIANCO "MONGRANA" 2024 - AGRICOLA QUERCIABELLA

Prezzo di listino €15,90 Prezzo di vendita€16,50risparmi €0,60

Abbinamenti, La freschezza e la marcata componente salina del Mongrana Bianco 2024 lo rendono particolarmente naturale accanto alla cucina mediterranea. È ideale con insalate di mare, tartare e carpacci di pesce, crostacei, molluschi e primi piatti delicati, ma accompagna molto bene anche verdure, panzanella, risotti alle zucchine o agli asparagi e torte salate. Ottimo con orata, branzino e pesci alla griglia conditi semplicemente con olio ed erbe aromatiche, così come con formaggi freschi, ricotta e caprini. La sua agilità lo rende piacevole anche come aperitivo, soprattutto accanto a piccoli assaggi di mare o verdure.
Alcol, 13%
Annata, 2024
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Vermentino 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Toscana IGT Bianco “Mongrana” 2024 di Querciabella si presenta con un giallo paglierino brillante e luminoso. Il naso è fragrante e mediterraneo, con limone succoso, mela cotogna, pesca bianca e pera accompagnati da fiori di campo ed erbe aromatiche scaldate dal sole. Con l’ossigenazione emergono sfumature più saline e delicatamente balsamiche, che richiamano la macchia mediterranea e la vicinanza del mare. Al palato è fresco, agile e succoso, sostenuto da un’acidità viva che caratterizza particolarmente il millesimo 2024. La materia rimane delicata ma tutt’altro che esile, con una bella progressione fruttata e una componente sapida che diventa protagonista nella seconda parte del sorso. Il finale è asciutto, pulito e persistente, leggermente salino, con ritorni di agrumi ed erbe aromatiche. Un Vermentino luminoso e immediato, capace di raccontare la Maremma con semplicità, precisione e grande piacevolezza di beva.

CURIOSITÁ:

Mongrana Bianco nasce nel 2020 ed è prodotto esclusivamente da Vermentino coltivato in Maremma, territorio nel quale Querciabella è presente dalla fine degli anni Novanta. Per questa cuvée l’azienda collabora con viticoltori biologici locali, selezionando vigneti posti su dolci colline tra 30 e 50 metri di altitudine. Le viti hanno mediamente una decina d’anni e affondano le radici nei caratteristici terreni maremmani ricchi di ferro, composti da limo, sabbie alluvionali, ghiaia e ciottoli superficiali. Le rese si mantengono tra 40 e 50 hl/ha e la produzione del 2024 è di circa 18.000 bottiglie. La raccolta è avvenuta nei primi giorni di settembre; la vinificazione si svolge in piccoli contenitori di cemento e acciaio, senza ricercare l’impronta del legno. Il 2024 è stato segnato da una primavera fredda e piovosa, seguita da un’estate calda e asciutta e da nuove precipitazioni in settembre: ne sono risultate uve sane con buona acidità e livelli zuccherini contenuti. Il vino è certificato biologico e vegano. Anche il nome Mongrana, come Palafreno e Turpino, è un omaggio all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Agricola Querciabella

Agricola Querciabella nasce nel 1974 a Ruffoli, sulle colline sopra Greve in Chianti, dalla passione di Giuseppe “Pepito” Castiglioni, imprenditore, collezionista e grande appassionato di vino che acquista una piccola proprietà con l’ambizione di produrre vini capaci di esprimere il carattere più profondo della Toscana. Il nome significa letteralmente “bella quercia” e richiama Poggio della Querciabella, la collina coperta di querce che sovrasta la cantina. Fin dalle prime vendemmie il progetto si distingue per uno spirito fortemente innovativo: tra gli anni Ottanta e Novanta Pepito amplia il patrimonio viticolo, introduce accanto al Sangiovese alcune varietà francesi e dà vita a vini destinati a diventare simboli della tenuta, come Camartina e Batàr. A metà degli anni Novanta la guida passa al figlio Sebastiano Cossia Castiglioni, che imprime una svolta ancora più radicale orientando Querciabella verso una viticoltura fondata sulla tutela del suolo, della biodiversità e dell’intero ecosistema. L’azienda aveva già intrapreso la conduzione biologica nel 1988 e dal 2000 adotta principi biodinamici completamente vegetali, escludendo l’impiego di prodotti e derivati animali sia in vigneto sia durante la produzione dei vini. È una scelta pionieristica, maturata molto prima che sostenibilità, agricoltura biologica e vini vegan diventassero temi centrali nel settore. Oggi l'eredità della famiglia prosegue con Mita Castiglioni, figlia maggiore di Pepito, insieme ai figli Andrea e Selene, mentre il Sangiovese è tornato sempre più chiaramente al centro della ricerca aziendale. Il cuore storico rimane il Chianti Classico, dove i vigneti si distribuiscono principalmente tra Ruffoli e altre aree di Greve, Lamole e Radda, raggiungendo altitudini che vanno da circa 350 fino a quasi 700 metri. Questa ampia escursione altimetrica, unita alla complessità geologica del territorio, permette di ottenere espressioni profondamente differenti della stessa varietà. A Ruffoli le vigne più elevate incontrano terreni più magri e scheletrici, ricchi di galestro e arenaria, mentre scendendo di quota aumenta la componente argillosa; a Lamole, vicino ai 700 metri, prevalgono terreni sabbiosi con argilla e scisti, capaci di dare Sangiovese particolarmente fini e fragranti; Radda presenta invece condizioni più fresche, rocciose e ventilate, favorevoli a vini dalla spiccata acidità, dalla trama tannica precisa e dalla notevole capacità evolutiva. Questa diversità ha progressivamente portato Querciabella a superare l’idea di un unico Chianti Classico costruito attraverso l’assemblaggio indistinto delle proprie vigne. Dopo anni di studio, microvinificazioni e degustazioni parcellari, l’azienda ha sviluppato una lettura sempre più precisa dei singoli territori, culminata nelle Gran Selezione dedicate a Greve, Radda e Lamole. Il Sangiovese diventa così uno strumento attraverso il quale rendere leggibili altitudine, esposizione e composizione del terreno. Accanto a questa ricerca territoriale rimangono alcuni vini che hanno segnato profondamente la storia di Querciabella. Camartina, nato negli anni Ottanta, rappresenta l’anima più internazionale della tenuta ed è costruito sull’incontro tra Cabernet Sauvignon e Sangiovese, interpretati con l’ambizione e la longevità dei grandi rossi toscani. Batàr, la cui prima annata risale al 1988, è invece uno dei bianchi più iconici dell’azienda: nasce sulle colline di Ruffoli dall’unione di Chardonnay e Pinot Bianco coltivati tra circa 350 e 600 metri, su terreni che passano dalle componenti argillose e arenacee delle quote inferiori ai marnoscisti e agli argilloscisti delle zone più elevate. La fermentazione e il lungo affinamento sulle fecce in legno costruiscono un bianco di grande struttura e capacità evolutiva, concepito fin dall’origine non come semplice alternativa ai rossi toscani, ma come un vino da lungo invecchiamento. Palafreno rappresenta un’altra delle selezioni più rare della proprietà ed è dedicato al Merlot, mentre la produzione del Chianti Classico comprende, oltre alle Gran Selezione, il Chianti Classico DOCG e la Riserva, entrambi oggi interamente basati sul Sangiovese. Il progetto si estende anche alla Maremma, ad Alberese, nei pressi di Grosseto, dove il paesaggio cambia completamente. Qui i vigneti si trovano a quote molto più basse, generalmente tra 20 e 50 metri, su terreni composti da limo e sabbie alluvionali con ghiaie e ciottoli superficiali. Da questa seconda anima della proprietà nasce Mongrana, progetto avviato con la vendemmia 2005 e costruito sull’incontro tra Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. Anche in Maremma la conduzione segue fin dall’origine i principi biologici e biodinamici vegetali, ma la vinificazione privilegia cemento e acciaio, preservando una lettura più immediata e mediterranea del territorio. Querciabella rappresenta quindi un caso particolare nella storia recente del vino toscano: una tenuta che negli anni Settanta nasce con uno spirito innovatore, attraversa la stagione dei grandi vini toscani costruiti anche attraverso varietà internazionali e successivamente approfondisce sempre di più il rapporto tra viticoltura, biodiversità e singola provenienza. L’evoluzione non ha cancellato le icone che ne hanno costruito la reputazione, come Batàr e Camartina, ma ha progressivamente riportato il Sangiovese e la geografia del Chianti Classico al centro della scena. Dopo cinquant’anni di storia, Querciabella continua così a muoversi tra due anime complementari: quella pionieristica, capace di mettere continuamente in discussione le convenzioni, e quella profondamente territoriale, che oggi cerca nelle differenze tra Ruffoli, Lamole e Radda la forma più autentica della propria identità. Una filosofia nella quale agricoltura biologica, biodinamica vegetale e vinificazioni sempre più attente alle singole parcelle non rappresentano semplicemente scelte tecniche, ma strumenti attraverso i quali preservare il luogo e permettere al vino di raccontarlo con la maggiore precisione possibile.