Non una classifica dei migliori
Nel nostro ultimo Reel abbiamo mostrato i sei vini che ci hanno sorpreso di più nel 2026.
Ma un video, per sua natura, può mostrare il risultato e non tutto il percorso che ha portato a sceglierli. Questo articolo nasce per spiegare proprio quel percorso: non per ripetere il Reel e nemmeno per trasformare sei bottiglie in una classifica assoluta, ma per capire che cosa ci ha colpito e perché.
La selezione è nata in modo molto semplice. In tre e ci siamo chiesti, senza consultare punteggi, recensioni o classifiche: quali vini assaggiati quest’anno ci sono rimasti davvero in testa? Ognuno ha indicato di getto le proprie bottiglie. Poi abbiamo confrontato gusti, ricordi e motivazioni, scremando poco alla volta le scelte meno convincenti, fino ad arrivare a sei etichette.
Questo metodo non produce una verità universale. Produce qualcosa di più utile per raccontare come lavoriamo: una fotografia sincera del nostro gusto. Le sei bottiglie non si somigliano per territorio, vitigno o tecnica. Sono unite dal fatto che ognuna ha ribaltato un’aspettativa. Alcune ci hanno fatto guardare con occhi nuovi un’uva poco considerata; altre hanno mostrato che una denominazione importante può ancora offrire autenticità a un prezzo ragionevole; altre ancora hanno dato profondità a categorie che troppo spesso liquidiamo come semplici o immediate.
Che cosa intendiamo per vino sorprendente?
La sorpresa non coincide con la stranezza. Un vino ci sorprende quando crea uno scarto tra ciò che ci aspettavamo e ciò che troviamo nel bicchiere. Può farlo attraverso un vitigno raro, una tecnica insolita, un rapporto qualità prezzo fuori scala oppure una lettura particolarmente precisa del territorio. In questa selezione abbiamo quindi valutato soprattutto tre elementi: la capacità del vino di restare nella memoria, la coerenza tra ciò che racconta e ciò che si sente nel calice, e il modo in cui riesce a spostare un pregiudizio.
Il "Filagnotti" 2023 di Cascina degli Ulivi
Cortese 100% - Biodinamica e fermentazione spontanea - Tassarolo
Il Cortese soffre spesso di un pregiudizio: viene associato a bianchi leggeri, lineari e da bere giovani. Filagnotti distrugge questa idea. Nasce dall’omonima parcella vicino a Tassarolo, su terreni argillosi e ricchi di ferro, ed è figlio del lavoro avviato da Stefano Bellotti, tra i pionieri italiani dell’agricoltura biodinamica.
Biodinamica, però, non è un descrittore organolettico e non garantisce automaticamente la qualità. Indica un approccio agricolo che considera la vigna come parte di un organismo complesso, cercando vitalità del suolo, biodiversità e riduzione degli input esterni. La qualità si misura comunque nel bicchiere. Qui le uve sono raccolte a mano, la fermentazione parte con lieviti indigeni e si svolge in grandi botti di acacia, dove il vino resta per circa quindici mesi. Non viene chiarificato o filtrato artificialmente e non riceve solfiti aggiunti.
La vera sorpresa non è l’elenco delle pratiche, ma il risultato: un Cortese ampio, materico e sapido, capace di conservare una freschezza netta e di promettere evoluzione. Non lo abbiamo scelto perché è biodinamico. Lo abbiamo scelto perché è buonissimo e perché quelle pratiche, in questa bottiglia, sembrano diventare uno strumento coerente per far parlare il luogo e il vitigno.
Approfondisci la scheda tecnica del "Filagnotti"
Il "Vulcano 12" 2024 di Zambon Vulcano
Durella 100% - Metodo Martinotti lungo - Roncà
È stata la bottiglia che ci ha preso maggiormente in contropiede. Quando si parla di bollicine venete, il pensiero corre quasi automaticamente verso altri vitigni e stili. Qui la protagonista è la Durella, varietà autoctona dell’est veronese dalla buccia spessa e dall’acidità naturalmente elevata. Proprio questa acidità la rende particolarmente adatta alla spumantizzazione: il vino conserva slancio, tensione e capacità di reggere un affinamento prolungato sui lieviti.
Le uve provengono dai versanti del Monte Duello e del Monte Calvarina, antichi rilievi vulcanici nell’area di Roncà, tra i Monti Lessini e il territorio del Soave. La presa di spuma avviene in autoclave e il vino resta sui lieviti per circa dieci mesi. È importante chiarire un punto: il suolo vulcanico non trasferisce letteralmente nel vino un sapore di roccia. Quando parliamo di impronta vulcanica descriviamo una combinazione sensoriale di tensione, sapidità, note affumicate o sulfuree e finale asciutto, che nasce dall’incontro tra territorio, uva e vinificazione.
Il richiamo all’Etna che ci è venuto spontaneo durante l’assaggio riguarda proprio questa sensazione di energia e verticalità, non un’equivalenza tra i due territori. La vera sorpresa è stata scoprire, dentro una bollicina così accessibile e immediata, una firma territoriale tanto riconoscibile.
Approfondisci la scheda tecnica del "Vulcano 12"
Étoile Filante del Domaine des Grandes Espérances
Chenin Blanc 100% - Metodo ancestrale - Touraine
Lo Chenin Blanc è uno dei grandi interpreti della Loira. Può dare vini secchi, dolci, fermi e spumanti, conservando quasi sempre un’acidità riconoscibile. Étoile Filante lo porta nel territorio del metodo ancestrale, una tecnica in cui il vino viene imbottigliato prima che la prima fermentazione sia terminata. Gli zuccheri residui continuano a fermentare in bottiglia e l’anidride carbonica prodotta rimane intrappolata, formando la bollicina.
La differenza concettuale rispetto al Metodo Classico è importante: nel metodo ancestrale non si avvia una seconda fermentazione aggiungendo al vino finito zuccheri e lieviti. Si accompagna fino in bottiglia un’unica fermentazione. Il risultato può avere una bollicina meno regolare, un frutto più diretto e una sensazione artigianale molto evidente, ma la semplicità apparente del procedimento non autorizza imprecisioni: servono materia sana e controllo perfetto dei tempi.
Ci ha sorpreso perché non usa il metodo ancestrale come elemento folcloristico. Lo Chenin resta al centro: mela, agrume, fiore, acidità e una lieve morbidezza dialogano con una bollicina delicata. E soprattutto lo fa a un prezzo difficilmente immaginabile per una bottiglia così identitaria. Il valore, qui, non è soltanto economico: è la possibilità di comprendere una tecnica senza rinunciare al carattere del vitigno.
Approfondisci la scheda tecnica dell' "Étoile Filante"
Langhe Nascetta del Comune di Novello 2022 di Cascina Adelaide
Nascetta 100% - Affinamento sulle fecce fini - Novello
La Nascetta è uno dei pochi vitigni bianchi realmente originari delle Langhe ed è arrivata vicinissima alla scomparsa. La sua rinascita moderna è legata soprattutto a Novello, dove alcuni produttori hanno recuperato vigne e memoria di un’uva semi aromatica capace di unire agrumi, erbe, fiori, materia e una notevole predisposizione all’evoluzione.
Cascina Adelaide lavora uve provenienti da suoli calcarei di origine tortoniana. Dopo una breve criomacerazione pellicolare, il vino fermenta a temperatura controllata e rimane per circa sei mesi in acciaio sulle fecce fini, con bâtonnage periodici. Le fecce fini sono soprattutto cellule di lievito esauste: mantenerle a contatto con il vino e rimetterle delicatamente in sospensione può aumentare volume, complessità e protezione dall’ossidazione senza cancellare freschezza e identità varietale.
Ci siamo innamorati della sua sincerità. Non prova a imitare un bianco internazionale e non usa la rarità del vitigno come alibi. È completo, profondo e riconoscibile. Per noi rappresenta ciò che dovrebbe fare il recupero di un’uva storica: non conservarla in una teca, ma dimostrare quanto possa essere contemporanea nel bicchiere.
Approfondisci la scheda tecnica del "Langhe Nascetta"
Rosato da salasso di Nebbiolo da Barolo 2025 di Borgogno Rivata
Rosato da uve Nebbiolo 100% - Salasso di uve da Barolo - La Morra
Qui la sorpresa comincia prima ancora dell’assaggio. Le uve sono Nebbiolo proveniente da vigneti di La Morra e possiedono i requisiti per entrare nei Barolo della cantina. Una parte del mosto viene invece prelevata all’inizio della vinificazione: è il salasso, tecnica con cui si separa una quota di liquido dalle bucce dopo un contatto breve. Nel vino rosso questa operazione può aumentare il rapporto tra bucce e mosto rimasto; il liquido sottratto, vinificato separatamente, può diventare un rosato.
Questo spiega perché non ci siamo trovati davanti a un rosato costruito soltanto sull’immediatezza. Il Nebbiolo porta con sé acidità, profumi floreali, una sottile presenza tannica e una struttura che difficilmente scompare anche quando il colore diventa tenue. La fermentazione spontanea accentua inoltre la sensazione di un vino non addomesticato, ma preciso e vitale.
È una bottiglia perfetta da inserire in una degustazione alla cieca perché manda in crisi le categorie. Il colore suggerisce leggerezza; il palato restituisce invece tensione, trama e persistenza. Ci ha colpito proprio per questo: dimostra che rosato non significa automaticamente semplice, estivo o poco profondo.
Approfondisci la scheda tecnica del "Rosato da Salasso"
Barbaresco 2022 di Carlo Giacosa
Nebbiolo 100% - Affinamento in botti grandi - Barbaresco
Il Barbaresco non è certo una scoperta. La sorpresa, in questo caso, è stata trovare un’espressione così classica e completa della denominazione a un prezzo che permette ancora di berla, e non soltanto di contemplarla. Il vino nasce dall’unione di Nebbiolo proveniente da tre vigneti di proprietà nel comune di Barbaresco, su suoli prevalentemente calcarei e argillosi. Non racconta un solo cru: prova a restituire un’immagine d’insieme del paese.
La vinificazione segue una grammatica tradizionale: fermentazione con le bucce e affinamento in botti grandi di rovere francese, tra 20 e 45 ettolitri. Il volume della botte riduce il rapporto tra vino e legno rispetto a un piccolo fusto; il contenitore accompagna l’evoluzione senza mettere in primo piano tostature o aromi dolci.
A colpirci è stato l’incontro fra continuità e nuova generazione. La famiglia lavora a Barbaresco da quattro generazioni; Maria Grazia guida l’azienda dal 2006 e Luca è entrato nel 2014. Nel bicchiere questa evoluzione non appare come una rottura, ma come una tradizione resa più nitida. Tannino, freschezza, frutto e profilo floreale parlano chiaramente Nebbiolo. È un vino che non cerca effetti speciali e proprio per questo sorprende.
Approfondisci la scheda tecnica del "Barbaresco 2022"
Che cosa raccontano insieme queste sei bottiglie?
Messe una accanto all’altra, queste etichette ci hanno insegnato che il vino diventa davvero interessante quando smettiamo di ridurlo a una gerarchia.
Sono state scelte in base ai nostri gusti personali e non pretendiamo che diventino automaticamente quelli di tutti. Ma è proprio questo il senso della selezione: non indicare che cosa si debba amare, bensì offrire sei occasioni per mettere alla prova le proprie aspettative. Il vino più sorprendente non è necessariamente quello più costoso, raro o celebrato. È quello che, dopo l’assaggio, ci fa cambiare una convinzione.
Il Reel racconta il colpo di fulmine. Questo approfondimento spiega che cosa c’era dietro: vitigni, luoghi, tecniche e persone. Ora resta la parte più interessante, quella che nessun testo può sostituire: assaggiare senza il pregiudizio di cosa si dovrebbe trovare nel bicchiere.
Ora tocca a voi
Abbiamo riunito le sei etichette in un’unica Tasting Box, per permettervi di ripercorrere la nostra degustazione e confrontarle direttamente. Assaggiatele senza condizionamenti e diteci quale vi ha sorpreso più di tutte.
Scopri anche tu la Tasting Box “I 6 vini più sorprendenti del 2026”
Commenti (0)
Non ci sono commenti per questo articolo. Sii il primo a lasciare un messaggio!