MOSER

TRENTO DOC EXTRA BRUT BLANC DE NOIRS "BLAUEN" 2018 - MOSER

Prezzo di listino €53,50 Prezzo di vendita€59,00risparmi €5,50

Abbinamenti, La struttura del Pinot Nero e i 72 mesi sui lieviti rendono Blauen 2018 una bollicina decisamente gastronomica. È splendido con ostriche, crostacei, tartare di tonno e ricciola, salmone affumicato e pesci importanti alla griglia, ma possiede sufficiente profondità per accompagnare anche risotti ai porcini, primi piatti con tartufo e carni bianche. Molto interessante con culatello e prosciutto crudo ben stagionato, dove la forte sapidità del vino riesce a bilanciare dolcezza e componente grassa. Con l’evoluzione acquisita dal millesimo 2018 può sostenere anche cappone arrosto, faraona e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12,5%
Annata, 2019
Denominazione, Trento DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Trentino Alto Adige (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Pinot Nero 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Trento DOC Extra Brut Blanc de Noirs “Blauen” 2018 di Moser si presenta con un giallo paglierino intenso e brillante, impreziosito da riflessi dorati e bronzei e da un perlage finissimo, fitto e persistente. Il naso è profondo e progressivo: mela cotogna, albicocca e agrumi maturi si intrecciano a camomilla, fiori secchi e leggere sfumature di cera d’api. La lunga permanenza sui lieviti porta poi note di nocciola tostata, biscotto e pasticceria secca, accompagnate da una caratteristica vena fumé e da richiami iodati. Al palato è elegante ma deciso, con una bollicina cremosa e perfettamente integrata, un’acidità ancora vibrante e una sottile presa tannica che ricorda l’origine da Pinot Nero. La sapidità cresce progressivamente e conduce verso una chiusura asciutta, precisa e lunghissima. Il finale combina frutta matura, tostatura e mineralità salina. Un Blanc de Noirs importante, maturo ma ancora energico, capace di coniugare profondità e grande tensione.

CURIOSITÀ:

Blauen è prodotto esclusivamente da Pinot Nero del vigneto Dòs dei Cedri, presso Maso Warth, sulle colline sopra Trento. La parcella si trova a circa 350 metri, gode di esposizione sud-ovest ed è caratterizzata da terreni prevalentemente calcarei ricchi di dolomia; le viti, allevate secondo la tradizionale pergola trentina, erano già vicine ai quarant’anni al momento della vendemmia 2018. Le uve vengono raccolte a mano, pressate intere molto delicatamente e viene selezionato esclusivamente il mosto fiore, così da ottenere un Blanc de Noirs privo dell’apporto cromatico delle bucce. Il vino base fermenta e rimane per circa nove mesi in acciaio prima del tiraggio; seguono ben 72 mesi sui lieviti e, per il 2018, un ulteriore anno di affinamento in bottiglia. La produzione è limitata a circa 6.700 bottiglie. Il nome “Blauen” richiama il termine tedesco Blauburgunder, utilizzato per il Pinot Nero, e gioca sul contrasto tra il blu scuro degli acini e i riflessi bronzei acquisiti dal vino dopo il lunghissimo Metodo Classico. Moser produce Trentodoc dal 1984.

Moser

Moser è una storica realtà familiare trentina nata nel 1979 dall’iniziativa dei fratelli Diego e Francesco Moser, ma le sue radici viticole affondano molto più indietro nella tradizione contadina della famiglia e nella Valle di Cembra, dove i Moser coltivano la terra da generazioni. La cantina nasce inizialmente a Palù di Giovo, paese d’origine della famiglia posto su una terrazza naturale a circa 550 metri di altitudine, e proprio qui vengono prodotte le prime bottiglie. Francesco Moser porta nel progetto la stessa determinazione che ne ha segnato la straordinaria carriera ciclistica, ma il legame con il vino precede i suoi successi sportivi e appartiene alla storia agricola familiare. Negli anni Ottanta la proprietà si amplia oltre la Valle di Cembra con l’acquisizione di Maso Warth, antica tenuta vescovile situata sulle colline sopra Trento e circondata da un anfiteatro naturale di vigneti. Oggi Maso Warth rappresenta il cuore produttivo dell’azienda: qui si trovano la moderna cantina, gli spazi di affinamento, la sala degustazione e un piccolo museo dedicato alle imprese sportive della famiglia. La gestione è passata progressivamente alla nuova generazione, con Carlo impegnato nella conduzione aziendale e Matteo Moser responsabile della parte enologica, mantenendo Francesco come figura simbolica di una storia nella quale viticoltura e ciclismo sono diventati inevitabilmente intrecciati. I vigneti si distribuiscono tra due ambienti profondamente differenti e complementari: la Valle di Cembra e le colline della Valle dell’Adige comprese tra Trento e San Michele all’Adige. In Valle di Cembra la viticoltura assume caratteristiche quasi eroiche, con filari posti su pendii ripidissimi e terrazzamenti sostenuti dai tradizionali muri a secco, ad altitudini che possono raggiungere i 600-700 metri. I terreni sono fortemente segnati dal porfido, mentre l’altitudine e le importanti escursioni termiche tra giorno e notte permettono alle uve di maturare lentamente conservando acidità e precisione aromatica. Sulle colline di Trento cambia invece completamente la matrice geologica: a Maso Warth dominano calcare e dolomia e i vigneti, posti intorno ai 350 metri, sono esposti prevalentemente a sud-est e attraversati durante l’estate dall’Ora del Garda, il vento che risale la Valle dell’Adige contribuendo a ventilare i grappoli e moderare le temperature. È proprio l’incontro tra questi due territori a costituire uno dei principali elementi dello stile Moser. Chardonnay e Pinot Nero sono protagonisti della produzione Trentodoc, mentre Müller-Thurgau, Riesling Renano, Gewürztraminer, Moscato Giallo, Sauvignon Blanc, Lagrein e Teroldego compongono il patrimonio dedicato ai vini fermi. La vendemmia viene effettuata manualmente e le uve vengono trasportate in piccoli contenitori per conservarne l’integrità; per le basi spumante i grappoli vengono pressati interi e delicatamente, selezionando esclusivamente il mosto fiore. La cantina di Maso Warth è stata progettata su differenti livelli per sfruttare la gravità e ridurre gli spostamenti meccanici delle uve e dei mosti, mentre acciaio e grandi botti di legno vengono utilizzati secondo la provenienza e la destinazione delle singole basi. Il Metodo Classico rappresenta l’eccellenza aziendale fin dal 1984 ed è proprio in quell’anno che nasce la bottiglia destinata a diventare il simbolo assoluto della cantina: il Trentodoc 51,151. Il nome richiama i 51 chilometri e 151 metri percorsi da Francesco Moser il 23 gennaio 1984 a Città del Messico durante il celebre Record dell’Ora. Il 51,151 è prodotto esclusivamente da Chardonnay raccolto nei vigneti di Maso Warth, sulle colline intorno a Trento e nei terrazzamenti della Valle di Cembra; le diverse basi vengono vinificate separatamente e affinate prevalentemente in acciaio, con una piccola parte in legno, prima dell’assemblaggio e della seconda fermentazione in bottiglia. La permanenza sui lieviti è di almeno 30 mesi e permette di combinare la freschezza delle uve di montagna della Valle di Cembra con la componente sapida e minerale delle colline calcaree di Trento. Accanto al 51,151 la collezione Trentodoc comprende Rosé, Brut Nature, Blauen e Tracce, cuvée attraverso le quali la famiglia approfondisce differenti interpretazioni di Chardonnay e Pinot Nero, giocando su tempi di affinamento, dosage e provenienza delle uve. Parallelamente la linea Warth raccoglie i vini fermi e permette di osservare un altro volto del Trentino: Müller-Thurgau e Riesling raccontano soprattutto altitudine e freschezza, Gewürztraminer e Moscato Giallo valorizzano la componente aromatica, mentre Teroldego e Lagrein rappresentano il versante rosso e più profondamente territoriale della produzione. Oggi Moser è quindi molto più della cantina legata al nome di uno dei più grandi ciclisti italiani: è un progetto familiare nel quale la nuova generazione ha progressivamente rafforzato la componente tecnica e territoriale, mantenendo però intatto il legame con la Valle di Cembra. Carlo e Matteo hanno raccolto l’eredità di Diego e Francesco portando maggiore precisione in vigneto e in cantina e sviluppando soprattutto il potenziale del Metodo Classico. Il 51,151 rimane inevitabilmente l’etichetta iconica e il collegamento più immediato con Francesco Moser, ma dietro quel numero esiste un lavoro costruito su territori estremamente differenti: porfido, forti pendenze ed escursioni termiche in Valle di Cembra; calcare, dolomia e ventilazione dell’Ora del Garda a Maso Warth. È proprio l’incontro tra questi elementi, insieme alla raccolta manuale, alla pressatura soffice e ai lunghi affinamenti sui lieviti, a definire l’identità contemporanea della famiglia Moser: una cantina nata nel 1979 dalle radici contadine di Palù di Giovo e diventata oggi una delle realtà più riconoscibili del Trentodoc, capace di trasformare la propria storia sportiva in un simbolo senza permettere che questa prenda il posto del vero protagonista, il territorio trentino.